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Il nuovo interventismo alla Colbert: lo Stato Usa entra in Intel

- di: Bruno Legni
 
Il nuovo interventismo alla Colbert: lo Stato Usa entra in Intel
Stato Usa al 9,9% di Intel: interventismo “alla Colbert”
Un’entrata “passiva”, sì, ma che ridefinisce il confine tra mercato e politica. Benvenuti nel capitalismo dirigista 2.0.

Lo Stato fa il socio, ma giura di restare “dietro le quinte”

L’amministrazione Trump ha compiuto un giro audace nel campo dell’interventismo statale, acquisendo una quota pari al 9,9 % di Intel mediante un investimento di 8,9 miliardi di dollari. Questa cifra deriva dalla conversione di fondi mai erogati legati al CHIPS and Science Act e al programma Secure Enclave.

Il governo ha ottenuto 433,3 milioni di azioni ordinarie a 20,47 $ l’una. In più, un warrant quinquennale darebbe diritto a un ulteriore 5 % delle azioni nel caso in cui Intel perdesse il controllo di almeno il 51 % del suo comparto foundry.

Un investimento “passivo”, ma…

L’amministrazione ha sottolineato che si tratta di una partecipazione “passiva”, senza rappresentanti nel consiglio di amministrazione e con diritto di voto solo in allineamento con il board, salvo rare eccezioni. Ma, come notano analisti e osservatori, anche una partecipazione teoricamente “silenziosa” può esercitare indirettamente un potere sull’orientamento strategico dell’azienda.

Effetti e reazioni: tra strategia e polemica

La retorica governativa

Trump ha salutato l’operazione come un successo strategico, vantando la tutela della produzione domestica di semiconduttori e un vantaggio fiscale, sostenendo che lo Stato “non ha pagato nulla” grazie alla conversione dei grant.

Timori e critiche

  • Scott Lincicome ha scritto che questa mossa “contraddice i valori del libero mercato, rischiando di politicizzare le decisioni aziendali e scoraggiare l’innovazione privata”.
  • Dal fronte conservatore, Kevin O’Leary ha definito la scelta “aberrante”, un tradimento del capitalismo, aggiungendo che Intel non merita un salvataggio pubblico.

Convergenze inattese

Paradossalmente, l’operazione ha incontrato apprezzamenti anche in settori progressisti: Bernie Sanders e Mark Cuban hanno elogiato l’idea di convertire sussidi in capitale, vedendo l’investimento come una forma di redistribuzione e responsabilità pubblica.

Politica industriale senza precedenti

L’entrata in Intel si inserisce in una strategia industriale dirigista inedita nel panorama repubblicano, con mosse analoghe rivolte a industrie militari e materie prime (ad esempio MP Materials, U.S. Steel).

Segnali di tensione per Intel

Intel ha segnalato nei documenti ufficiali che la partecipazione statale potrebbe danneggiare le vendite internazionali e complicare l’accesso a futuri fondi pubblici.

Verso un capitalismo di Stato rebrandizzato?

Secondo l’analisi Strategic Implications of U.S. Government Equity Stakes, si tratta di un tentativo di combinare stabilità finanziaria e controllo strategico, evitando la governance diretta ma mantenendo un potere implicito tramite strumenti legali come warrant e strutture contrattuali.

Questa svolta risponde alla dipendenza da fornitori asiatici e alla “AI Cold War” con la Cina, ma pone il Paese a un bivio: continuare a valorizzare la dinamicità privata o trasformare il mercato in un terreno pilotato dallo Stato.

Il nuovo interventismo “alla Colbert”

Il nuovo interventismo “alla Colbert” – apparente, silenzioso, retoricamente innocuo – è in realtà un cambio di paradigma. Non è più solo un sostegno pubblico, ma una forma raffinata di statalismo tecnologico: il governo non comanda, ma indossa i panni del socio fedele. E la prossima domanda inevitabile è: chi sarà il prossimo “amico del cuore” dello Stato?

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