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Trump nomina il suo consigliere Miran alla Fed. Wall Street reagisce con incertezza

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Trump nomina il suo consigliere Miran alla Fed. Wall Street reagisce con incertezza

Scossa ai vertici della Federal Reserve. Il presidente americano Donald Trump ha nominato il suo consigliere economico di fiducia, Jonathan Miran, all’interno del consiglio della banca centrale statunitense. La nomina, annunciata a sorpresa nel tardo pomeriggio, arriva dopo le dimissioni della vicepresidente economica Sarah Kluger, dimostratasi sempre più distante dalla linea della Casa Bianca sulla politica monetaria e sulla gestione dell’inflazione.

Trump nomina il suo consigliere Miran alla Fed. Wall Street reagisce con incertezza

Miran assumerà l’incarico ad interim, ma secondo fonti interne all’amministrazione la sua permanenza potrebbe essere stabilizzata già entro l’autunno. Uomo vicino ai circoli più conservatori del Partito Repubblicano, sostenitore di una linea monetaria espansiva e critico verso gli aumenti dei tassi operati negli ultimi due anni, Miran rappresenta un segnale chiaro: Trump vuole un cambio di passo nella gestione della Fed, più orientato alla crescita che al contenimento dell’inflazione.

Il caso Waller: un nuovo presidente per la banca centrale?

Parallelamente alla nomina di Miran, circolano con insistenza voci secondo cui Christopher Waller, attualmente membro del board, potrebbe essere designato come nuovo presidente della Fed, in sostituzione dell’attuale numero uno Jerome Powell, il cui mandato è in scadenza. Anche Waller è considerato un economista di orientamento accomodante, e la sua eventuale promozione verrebbe letta come un segnale forte di discontinuità.

Powell, nominato sotto l’amministrazione precedente e riconfermato in un clima bipartisan, ha gestito con prudenza la fase post-pandemica, alzando i tassi per frenare l’inflazione ma evitando scossoni bruschi. Tuttavia, le critiche arrivate da Trump – che ha più volte accusato la Fed di “strozzare la crescita” – hanno indebolito la posizione del presidente della banca centrale, che ora si trova in bilico.

Wall Street in altalena: reazioni miste al cambio di linea

I mercati finanziari hanno reagito in modo incerto alla notizia. Wall Street ha chiuso con un andamento contrastato: il Dow Jones ha perso lo 0,51%, mentre lo S&P 500 ha limitato i danni con un -0,08%. Il Nasdaq, invece, ha registrato un timido +0,35%, sostenuto dai titoli tecnologici, da sempre più sensibili a politiche monetarie accomodanti.

Gli investitori si interrogano ora sulla futura direzione della Fed. L’eventuale ascesa di Miran e Waller potrebbe prefigurare una fase di tagli dei tassi d’interesse nel breve periodo, con l’obiettivo di stimolare l’economia in vista della fase finale della campagna elettorale. Ma non mancano le preoccupazioni: un allentamento troppo anticipato rischia di compromettere i risultati fin qui ottenuti sul fronte inflattivo, ancora non completamente sotto controllo.

Una Fed sempre più politicizzata?

La nomina di Miran riapre il dibattito sull’indipendenza della banca centrale americana. In passato, i presidenti USA hanno tradizionalmente rispettato il principio secondo cui la Fed debba operare in autonomia, lontano dalle pressioni della Casa Bianca. Ma Trump, già nel suo primo mandato, aveva più volte contestato le scelte del board, arrivando a minacciare la rimozione di Powell.

Con l’avvicinarsi delle elezioni, la tentazione di allineare la politica monetaria agli obiettivi politici diventa sempre più forte. Per Trump, la crescita economica e l’abbassamento del costo del denaro rappresentano strumenti fondamentali per riconquistare il sostegno dell’America industriale, messa in difficoltà dall’inflazione e dal rialzo dei mutui.

D’altra parte, i falchi della Fed avvertono del pericolo di “politicizzare l’economia” in un momento ancora delicato. Alcuni osservatori temono che un allentamento della politica monetaria possa alimentare nuove fiammate inflazionistiche, proprio ora che il rallentamento dei prezzi sembra consolidarsi, pur con alcune sacche di instabilità, soprattutto nei settori energetici e immobiliari.

Un banco di prova per la credibilità della Fed
La prossima riunione della Federal Reserve si preannuncia come una delle più importanti degli ultimi mesi. Sarà l’occasione per capire se la nuova composizione del board spingerà per una revisione immediata della traiettoria dei tassi o se si manterrà una linea di continuità prudente con l’impostazione di Powell.

Nel frattempo, gli osservatori internazionali guardano con attenzione a Washington. La scelta di Trump di intervenire direttamente nella governance della Fed è interpretata come un segnale che l’economia americana sarà sempre più guidata da logiche elettorali. Una prospettiva che potrebbe influenzare anche le decisioni delle altre banche centrali, a partire dalla BCE, già alle prese con pressioni inflazionistiche e stagnazione economica.

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