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Volvo Car Italia, il Presidente Michele Crisci: "Non siamo solo costruttori di auto"

 
La corsa di Volvo da sei anni, macinando record su record, il lancio di un programma tra i più ambiziosi mai annunciati nel settore automotive - nell’ottica di impatto zero sul clima entro 20 anni - le strategie di mercato, i nuovi prodotti e molto altro ancora in questa intervista a Michele Crisci, Presidente di Volvo Car Italia.

Uno dei punti di grande forza di Volvo Cars è un nuovo approccio alla mobilità. Dottor Crisci, può illustrarci i punti cardine di questo approccio?
"Volvo ritiene che la mobilità del futuro debba essere sostenibile, sicura e personale. Significa che oltre a rispettare il più possibile l’ambiente, le prossime forme di mobilità che adotteremo, specialmente pensando ai centri urbani, dovranno assicurare anche l’incolumità sia delle persone a bordo delle auto sia di tutti gli utenti della strada e rispondere in maniera puntuale alle esigenze dei clienti. Per questo, in una sintesi direi piuttosto efficace, diciamo che Volvo si sta trasformando da semplice costruttore di auto a fornitore di servizi di mobilità. Sempre con la massima attenzione alle persone e alle loro necessità".

Volvo Cars ha lanciato uno dei programmi più ambiziosi nell’industria automobilistica, con il quale si impegna a ridurre del 40% l’impronta di carbonio per ciascuna vettura prodotta fra il 2018 e il 2025. Si tratta del primo passo concreto verso l’ambizioso obiettivo perseguito da Volvo, ovvero diventare un’azienda a impatto zero sul clima entro il 2040. Può descriverci i caratteri di questo piano e il suo timing?
"I tempi della road map sono quelli indicati, vale a dire il 2025 come passaggio intermedio fondamentale e il 2040 punto di arrivo per questa fase di impegno a favore della sostenibilità. Ci occupiamo di ridurre l’impatto ambientale di tutta la filiera produttiva, inclusi i fornitori, ma è evidente che per arrivare ai risultati che ci siamo prefissati l’elemento chiave è abbattere le emissioni allo scarico delle auto. In tal senso, la politica di elettrificazione della gamma che abbiamo lanciato, con le varianti ibride a ricarica disponibili su tutti i modelli e le elettriche pure che stanno arrivando, gioca un ruolo determinante. E non a caso siamo il brand premium con l’offerta più ampia".

Collegandoci alla domanda precedente, Volvo ha avviato la produzione della XC40 Recharge a trazione solo elettrica. Quale la risposta del mercato? Quali altre caratteristiche innovative presenta questa versione completamente elettrica del popolarissimo Suv XC40?
"Di certo il mercato sta dimostrando un favore sempre crescente, in misura quasi inaspettata, per le auto elettrificate. Negli ultimi mesi le vendite di questi veicoli si sono moltiplicate e noi stessi, con XC40 plug-in hybrid, abbiamo una best-seller. Penso che anche la XC40 Recharge full electric possa essere un’auto di successo, anche perché stiamo lavorando per permettere l’accesso a servizi di ricarica adeguati a garantire la mobilità che i nostri clienti si aspettano".

Siete leader nel campo della sicurezza delle auto da decenni. Si calcola che le cinture di sicurezza a tre punte introdotte nel 1959 abbiano salvato un milione di vite. Ora volete salvarne un altro milione con una serie di innovazioni. Quali?
"Il campo sul quale si gioca la partita della sicurezza nei prossimi anni è quello dell’automazione in chiave preventiva. Abbiamo a disposizione tecnologie impensabili fino a pochissimi anni fa e l’evoluzione è vertiginosa. Siamo convinti che la guida autonoma, quando sarà disponibile, costituirà un grande aiuto alla prevenzione dei sinistri se pensiamo che oltre il 90 per cento degli incidenti stradali avvengono per errore umano, distrazione o comportamenti sbagliati. Proprio alla luce di questi dati - e per non sottrarsi alla responsabilità che un costruttore dovrebbe avere - Volvo ha di recente deciso di limitare la velocità massima delle proprie auto a 180 km/h e ha annunciato che a partire dal prossimo anno installerà in abitacolo una serie di sensori in grado di monitorare la guida. Così, se qualcuno fosse al volante in non perfette condizioni psicofisiche e costituisse un pericolo, l’automazione di cui saranno capaci le auto potrà gestire la situazione fino all’arresto completo del veicolo in luogo sicuro. Certo, la cosa non mancherà di suscitare polemiche, ma anche quando introducemmo le cinture di sicurezza molte voci si levarono accusandoci di andare contro la libertà dell’individuo. Noi siamo andati avanti comunque e direi che i fatti ci hanno dato ragione".

