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Tempesta solare “severa” sulla Terra: rischio satelliti e blackout

- di: Vittorio Massi
 
Tempesta solare “severa” sulla Terra: rischio satelliti e blackout

Tra G4 geomagnetico e S4 di radiazioni: aurore fino a latitudini insolite e allerta per reti, GPS e spazio

La Terra è entrata nella zona “agitata” del meteo spaziale: una espulsione di massa coronale (CME) ha raggiunto il nostro pianeta innescando una tempesta geomagnetica classificata G4 (severa) su una scala che arriva a 5. In parole povere: lo “scudo” magnetico terrestre viene scosso come una campana, e quando la campana vibra troppo forte le conseguenze possono salire dal cielo fino ai cavi a terra.

L’innesco arriva dal Sole. Il 18 gennaio la regione attiva 4341 ha prodotto un brillamento di classe X1.9, tra i più energetici nella scala dei flare. La CME associata—una bolla di plasma e campo magnetico lanciata nello spazio—si è poi “allineata” con la Terra. Quando l’onda d’urto ha toccato la magnetosfera, i parametri sono schizzati: secondo i bollettini operativi, i livelli G4 sono stati raggiunti nel pomeriggio del 19 gennaio (ora USA orientale), con la possibilità di restare elevati per diverse ore durante il passaggio della nube.

Il lato spettacolare è quello che finisce nelle foto: aurore boreali visibili molto più a sud del solito. In condizioni “severe”, il cosiddetto oval aurorale si allarga e scende di latitudine: non solo Canada e Alaska, ma anche una fetta ampia degli Stati Uniti può ritrovarsi a caccia di verdi e porpora nel cielo notturno. "È uno di quegli eventi che accendono il cielo fuori copione" è il tono con cui diversi meteorologi e divulgatori stanno spiegando l’eccezionalità della finestra di osservazione.

Ma una tempesta geomagnetica non è un fuoco d’artificio innocuo. Il problema è la parte invisibile: le variazioni rapide del campo magnetico possono indurre correnti nelle infrastrutture lunghe (linee elettriche, oleodotti), mentre nello spazio la turbolenza può disturbare l’elettronica e la navigazione. È per questo che, quando i livelli salgono, operatori e agenzie mettono in campo procedure di protezione: dalla gestione dei carichi sulle reti fino a manovre e “safe mode” per alcuni satelliti.

Il quadro, in queste ore, è reso ancora più “ruvido” da un secondo elemento: una tempesta di radiazioni solari S4 (severa) segnalata tramite misure satellitari. In pratica, oltre al plasma della CME, aumenta anche il flusso di particelle energetiche che può creare fastidi—e in casi estremi rischi—per operazioni aeronautiche su rotte polari e per alcuni sistemi spaziali. I monitoraggi basati su GOES-19 hanno fotografato un’intensificazione compatibile con una fase “severa”, da seguire con prudenza finché il Sole non torna sotto soglia.

Che cosa può succedere davvero, nel concreto? Tre aree sono in cima alla lista. Primo: satelliti. Un ambiente più “denso” e turbolento in alta atmosfera può aumentare il drag su orbite basse e complicare assetto e comunicazioni; inoltre le particelle cariche possono stressare componenti elettroniche e sensori. Secondo: navigazione e radio. I disturbi alla ionosfera possono degradare precisione e affidabilità di segnali GNSS (GPS e simili) e creare interferenze sulle comunicazioni HF. Terzo: reti elettriche. L’effetto non è automatico né uniforme, ma quando le correnti indotte crescono, i sistemi di protezione e controllo devono lavorare di più per mantenere stabilità, specialmente alle alte latitudini.

Il paragone che torna spesso è il 2003, l’anno della celebre “tempesta di Halloween”. Lì si toccarono condizioni estreme e gli impatti furono concreti: blackout regionali (come in Svezia) e danni a trasformatori anche a latitudini “insospettabili”, come in Sudafrica. Oggi le classificazioni e la sensoristica sono più avanzate, e anche le contromisure sono più rodate, ma il punto resta identico: una società dipendente da spazio e reti è più sensibile ai capricci del Sole.

Sul tavolo, però, c’è anche un fatto strutturale: siamo in una fase molto attiva del ciclo solare. Negli ultimi anni la frequenza di flare e CME significative è aumentata, e gli enti di previsione lo ripetono spesso: serve abituarsi a finestre di “allerta” più frequenti, con impatti che non sempre arrivano al grande pubblico ma che per chi gestisce infrastrutture critiche sono un lavoro quotidiano.

Per chi vuole guardare il cielo: conta più il metodo che la fortuna. Cercare buio e orizzonte nord libero, evitare luci cittadine, verificare copertura nuvolosa e scegliere le ore centrali della notte. Per chi, invece, vuole capire cosa sta succedendo “dietro le quinte”, la parola chiave è una sola: monitoraggio. Il meteo spaziale non si racconta con un sì o un no, ma con curve, soglie e aggiornamenti: e in eventi di livello G4 il quadro può cambiare nell’arco di poche ore.

La stessa tempesta che può regalare un cielo da cartolina sta ricordando—con discrezione ma fermezza—quanto la nostra tecnologia sia legata a un Sole che, quando decide di “alzare la voce”, si fa sentire fino all’ultima antenna.

 

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