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PNRR, Foti lancia un appello all’opposizione: "Serve uno sforzo comune, il clima deve cambiare"

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
PNRR, Foti lancia un appello all’opposizione: 'Serve uno sforzo comune, il clima deve cambiare'

Nel pieno delle tensioni politiche e tra le polemiche che accompagnano ogni verifica sui fondi del PNRR, arriva un messaggio che rompe la logica dello scontro frontale. A pronunciarlo non è un esponente dell’opposizione ma il ministro per gli Affari europei, Raffaele Foti, che ieri, in un’intervista all’AGI, ha scelto di spostare il baricentro del dibattito: «Per portare a termine il PNRR serve un clima diverso e uno sforzo collettivo. Bisogna remare tutti nella stessa direzione».

PNRR, Foti lancia un appello all’opposizione: "Serve uno sforzo comune, il clima deve cambiare"

Un invito che non è solo formale, ma che fotografa la situazione attuale: la macchina del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischia di incepparsi, schiacciata tra ritardi, contenziosi e uno scontro politico che rallenta ogni processo.

Un Piano bloccato dai veti incrociati e dalle resistenze locali

L’Italia è tra i Paesi che hanno ricevuto più risorse dal programma Next Generation EU, ma anche tra quelli che faticano di più a spenderle. La macchina burocratica arranca tra gare d’appalto, vincoli amministrativi e conflitti di competenze tra governo centrale, regioni e comuni. A questo si aggiunge la fragilità politica che accompagna ogni decisione strategica: il PNRR è diventato terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, tra Nord e Sud, tra amministratori locali e Palazzo Chigi. Foti, con le sue parole, ha provato a spostare il dibattito su un terreno di responsabilità comune, invitando anche le opposizioni a «proporre soluzioni che possiamo recepire».

L’urgenza di cambiare passo mentre l’Europa osserva

Il pressing di Bruxelles è costante. L’Italia ha già ricevuto diverse tranche dei finanziamenti previsti, ma ogni ritardo nell’attuazione rischia di compromettere la possibilità di incassare le prossime rate. Gli uffici della Commissione monitorano ogni scadenza, ogni target, ogni milestone. Il tempo stringe e i margini per correggere gli errori si assottigliano. È in questo contesto che va letto l’appello di Foti: non come un gesto di apertura politica, ma come un tentativo di evitare che il PNRR diventi l’ennesima occasione mancata per il Paese.

Un Piano che potrebbe cambiare il volto dell’Italia, ma che rischia di impantanarsi

Il PNRR non è solo un piano di investimenti: è un’occasione per riscrivere l’architettura economica, sociale e infrastrutturale dell’Italia. Dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione alla transizione ecologica, dalla rigenerazione urbana alla modernizzazione delle scuole, ogni riga del Piano è pensata per trasformare il Paese. Ma il rischio è che tutto questo resti sulla carta, schiacciato sotto il peso della burocrazia e della contrapposizione politica. Foti lo sa bene e ieri lo ha detto senza giri di parole: «Il clima deve cambiare. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione».

Il ruolo delle opposizioni e la sfida del dialogo

L’invito del ministro non è solo rivolto ai partiti che sostengono il governo, ma anche a quelli che siedono dall’altra parte dell’emiciclo. «L’opposizione – ha detto Foti – potrebbe sottoporre qualche utile proposta che potremmo recepire». Un’apertura che suona quasi come una provocazione, in un momento in cui il confronto politico è avvelenato da tensioni continue. Ma anche un segnale che, di fronte a una partita che riguarda il futuro economico e sociale del Paese, i tempi delle barricate ideologiche potrebbero essere finiti.

Un’occasione che l’Italia non può permettersi di perdere

Il destino del PNRR non è solo un tema da addetti ai lavori o da tecnocrati europei: riguarda la vita quotidiana di milioni di cittadini, la possibilità di avere scuole migliori, infrastrutture più moderne, un lavoro più stabile. L’appello di Foti è un tentativo di riportare il dibattito alla sua natura originaria: non uno scontro tra partiti, ma una sfida collettiva per il futuro dell’Italia. Una sfida che, se fallisse, lascerebbe sul campo non solo miliardi di euro, ma anche la credibilità del Paese di fronte all’Europa.

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