Sul ‘pilota autostradale’ per cui, grazie al supporto dei sensori Lidar, la nuova generazione di auto Volvo disporrà di una predisposizione hardware per la guida autonoma, con l’ottica - nel tempo - di lanciare degli aggiornamenti software over-the-air per consentire una guida completamente autonoma in autostrada, c’è però un problema. Debbono, infatti, essere profondamente innovate le autostrade, rendendole ‘smart’. Una prospettiva che lei valuta possa realizzarsi nel medio periodo in Italia? Ci sono segnali su questo fronte?
"Che il nostro Paese sia in un grave ritardo infrastrutturale lo sappiamo, temo, tutti. Ma è vero anche che abbiamo più volte in passato dimostrato di saper recuperare in tempi rapidi. Confido che stia per accadere la stessa cosa, anche perché i segnali di sensibilità alla tematica da parte della nostra classe politica a tutti i livelli sono molto più evidenti e reali rispetto a qualche tempo fa. Di certo la tecnologia non aspetta noi, ma sono convinto che una volta di più l’Italia saprà dire la sua".

Quali sono stati, e quali sono, gli effetti della pandemia da Covid-19 su Volvo Car Italia? Come li avete affrontati in tutta l’importante filiera Volvo nel Paese?
"È certamente una congiuntura difficile, ma abbiamo risposto nel modo migliore grazie a protocolli aziendali molto efficaci. Agendo con la massima tempestività all’inizio della crisi abbiamo salvaguardato la salute delle persone e protetto il business dei nostri concessionari nei mesi più difficili. Oggi il mercato ci sta premiando segno che i nostri prodotti rispondono pienamente alle esigenze dei clienti e che i valori del nostro brand sono percepiti come quelli giusti da condividere".

Lei più volte ha affermato con nettezza che per l’automotive, così importante in termini di ricadute economiche, è ‘necessario un approccio strategico’. Alla luce di ciò, come valuta i provvedimenti adottati dal Governo italiano a favore del settore?

"C’è ancora tantissimo da fare. I provvedimenti attuali sono corretti in termini direzionali ma finanziariamente insufficienti e soprattutto stop&go. C’è bisogno di un piano almeno quinquennale che risolva i problemi fiscali e infrastrutturali dell’automotive così come l’annoso problema del parco circolante inquinante e insicuro".

Come gestirebbe, se dipendesse da lei, la politica dei blocchi delle auto diesel che ha attuato un numero sempre più ampio di comuni italiani? In altre parole, quali soglie imporrebbe? Pensa che ci siano alcune esagerazioni in questi blocchi?
"Bloccare Euro 6 ed anche euro 5 ha un effetto risibile se non nullo sull’aria. Bisogna bloccare le auto vecchie e dare incentivi per le nuove. La mobilità individuale non va discussa o rimpiazzata con la micro-mobilità. Occorrono interventi a tappeto e omogenei. Vorrei comunque vedere la stessa severità anche negli altri settori più inquinanti dei trasporti, come l’utilizzo dei riscaldamenti, gli allevamenti intensivi o le emissioni degli impianti industriali…"

Lo scenario del mercato mondiale dell’automotive presenta anche difficoltà dettate dalla svolta degli Usa verso l’aumento dei dazi e dal rischio che si inneschi, tra dazi e controdazi, una vera e propria ‘guerra’ commerciale. Quali effetti stanno avendo sul mercato questi rischi?

"I grandi costruttori sono players mondiali con impianti di produzione in ogni continente. Spostando adeguatamente le produzioni l’effetto è limitato, però esiste. Di certo la Cina, oltre a rappresentare il mercato più importante al mondo, attrae molta produzione per i costi bassi. Tengo però a dire che la qualità produttiva soprattutto della componentistica italiana è riconosciuta in tutto il mondo".

Facciamo un balzo in avanti di 10 anni. Come, a suo parere, nel 2030 sarà cambiato il mercato dell’automotive? Come saranno i prodotti di Volvo?
"Vedo un mercato con veicoli dalle forme totalmente nuove e inedite grazie alle possibilità date da elettrificazione e automazione; vedo un mondo nel quale le esigenze di chi vive in città saranno profondamente diverse da quelle di chi vive altrove; vedo quindi un mercato governato dai servizi ai clienti e dalla digitalizzazione nel quale non si comprerà più un’auto bensì ci si abbonerà a un marchio per usare l’auto che serve quando serve. Anche per divertirsi e alimentare la passione".
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