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Inflazione in ripresa: a marzo +1,9%, pesa l’energia. Il carrello della spesa continua a salire

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Inflazione in ripresa: a marzo +1,9%, pesa l’energia. Il carrello della spesa continua a salire

Nel mese di marzo 2025, l’Istat ha registrato un aumento dell’inflazione al +1,9% su base annua, in risalita rispetto al +1,6% di febbraio. Anche su base mensile si osserva un incremento: +0,3% rispetto a febbraio. Il dato segnala una tendenza in controtendenza rispetto alla discesa registrata nella seconda parte del 2024 e alimenta il dibattito sulla tenuta del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Secondo gli analisti dell’istituto nazionale di statistica, i principali fattori che hanno contribuito a questa crescita sono il rincaro dei beni energetici e l’aumento dei prezzi degli alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona.

Inflazione in ripresa: a marzo +1,9%, pesa l’energia

La componente più evidente della ripresa inflazionistica riguarda il cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero l’insieme dei beni di consumo quotidiano. A marzo, l’inflazione relativa a questo comparto ha raggiunto il +2,1% tendenziale, rispetto al +2,0% registrato a febbraio. Si tratta di un piccolo ma significativo incremento che incide direttamente sulle famiglie, soprattutto quelle a basso reddito, già provate da mesi di rincari frammentati ma costanti. Gli aumenti maggiori si rilevano nei comparti degli alimentari freschi, dei detergenti domestici e dei prodotti per l’igiene personale. Questa tendenza rende più difficile la programmazione della spesa settimanale e contribuisce al generale clima di incertezza che domina tra i consumatori.

Il peso del comparto energetico sull’equilibrio dei prezzi
La componente energetica si conferma uno dei principali fattori trainanti dell’inflazione. In particolare, i rincari sono dovuti a una nuova impennata dei prezzi del gas e del petrolio sui mercati internazionali, alimentata da incertezze geopolitiche e dal riaccendersi di alcune tensioni in Medio Oriente. L’aumento dei costi di approvvigionamento si è tradotto in un incremento dei prezzi al consumo, che si riverbera non solo sulle bollette domestiche, ma anche sui costi di trasporto e sulla logistica delle merci. Questo effetto a catena ha finito per incidere anche sui beni alimentari, i cui costi di produzione e distribuzione risentono direttamente delle fluttuazioni energetiche.

Le famiglie italiane stringono la cinghia
Secondo alcune rilevazioni delle associazioni dei consumatori, la percezione dell’inflazione è persino superiore rispetto ai dati ufficiali. La difficoltà a sostenere i costi fissi, unita alla crescita dei prezzi nei supermercati, sta inducendo molte famiglie a modificare radicalmente le abitudini di consumo. Diminuiscono gli acquisti d’impulso, aumentano le scelte basate sul prezzo, si torna al confronto serrato tra volantini promozionali. In alcune zone del Paese, soprattutto nel Sud e nelle aree interne, crescono le richieste di aiuto ai centri di distribuzione alimentare. L’erosione del potere d’acquisto si fa sentire in modo trasversale, ma colpisce in particolare i nuclei numerosi, i pensionati e le famiglie monoreddito.

La risposta attesa da governo e BCE

Il governo monitora con attenzione i dati, ma non sembra intenzionato, al momento, a varare nuove misure emergenziali. Il ministro dell’Economia ha parlato di “situazione sotto controllo”, ma ha ammesso che sarà fondamentale contenere i costi energetici per evitare una nuova spirale inflattiva. Sul piano europeo, gli occhi sono puntati sulla Banca Centrale Europea, che potrebbe rivedere la propria politica dei tassi d’interesse qualora la dinamica inflazionistica dovesse consolidarsi. Al momento, la BCE resta prudente: i segnali sono troppo deboli per giustificare un intervento immediato, ma il tema resta aperto.

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