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Tassa etica? Solo moralismo di Stato, dice l’Istituto Bruno Leoni

- di: Bruno Legni
 
Tassa etica? Solo moralismo di Stato, dice l’Istituto Bruno Leoni

IBL stronca la nuova imposta su pornografia e violenza: “È arbitraria, distorsiva e dannosa. L’unica vera tassa etica è quella in meno”.

(Foto: il Direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, Alberto Mainardi).

Una tassa che si definisce “etica”, ma che per l’Istituto Bruno Leoni non ha nulla a che fare con l’etica: è solo “moralismo di Stato”, “discriminazione fiscale” e “interventismo punitivo”. In un editoriale affilato e coerente con la linea liberale e liberista del think tank, l’IBL smonta la nuova aliquota al 25% introdotta per “le attività di produzione e vendita di materiale pornografico o di incitamento alla violenza”.

“L’unica tassa etica è la tassa in meno”, puntualizza IBL, che considera l’imposta un pericoloso precedente: non solo per le difficoltà applicative, ma soprattutto per i criteri arbitrari con cui lo Stato decide chi merita di pagare di più, non in base al reddito, ma in base al contenuto morale della sua attività.

Pornografia non è violenza, ricorda IBL

L’Istituto Bruno Leoni evidenzia la forzatura logica e normativa dell’accostamento tra pornografia e incitamento alla violenza, definendola una scelta “non solo sbagliata, ma anche dannosa”. Se la pornografia è esercitata nel rispetto della legge, dei diritti dei lavoratori e della trasparenza contrattuale, perché trattarla come se fosse un crimine o un pericolo sociale? “L’associazione con la violenza è fuorviante e squalificante”, si legge nell’editoriale.

Un paragone paradossale chiarisce la posizione di IBL: “Se due gemelli svolgono entrambi la professione di attore, l’uno in film pornografici, l’altro in cinepanettoni, perché il primo dovrebbe pagare 25 punti percentuali in più rispetto al secondo?” Entrambe le attività sono legali, richieste dal pubblico e svolte in modo professionale: ma una viene sanzionata fiscalmente solo per motivi morali.

Una tassa che complica e incentiva l’evasione

Ma la critica non è solo di principio. IBL sottolinea anche il danno sistemico della cosiddetta tassa etica, che si aggiunge a una già caotica e incoerente struttura tributaria fatta di “addizionali, regimi speciali, deviazioni continue da un sistema razionale”.

“Il fisco italiano – afferma IBL – invece di non disturbare chi ha voglia di fare, si impiccia delle scelte dei contribuenti per indirizzarli verso la supposta virtù e disincentivare il preteso vizio”. Il risultato è l’ennesimo ostacolo al lavoro regolare e un nuovo incentivo all’evasione. Una complicazione inutile, prodotta da un fisco che “tutti a parole vogliono semplificare, ma che poi alimentano continuamente”.

Niente esternalità, solo giudizi morali

IBL rivendica coerenza: aveva già criticato in passato le cosiddette “tasse etiche” pensate per correggere comportamenti individuali come il fumo o l’obesità, ma almeno in quei casi si tentava una giustificazione economica legata alle esternalità. “Qui invece – evidenzia IBL – c’è solo un giudizio morale travestito da leva fiscale. Il fisco come strumento per indicare il Bene e il Male”.

L’Istituto Bruno Leoni conclude che la tassa etica è un’aberrazione logica e fiscale: non riduce disuguaglianze, non semplifica il sistema, non tutela alcun bene pubblico. Serve solo a colpire chi fa un lavoro che non piace al legislatore di turno. E in un sistema liberale, questo – sottolinea IBL – è inaccettabile.

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