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Trump contro Harvard, nuova svolta autoritaria sulla libertà accademica. Pronta una grande manifestazione nazionale di protesta degli studenti per il fine settimana

- di: Jole Rosati
 
Trump contro Harvard, nuova svolta autoritaria sulla libertà accademica. Pronta una grande manifestazione nazionale di protesta degli studenti per il fine settimana
L’università, che con Princeton è la più prestigiosa d’America, esclusa dai fondi federali per il futuro: “Puniti perché difendiamo il pensiero libero”. Una mossa mai vista che scuote il mondo accademico e giuridico.
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È una rottura senza precedenti. L’amministrazione Trump ha comunicato ufficialmente che Harvard University non riceverà più fondi federali. Nessun nuovo grant, nessun rinnovo: la più antica e prestigiosa università americana viene di fatto estromessa dal sistema pubblico per aver difeso il diritto alla protesta e la libertà accademica.
“Decisione irrevocabile”, si legge nella lettera firmata da Linda McMahon, segretaria all’Istruzione, indirizzata al presidente ad interim Alan M. Garber. Il motivo? Una presunta “gestione ideologica e fallimentare”, la mancata “repressione dell’antisemitismo” e l’assenza di “pluralismo politico nelle faculty”. Ma la realtà è un’altra, affermano in molti: Harvard paga la linea di fermezza mantenuta durante le proteste filo-palestinesi e la resistenza alle pressioni di Washington contro il cosiddetto “wokeism”.
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Uno strappo che puzza di autoritarismo
La Casa Bianca vuole piegare le università alla linea del potere. Il taglio unilaterale dei fondi pubblici segna una svolta autoritaria senza precedenti: Harvard, che nel solo 2023 ha ricevuto 676 milioni di dollari in fondi federali per la ricerca, viene ora trattata alla stregua di un nemico dello Stato. Il principio è chiaro: chi non si allinea viene punito.
“La libertà accademica non può essere negoziata né barattata con i trasferimenti pubblici”, ha dichiarato ieri sera Alan Garber in un messaggio urgente al campus. Questo è un attacco diretto al Primo Emendamento della Costituzione”. Secondo il New York Times, Harvard sta già preparando un’azione legale federale contro l’amministrazione per “ritorsione politica e abuso di potere esecutivo”.
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La repressione delle università dissidenti
Non è un caso isolato. Dopo le minacce a Columbia e UCLA, il taglio a Harvard rappresenta un messaggio per tutto il mondo universitario. “Vogliono trasformare i campus in caserme ideologiche dove chi dissente viene punito”, ha detto oggi alla CNN il giurista Laurence Tribe, professore emerito proprio ad Harvard. “È una crociata anti-intellettuale orchestrata dai falchi trumpiani per intimidire il dissenso giovanile”.
La ritorsione arriva infatti dopo mesi di mobilitazioni studentesche pro-Gaza, in cui gli atenei – e in primis Harvard – si sono rifiutati di reprimere con la forza sit-in e accampamenti. Il risultato è una crociata ideologica: stop ai fondi, minacce ai visti per studenti internazionali, pressioni su corsi e programmi “troppo liberal”. Il tutto mentre Trump e i suoi alleati accusano le università di “incubare l’odio verso l’America e Israele”.

Reazioni in serie: “Colpo alla democrazia”
L’American Association of University Professors ha definito la decisione “un colpo devastante all’indipendenza accademica”. L’ACLU parla apertamente di “maccartismo contemporaneo”. E perfino alcune università private conservatrici, come Notre Dame e Georgetown, hanno espresso “preoccupazione per la deriva illiberale del governo federale”.
La portavoce democratica Hakeem Jeffries ha parlato di “dittatura travestita da amministrazione”, mentre la senatrice Elizabeth Warren ha definito il provvedimento “un attacco codardo alla ricerca libera e alla coscienza civile”. E mentre gli studenti di Harvard preparano una grande manifestazione nazionale per il prossimo fine settimana, il governo Trump mostra chiaramente il suo volto: autoritario, punitivo, vendicativo.
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Il precedente che fa paura
Se passa il principio che il governo può privare di fondi un’università solo perché non ne condivide la linea politica, crolla la separazione tra Stato e pensiero. Oggi tocca a Harvard. Domani, dicono in molti, sarà la volta di Stanford, Yale, Berkeley.
E intanto il remile oligarchico americano applaude: meno campus critici, più controllo sull’informazione e sulla scienza. La nuova America trumpiana non vuole solo costruire muri fisici. Vuole anche chiudere le porte del pensiero.

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