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Ue investe 12 miliardi in Asia Centrale: Von der Leyen lancia una nuova era da Samarcanda

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ue investe 12 miliardi in Asia Centrale: Von der Leyen lancia una nuova era da Samarcanda

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato un piano da 12 miliardi di euro destinato allo sviluppo di infrastrutture, energia e connettività nell’Asia Centrale. La dichiarazione è arrivata durante il vertice di Samarcanda, in Uzbekistan, uno dei momenti più simbolici della strategia europea per rafforzare le relazioni economiche e politiche con una regione considerata finora marginale nell’agenda geopolitica di Bruxelles. L’iniziativa rientra nel più ampio programma Global Gateway, la risposta europea alla Via della Seta cinese, e rappresenta un passo strategico per affermare la presenza dell’Ue lungo un asse di crescente rilevanza globale.

Ue investe 12 miliardi in Asia Centrale: Von der Leyen lancia una nuova era da Samarcanda

Il progetto prevede una corsia preferenziale per lo sviluppo di reti ferroviarie, digitali ed energetiche che colleghino l’Asia Centrale con il continente europeo, permettendo lo spostamento di merci, dati e risorse in modo più rapido, sostenibile e sicuro. “È l’inizio di una nuova era nella nostra antica amicizia”, ha dichiarato von der Leyen parlando ai leader presenti, sottolineando come l’obiettivo dell’Ue sia quello di costruire partenariati paritari e non predatori. “Questo partenariato dimostra che potete contare sull'Europa. Lavorando insieme possiamo coltivare relazioni più strette a beneficio di entrambe le nostre regioni.”

Samarcanda snodo simbolico e strategico
La scelta di Samarcanda per l’annuncio non è casuale: città millenaria al centro delle antiche rotte carovaniere, oggi rappresenta il crocevia tra le aspirazioni moderne di integrazione economica e la memoria storica di connessioni transcontinentali. Il messaggio lanciato da Bruxelles è chiaro: l’Unione Europea intende proporre un modello alternativo a quello cinese e russo, basato su trasparenza, sostenibilità ambientale, rispetto dei diritti e crescita reciproca.

I paesi coinvolti e le priorità
I fondi saranno distribuiti tra Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan, e punteranno su settori strategici come l’efficientamento energetico, la transizione digitale e la costruzione di infrastrutture resilienti. Particolare attenzione sarà dedicata al miglioramento delle rotte ferroviarie e all’interconnessione con le reti europee. Bruxelles intende così ridurre la dipendenza da fonti energetiche instabili e aprire nuovi corridoi commerciali capaci di aggirare eventuali blocchi geopolitici.

Rafforzare la presenza europea nel cuore dell’Eurasia
Con questo annuncio, l’Ue entra in una fase attiva nel ridisegno degli equilibri euroasiatici. La presenza cinese in Asia Centrale, consolidata da anni attraverso prestiti e investimenti infrastrutturali, viene ora bilanciata da un’iniziativa che promette standard più elevati e una governance condivisa. Inoltre, la Russia, storicamente influente in questa regione, appare indebolita dall’isolamento internazionale dovuto alla guerra in Ucraina, lasciando spazi che l’Europa intende colmare.

Un messaggio anche per la Cina e la Russia
Le parole di von der Leyen hanno avuto anche un valore geopolitico implicito: l’Ue non si ritira dalla competizione globale per le sfere d’influenza, ma anzi rilancia, con un piano che unisce cooperazione e interesse strategico. La logica del “win-win”, tanto evocata da Pechino, viene ora reinterpretata secondo una visione europea più attenta alla sostenibilità e ai valori democratici.

I prossimi passi del Global Gateway
Nei prossimi mesi saranno avviati tavoli tecnici e missioni esplorative per identificare i progetti prioritari. Già si parla di un primo corridoio ferroviario pilota tra il Kazakistan e il Mar Nero, oltre a partnership per la produzione e il trasporto di idrogeno verde. L’obiettivo di lungo periodo è fare dell’Asia Centrale una cerniera di stabilità e sviluppo tra Est e Ovest, in un momento in cui la frammentazione degli equilibri globali richiede nuove alleanze e infrastrutture sicure.

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