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Statalismo in trionfo: dal laissez-faire al capitalismo gestito

- di: Bruno Coletta
 
Statalismo in trionfo: dal laissez-faire al capitalismo gestito
Usa 2025, capitalismo gestito: addio laissez-faire
Quando il governo fa da manager, le imprese avanzano... o arretrano.

La resurrezione del colbertismo: un capitalismo con review pubblica

Il 2025 segna l’alba di una nuova era. Il governo degli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, compie un’entrata senza precedenti nel cuore dell’economia privata, evocando il vecchio spirito mercantilista di Jean-Baptiste Colbert: controllo, intervento e disciplina. È la logica opposta a quella di Adam Smith, oggi messa da parte per un ritorno al potere statale sull’industria.

Intel: il governo entra in campo

Recentemente, l’amministrazione Trump ha annunciato l’acquisizione di una partecipazione del 9,9 % in Intel per 8,9 miliardi di dollari, fondi ricavati dal CHIPS Act varato in precedenza. L’operazione rappresenta una rottura significativa con i principi del libero mercato americano: diversi analisti l’hanno definita “senza precedenti”. Nel frattempo, l’accordo ha portato il governo a detenere il 9,9 % di Intel, per un valore intorno agli 11 miliardi di dollari.

Il cuneo fiscale su Nvidia e AMD

Ma non è tutto. Trump ha imposto alle aziende Nvidia e AMD una tassa del 15 % sulle vendite in Cina, un tributo interno su prodotti esportati, mai visto prima. È un’altra arma d’intervento diretto nei rapporti di mercato — e anche qui si percepisce la stretta sul libero scambio e l’autonomia d’impresa.

U.S. Steel: la golden share che fa tremare il libero mercato

Nel settore dell’acciaio, l’acquisizione di U.S. Steel da parte di Nippon Steel, conclusa il 18 giugno 2025, è stata accompagnata da una clausola speciale per Washington: una golden share che consente al presidente Usa di nominare un membro del consiglio e bloccare decisioni chiave. Un altro colpo allo spirito smithiano della libertà d’impresa.

Lo spettro del capitalismo di Stato americano

Economisti e commentatori definiscono questo nuovo modello come “state capitalism with American characteristics”: un sistema in cui il governo detiene diritti reali sulle compagnie senza riforme democratiche strutturate, intervenendo in modo autoreferenziale.

Critici libertari e conservatori osservano che si tratta di una sovversione del modello di economia liberale, con rischi per la trasparenza, per la fiducia degli investitori e per la separazione tra politica e mercato.

Una politica economica ad alto rischio, stile triangolare

  • Maggiore intrusione governativa: il governo non solo concede finanziamenti, ma entra nel capitale e indirizza la strategia delle aziende.
  • Favoritismi e conflitti di interesse: Intel, Nvidia, AMD — scelte politiche che rischiano di sovrapporsi a logiche di mercato e merito.
  • Dinamiche di potere: U.S. Steel non è più solo soggetta a mercato, ma anche a decisioni politiche dirette, fino a influenzare delocalizzazioni o chiusure di impianti.

Commento conclusivo

In un contesto così turbolento, il paradigma smithiano della “mano invisibile” lascia il posto ai tempi della mano pubblica che dirige, controlla, pianifica. Il libero mercato, secondo questa visione, non è più un fine, bensì un vano ricordo. Il modello che emerge è quello del capitalismo gestito dallo Stato, una via tutta sua, che affida potere e responsabilità al governo — ma mette in gioco autonomia, concorrenza e merito. Insomma, Colbert (e il colbertismo) batte Adam Smith (e il libero mercato e la libera concorrenza).

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