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Quando le perdite non bastano: il fisco chiede comunque il conto

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Quando le perdite non bastano: il fisco chiede comunque il conto

Le imprese italiane possono trovarsi a versare imposte anche in presenza di perdite fiscali. Tra interessi passivi indeducibili, società in perdita sistematica e vincoli normativi, la tassazione non sempre segue l’andamento reale del business. Amministratori e imprenditori sono chiamati a navigare tra obblighi e strategie per evitare impatti finanziari imprevisti.

Quando le perdite non bastano: il fisco chiede comunque il conto

Le regole tributarie non prevedono automatismi per chi è in difficoltà. Un’impresa in perdita potrebbe comunque dover versare l’IRES a causa delle restrizioni sulla deducibilità degli interessi passivi. La soglia del 30% del Risultato Operativo Lordo (ROL) imposta dalla normativa significa che, se il reddito operativo è negativo o insufficiente, una parte degli interessi passivi rimane indeducibile e genera imponibile fiscale, indipendentemente dal risultato economico dell'anno.

Un altro elemento di criticità è la disciplina sulle società in perdita sistematica. Se per cinque anni consecutivi una società registra perdite fiscali, oppure quattro anni di perdite e un solo anno con reddito imponibile inferiore ai minimi previsti per le società di comodo, il fisco impone comunque un reddito minimo presunto. Un meccanismo che, in assenza di interventi correttivi, rischia di aggravare la situazione di imprese già in difficoltà.

Amministratori sotto pressione
L’impatto di queste regole non è solo finanziario, ma anche operativo. Gli amministratori di società che subiscono perdite rilevanti devono convocare l’assemblea per decidere se ripianare il capitale, trasformare la società o procedere alla liquidazione. La mancata adozione di questi provvedimenti può portare a responsabilità personali, soprattutto se emergono criticità nella gestione.

La combinazione tra vincoli fiscali e obblighi civilistici impone un monitoraggio costante della situazione finanziaria. In alcuni casi, le imprese cercano soluzioni per ridurre l’impatto fiscale, come il riassetto delle passività finanziarie o l’ottimizzazione della struttura patrimoniale. Tuttavia, il margine di manovra è limitato e il rischio di dover comunque versare imposte resta concreto.

Le richieste del mondo imprenditoriale
Le imprese chiedono da tempo una revisione della disciplina fiscale che tenga conto della realtà economica. In un contesto di crisi o di difficoltà settoriali, tassare società che registrano perdite può accentuare il rischio di default, invece di favorire la ripresa. Il dibattito rimane aperto, ma per ora la normativa non sembra destinata a cambiare.

Nel frattempo, chi fa impresa deve fare i conti con un sistema che, anche di fronte alle difficoltà, non lascia spazio a sconti.

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