Ocse: "Italia, chi comincia a lavorare oggi andrà in pensione a 71 anni"

- di: Redazione
 
Mettiamo che uno dei nostri giovani inizi oggi la sua avventura nel mondo del lavoro. A meno che non sia un professionista, la strada, in termini di anni, che ha davanti prima di tagliare il traguardo della pensione è lunghissimo. Ma forse non quanto sostiene l'Ocse, secondo cui chi inizia a lavorare oggi ed è orientativamente un ventiduenne potrà andare in pensione quando di anni ne avrà 71.
Sì, 71 quando, sino a poco tempo fa, si pensava che questa fosse l'età degli anziani, di quelli che dividono le loro giornate, a seconda delle latitudini e della disponibilità di tempo e risparmi, tra il divano davanti alla televisione, ai giardinetti e ad accudire i nipotini.

Ocse: "Italia, chi comincia a lavorare oggi andrà in pensione a 71 anni"

Forse in altri Paesi, ma non nel nostro che, secondo il rapporto ''Pensions at a glance'' dell'Ocse, ha questa non invidiabile condizione, seconda solo a quella della Danimarca. 
Non è che altrove si stia molto meglio. Ma di certo meglio che da noi. Il rapporto dell'Ocse su questo è a dire poco chiaro: "Per chi entra ora nel mercato del lavoro l'età pensionabile normale raggiungerebbe i 70 anni nel Paesi Bassi e Svezia, 71 anni in Estonia e Italia e anche 74 anni in Danimarca. 
Si dirà che tra una cinquantina d'anni, con i progressi in farmacologia e in medicina, i settantenni staranno molto meglio di quelli di oggi, ma non è che sia una grande soddisfazione. 
Anche se in Italia, sottolinea il rapporto, nel 2023 "l'età pensionabile legale è di 67 anni, in forte aumento dopo le riforme attuate durante la crisi finanziaria globale''. Comunque nel nostro Paese si "garantisce un ampio accesso al pensionamento anticipato, spesso senza una penalità"
In ogni caso, per chi comincia a lavorare ora in Italia, l'età media di uscita, a meno di nuove norme per l'anticipo, supererà di circa quattro anni la media Ocse. Questo perché il nostro "è uno dei nove Paesi Ocse che vincolano il pensionamento legale per età con la speranza di vita. In un sistema contributivo tale collegamento non è necessario per migliorare le finanze pensionistiche, ma mira a evitare che le persone vadano in pensione troppo presto con pensioni troppo basse e per promuovere l'occupazione".
Le considerazioni che fa l'Ocse sul futuro dei lavoratori italiani si basa su alcune considerazione tecniche. 
Come il fatto che ''le possibilità di andare in pensione prima dell'età pensionabile prevista dalla legge risultano molto vantaggiose. La concessione di benefici relativamente elevati a età relativamente basse nell'ambito delle Quote contribuisce alla seconda più alta spesa per la pensione pubblica tra i paesi Ocse, al 16,3% del Pil nel 2021''. 
Ora, mentre ''l'aliquota contributiva è molto elevata, le entrate derivanti dai contributi pensionistici rappresentano solo l'11% circa del PIL e necessitano di ingenti finanziamenti fiscalità generale". 
Per chi comincia a lavorare ora intorno ai 22 anni si prevede, ''con l'aumento dell'aspettativa di vita, che si vada in pensione a 71 anni, ma che si abbia un importo della pensione rispetto allo stipendio al momento del ritiro di circa l'83% a fronte del 61% medio dell'Ocse''. 
Almeno questo!!
All'Italia, peraltro, tocca un altro poco invidiabile primato poiché ''nel complesso, l'aliquota media di contribuzione effettiva per le pensioni nei Paesi Ocse è del 18,2% del livello salariale medio nel 2022. con l'Italia che ha la quota obbligatoria più alta, al 33%''. 
Dietro il nostro Paese ci sono la Repubblica Ceca con il 28% e la Francia con il 27,8%.
In Italia nel 2025 la spesa per pensioni raggiungerà il 16,2% del Pil, la percentuale più alta tra i paesi Ocse. Dietro ci sarà la Francia con il 15,4%. La media Ocse nelle previsioni per il 2025 è al 9,3% mentre per l'Ue a 27 sarà all'8,5%. Secondo le previsioni dell'Ocse la spesa in percentuale del Pil in Italia salirà fino al 17,9% nel 2035 per poi ripiegare.
Un altro dato estremamente significativo del rapporto riguarda il reddito medio delle persone di più di 65 anni che in Italia "è leggermente superiore a quella della popolazione totale" (al 103%) mentre è in media inferiore del 12% nell'area Ocse (all'88%). La povertà relativa tra gli over 65 è al 10% in Italia e al 14% nell'area Ocse in media. 
Il tasso di occupazione nella fascia tra i 60 e i 64 anni in Italia è al 41% a fronte del 54% nell'area Ocse. 
L'età media di effettiva uscita dal mercato del lavoro nel 2022 è a 62,5 anni contro i 63,8 dell'area Ocse. La popolazione in età da lavoro diminuirà del 35% nei prossimi 40 anni (tra il 2022 e il 2062) a fronte del calo dell'11% nell'Ocse. Cambierà il rapporto tra la fascia tra i 20 e i 64 anni e gli anziani con 78 over 65 ogni 100 tra i 20 e i 64 anni in Italia nel 2052 (54 nell'area Ocse). 
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