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Manovra, l’allarme di Ance: “In tre anni saranno tagliati fino a 1,5 miliardi di investimenti”

- di: Redazione
 
Manovra, l’allarme di Ance: “In tre anni saranno tagliati fino a 1,5 miliardi di investimenti”

Secondo l’Ance, il cuore della stretta sugli investimenti pubblici è concentrato nella rimodulazione delle spese in conto capitale prevista dalla manovra. L’intervento vale complessivamente 5,4 miliardi di euro, con una riduzione media di 1,8 miliardi l’anno nel triennio 2026-2028. I tagli interessano in particolare il ministero delle Infrastrutture (circa 1,3 miliardi) e il ministero dell’Economia (circa 1 miliardo), incidendo direttamente sulle risorse che alimentano i programmi pluriennali delle opere.

Manovra, l’allarme di Ance: “In tre anni saranno tagliati fino a 1,5 miliardi di investimenti”

Oltre alle rimodulazioni, l’Ance segnala una serie di definanziamenti mirati. Nel mirino: il Fondo opere indifferibili (-250 milioni), la metropolitana di Roma (-50 milioni), la M4 di Milano (-15 milioni), il collegamento ferroviario Afragola-Napoli (-15 milioni), il comparto delle infrastrutture idriche (-15 milioni), il programma Strade sicure per ponti e viadotti (-240 milioni), oltre a -156 milioni nel 2027 e -124 milioni nel 2028 sul Fondo pluriennale per gli investimenti delle amministrazioni centrali. In calo anche il Fondo infrastrutture ad alto rendimento (-100 milioni) e due arterie strategiche: Salaria (-50 milioni) e Jonica (-50).

L’effetto macro: meno risorse nel 2026
La distribuzione temporale degli stanziamenti è un altro punto critico evidenziato dall’associazione dei costruttori. L’anno più penalizzato è il 2026, quando gli importi effettivamente disponibili scendono a 425 milioni. La gran parte dei nuovi stanziamenti (oltre quattro quinti) è concentrata invece nel biennio 2027-2028. Per Ance questo squilibrio rischia di bloccare i cantieri nel breve periodo proprio mentre l’inflazione dei materiali continua a comprimere i margini.

La manovra toglie e dà: i rifinanziamenti
Parallelamente, la legge di bilancio prevede alcuni rifinanziamenti: 1,6 miliardi per il contratto di programma Anas, 3,66 miliardi per Rfi, 1 miliardo per il Fondo emergenze nazionali, 157 milioni per l’edilizia penitenziaria e 16 milioni per quella sanitaria. Interventi che, sottolinea l’Ance, vanno nella giusta direzione ma non compensano numericamente il definanziamento del perimetro infrastrutturale più diffusamente distribuito nei territori.

Gli effetti sui cantieri
La critica principale dei costruttori riguarda la combinazione tra il taglio delle dotazioni pluriennali e l’aumento dei costi dei materiali e delle forniture. Il comparto continua a subire rincari legati all’energia e alle materie prime che erodono la sostenibilità economica dei progetti. Senza un adeguamento dei prezzi o un meccanismo stabile di revisione, una parte dei cantieri rischia rallentamento o sospensione, con impatto diretto su programmazione e occupazione.

Rischio riduzione di capacità industriale
Per l’Ance il problema non è solo la riduzione contabile degli stanziamenti, ma la perdita di continuità nella filiera. La stretta concentrata sul 2026 arriva dopo anni di volatilità sugli incentivi e sui modelli di finanziamento delle opere pubbliche. Il rischio evidenziato è che le imprese rallentino gli investimenti produttivi e tecnici, riducendo capacità e competitività proprio mentre l’Europa accelera su nuove infrastrutture energetiche e logistiche.

La richiesta al governo
L’associazione chiede un intervento strutturale sul “caro materiali” e un profilo più regolare della spesa negli anni intermedi della manovra. La preoccupazione è che la frenata del 2026 diventi un collo di bottiglia operativo e non solo finanziario. Secondo l’Ance, senza una compensazione reale – o un fondo stabilizzatore – l’effetto complessivo nel triennio può equivalere fino a 1,5 miliardi di investimenti in meno.

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