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Mosca sfida le sanzioni, Trump cerca un accordo con Putin

- di: Jole Rosati
 
Mosca sfida le sanzioni, Trump cerca un accordo con Putin
Mosca sfida le sanzioni, Trump rilancia e cerca il dialogo
Il Cremlino archivia le sanzioni: “Non cambieranno nulla”. Ma dagli Usa all’Ue monta la pressione, mentre Trump annuncia un nuovo round e un colloquio con Putin (foto).

Sanzioni? Il Cremlino tira dritto

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha liquidato con freddezza l’ondata di provvedimenti occidentali: “Nessuna sanzione potrà costringere la Federazione Russa a cambiare la sua posizione”, ha detto, sostenendo che i pacchetti introdotti negli ultimi anni non abbiano inciso in modo sostanziale.

Mosca mostra sicurezza, mentre in parallelo Washington e Bruxelles valutano una stretta coordinata sui nodi più sensibili dell’economia russa, a cominciare da petrolio e gas.

Gli Usa escono allo scoperto: “fase due” e dialogo annunciato

Il presidente Donald Trump ha ribadito l’insoddisfazione per l’escalation in Ucraina e ha annunciato che “nei prossimi giorni parlerò con Putin”, aggiungendo la convinzione che “si troverà un accordo: dobbiamo farlo”.

Nel frattempo, dall’amministrazione statunitense sono arrivate aperture a una “fase due” di sanzioni, con l’ipotesi di misure secondarie rivolte ai Paesi che continuano ad acquistare idrocarburi russi. L’obiettivo dichiarato è esercitare una pressione finanziaria più ampia e incisiva su Mosca.

L’Europa al fianco di Washington: verso il 19° pacchetto

In Europa, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha indicato la rotta: coordinamento con gli Stati Uniti sul 19° pacchetto, con particolare attenzione a energia e finanza. L’inviato europeo David O’Sullivan è volato a Washington per definire i dettagli tecnici.

Resta però il nodo delle resistenze interne: alcuni Stati membri, come Ungheria e Slovacchia, continuano a dipendere dalle forniture energetiche russe e frenano su un embargo totale. Da qui la spinta per strumenti mirati e graduali, capaci di incidere sulle entrate del Cremlino senza innescare scossoni sui mercati europei.

Energia e geopolitica: lo snodo degli idrocarburi

Nel dibattito transatlantico si fa strada una linea chiara: se l’Europa vuole sanzioni più dure, dovrà ridurre rapidamente la sua esposizione a gas e petrolio russi, accelerando l’approvvigionamento alternativo, compreso il Gnl dagli Stati Uniti. È il cuore della leva economica che potrebbe rafforzare l’efficacia delle misure.

La risposta russa tra propaganda e conti

Peskov ha rilanciato l’idea che “Ucraina ed Europa stiano cercando di trascinare Washington nella loro orbita per colpire la Russia”. Al di là della retorica, i segnali sui mercati raccontano un quadro nervoso: rublo in indebolimento e prezzi del petrolio in salita nelle fasi di massima tensione.

Già nei mesi scorsi il ministro dello Sviluppo economico Maxim Reshetnikov aveva descritto un’economia in rallentamento, con il rischio di scivolare verso la recessione se la pressione esterna dovesse irrigidirsi e se i vincoli tecnologici continuassero a mordere.

Kiev sotto attacco, l’autunno si fa cupo

La guerra intanto non rallenta: dopo un massiccio bombardamento con centinaia di droni e missili che ha colpito anche la capitale ucraina, il bilancio di vittime e distruzioni continua a salire. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avvertito che il “piano imperialista” del Cremlino “non si concluderà con l’Ucraina: sarà solo l’inizio”.

Un duello di nervi sullo scacchiere globale

Mosca ostenta sicurezza, ma l’eventuale asse Usa-Ue su sanzioni e forniture energetiche può diventare il vero test della strategia occidentale. Tra minacce economiche e fili diplomatici, il prossimo passaggio dipenderà dalla capacità di tenere insieme interessi energetici, stabilità dei mercati e sostegno concreto a Kiev.

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