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ISEE 2026, stretta anti-furbetti e scudo sulla prima casa

- di: Marta Giannoni
 
ISEE 2026, stretta anti-furbetti e scudo sulla prima casa
ISEE 2026, stretta anti-furbetti e scudo sulla prima casa

Controlli incrociati su residenze e nuclei “spezzati”, radar su beni e patrimoni esteri (cripto incluse) e una novità che cambia i conti: la casa dove vivi pesa molto meno.

Il 2026 è l’anno in cui l’ISEE smette di essere, per qualcuno, un esercizio di fantasia. La Legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) mette mano all’indicatore che decide l’accesso a una fetta enorme di welfare: bonus, agevolazioni, tariffe calmierate, contributi. La logica è doppia e molto politica: da un lato alza le barriere contro chi “aggiusta” i dati, dall’altro ammorbidisce il peso della prima casa e rafforza i correttivi per le famiglie con figli.

La svolta sta negli incroci automatici. INPS amplia l’uso di banche dati pubbliche e controlli “a prova di scorciatoia”, puntando soprattutto su due classici del repertorio dei furbetti: residenze di comodo e nuclei familiari separati solo sulla carta. Tradotto: non basta più dichiarare “io vivo qui” o “noi non siamo nucleo” se poi gli archivi raccontano un’altra storia.

Nel mirino finiscono anche i segnali di ricchezza che, finora, potevano scivolare fuori dal perimetro percepito: auto e moto registrate, imbarcazioni, e soprattutto capitali detenuti all’estero e criptovalute. L’idea di fondo è semplice: se chiedi sostegno pubblico, lo Stato vuole una fotografia più nitida del tuo patrimonio complessivo, non un selfie ritoccato.

Il potenziamento delle verifiche passa dall’accesso e dall’incrocio con l’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), la grande “anagrafe unica” che consente di confrontare quanto dichiarato con quanto risulta ufficialmente registrato. È qui che si gioca la partita sulle residenze fittizie e sulle separazioni fittizie: chi sposta formalmente il domicilio o “spezza” il nucleo per abbassare l’indicatore rischia che l’algoritmo trovi le incongruenze prima ancora che il beneficio venga riconosciuto.

Secondo tassello: i beni mobili “che parlano”. INPS può verificare i dati tramite il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) gestito dall’ACI, così da individuare veicoli non dichiarati o incongruenze tra profilo economico “povero” e dotazioni “da benestante”. Non è un processo che colpisce chi ha un’utilitaria datata: la lente si stringe soprattutto su quei casi in cui il possesso di mezzi costosi stona con la richiesta di prestazioni agevolate.

C’è poi una terza area, decisiva perché spesso invisibile: patrimoni e disponibilità fuori dall’Italia e strumenti finanziari moderni. Nel dibattito degli ultimi anni, la “zona grigia” è stata evidente: capitali all’estero e criptoattività possono rendere il quadro patrimoniale molto diverso da quello che appare guardando solo ai conti domestici. Il 2026 segna un cambio di passo: si punta a ridurre i buchi informativi e a rendere più difficile la sottodichiarazione.

Ma la manovra non è solo un giro di vite. L’altra metà della riforma è un paracadute per chi rischiava di risultare “troppo ricco” solo perché vive in una casa che, sul mercato, vale più di quanto il suo reddito permetta di respirare. Qui la novità è numerica e pesantissima: la franchigia sulla prima casa sale da 52.500 a 91.500 euro e, nei territori dove i valori immobiliari sono strutturalmente più alti, arriva fino a 200.000 euro. In pratica, l’abitazione principale pesa meno nel calcolo e lascia più spazio a una valutazione realistica della capacità economica.

Il punto non è un dettaglio tecnico: per molte famiglie proprietarie della casa in cui vivono (magari ereditata, magari comprata anni fa), l’ISEE rischiava di trasformarsi in una porta chiusa. Con la franchigia più alta, l’indicatore può scendere anche senza cambiare reddito, ampliando la platea di chi rientra nelle soglie per alcune prestazioni. È la correzione più “visibile” e, non a caso, una delle più discusse.

Il secondo intervento “pro famiglia” riguarda i correttivi legati ai figli, cioè le scale di equivalenza: quei coefficienti che modulano l’ISEE in base alla composizione del nucleo. Dal 2026, per i nuclei con almeno due figli, i correttivi diventano più generosi: +0,10 con due figli, +0,25 con tre, +0,40 con quattro, +0,55 con cinque o più. L’effetto pratico è che, a parità di reddito e patrimonio, una famiglia numerosa può risultare con un indicatore più basso e quindi con maggiori chance di accesso alle misure dedicate.

C’è un passaggio operativo che vale quanto le cifre: la spinta verso la DSU precompilata. L’obiettivo è ridurre errori e omissioni, volontarie o accidentali, rendendo più difficile “dimenticare” un dato e più semplice per i cittadini compilare correttamente. Anche i CAF sono chiamati a lavorare su questo modello, con un flusso in cui molte informazioni arrivano già pronte dalle banche dati e l’utente interviene soprattutto per confermare o integrare.

La riforma si innesta inoltre su un capitolo specifico che ha già prodotto istruzioni operative: l’ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, introdotto dalla manovra e dettagliato da INPS con un messaggio di gennaio. Qui la regola è “settoriale”: non si tratta di riscrivere tutto l’ISEE per ogni uso, ma di definire un indicatore mirato per alcune prestazioni gestite dall’Istituto, con modalità applicative e tempi tecnici di adeguamento.

In questa fase, un elemento va tenuto d’occhio da chi riceve sostegni ricorrenti: per alcune misure può esserci un regime transitorio e una progressività nell’aggancio al nuovo indicatore, con ricalcoli o adeguamenti quando i sistemi vengono allineati. In altri termini: non sempre l’effetto si vede “il giorno uno” per tutti, e conviene leggere con attenzione le comunicazioni ufficiali e gli aggiornamenti di procedura.

E per chi bara, cosa succede? Il rischio non è solo “perdere il bonus”. In caso di dichiarazioni non veritiere, la conseguenza tipica è la decadenza dal beneficio e il recupero delle somme eventualmente erogate indebitamente, con l’eventuale attivazione di profili sanzionatori quando emergono falsità o omissioni rilevanti. È il punto che rende la stretta davvero deterrente: la nuova architettura di controlli riduce le probabilità di passare tra le maglie e aumenta la probabilità di essere richiamati, verificati, e — se necessario — corretti “a posteriori”.

La sintesi, insomma, è una: l’ISEE 2026 prova a essere più severo con i finti fragili e più morbido con i fragili veri. Da una parte, il fisco dei dati incrociati che punta alle incoerenze (residenza, nucleo, beni). Dall’altra, una tutela più robusta della casa di abitazione e un riconoscimento più netto dei carichi familiari. E nel mezzo, l’idea che la burocrazia possa essere anche “precompilata” — cioè meno soggetta a errori e più difficile da manipolare.

"L’obiettivo è rendere più equo l’accesso alle prestazioni, concentrando le risorse pubbliche su chi ne ha effettivo bisogno"

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