Fabrizio Maronta, responsabile della redazione di Limes, analizza nel podcast "Il mondo paga dazio" la fine dell’ordine economico liberale e il ritorno delle barriere commerciali. Gli Stati Uniti di Trump e Biden hanno smesso di fare i gendarmi del libero scambio. L’Europa rischia di pagare il conto più salato.
La lezione del 1935: quando l’Italia fascista sfidò le sanzioni
«Noi tireremo dritto», cantavano gli italiani nel 1935, rispondendo alle sanzioni della Lega delle Nazioni per la guerra d’Etiopia. Quella canzone propagandistica, come ricorda Fabrizio Maronta nel podcast di Limes, non serviva solo a ridicolizzare la comunità internazionale, ma a preparare il paese all’autarchia. Un esperimento doloroso, che oggi – in forme diverse – torna ad affacciarsi nel dibattito globale.
«All’epoca l’Italia era un paese poco industrializzato e povero di materie prime», spiega Maronta. «Oggi diamo per scontata l’abbondanza di beni e servizi, ma questa è una condizione recente e fragile, legata a filo doppio con i flussi commerciali».
La grande illusione americana
Limes ricostruisce la parabola della globalizzazione:
• 1990-2010: l'apice con +60% di scambi globali
• 2016-oggi: la resa dei conti con fabbriche che lasciano l'Occidente
• 2024: Trump promette dazi del 60% sulla Cina, Biden blocca i chip
«Gli USA - spiega Maronta - hanno scoperto che finanziare il debito stampando dollari non basta più. Ora vogliono indietro le fabbriche, a qualunque costo».
L’America cambia idea: da promotrice a nemica della globalizzazione
Per decenni, gli Stati Uniti hanno spinto per un mondo senza barriere. Dopo il crollo dell’URSS, l’iperglobalizzazione (1990-2010) ha moltiplicato del 60% gli scambi internazionali. Washington ci ha guadagnato, finanziando il proprio debito con i dollari che il mondo accettava volentieri in cambio di merci.
Ma qualcosa si è rotto. «L’America ha scoperto che non ci guadagna più», afferma Maronta. Il debito è fuori controllo, la classe media si impoverisce, le fabbriche volano in Asia. La rabbia sociale esplosa con l’assalto al Capitolo nel 2021 è solo la punta dell’iceberg.
E così, da Obama a Trump fino a Biden, la politica americana ha virato verso il protezionismo: dazi alla Cina, sanzioni alla Russia, pressioni sulla Germania per ridurre il surplus commerciale. «Trump ha portato questa linea all’estremo, minacciando persino una recessione pur di riequilibrare i conti», ricorda Maronta.
Blocchi economici e nuove guerre commerciali
Cosa ci aspetta? «Non torneremo all’autarchia pura», avverte Maronta, «ma a blocchi regionali che cercano autonomia nelle filiere critiche». La Cina punta all’autosufficienza tecnologica, gli USA riportano a casa le fabbriche di chip, l’Europa…
L’Europa rischia di rimanere intrappolata. «Abbiamo smantellato interi settori industriali», sottolinea Maronta. «Ora paghiamo il prezzo della dipendenza, mentre Washington e Pechino si preparano alla lunga guerra tecnologica».
Europa divisa, Italia a rischio
L'allarme di Limes è chiaro:
• La Germania tergiversa sul commercio con la Cina
• La Francia spinge per un'autonomia europea
• L'Italia? «Senza una strategia industriale, rischiamo di diventare marginali», avverte Maronta.
L’Italia alla prova della transizione
Per Roma la sfida è doppia: evitare di finire schiacciata nello scontro USA-Cina e ricostruire una base produttiva credibile. «Negli ultimi anni abbiamo perso terreno nelle tecnologie avanzate», osserva Maronta. «Servono politiche industriali coraggiose, altrimenti saremo sempre più marginali».
Una lezione che, in fondo, riporta alla canzone del 1935. Allora come oggi, chi non controlla la propria economia finisce per subire le regole degli altri.