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Femminicidi: al via in Senato l'iter della legge sull'ergastolo

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Femminicidi: al via in Senato l'iter della legge sull'ergastolo
Ha preso il via al Senato l’iter per l’esame del disegno di legge che introduce il reato autonomo di femminicidio, prevedendo in questi casi la pena dell’ergastolo. La proposta nasce sull’onda dell’emozione suscitata da numerosi casi di cronaca e dalla pressione crescente dell’opinione pubblica, che chiede una risposta netta da parte delle istituzioni contro la violenza sulle donne. L’obiettivo è rafforzare il sistema repressivo, ma anche lanciare un messaggio simbolico: chi uccide una donna per motivi legati al genere deve affrontare la pena massima.

Femminicidi: al via in Senato l'iter della legge sull'ergastolo

Il disegno di legge in discussione prevede che l’uccisione di una donna in quanto donna diventi una fattispecie autonoma di reato, distinta dall’omicidio comune. Nella proposta è incluso l’automatismo della pena dell’ergastolo, escludendo dunque sconti, attenuanti o benefici. Si tratta di una scelta che intende colmare un vuoto simbolico e normativo, dando al femminicidio un riconoscimento specifico e autonomo all’interno del codice penale italiano, al pari di altri reati aggravati dalla motivazione discriminatoria.

Il nodo della costituzionalità

Una delle principali questioni sollevate nel dibattito è la compatibilità di questa norma con i principi costituzionali. Il diritto penale italiano si fonda sul principio di individualizzazione della pena: ogni caso, anche il più grave, deve poter essere valutato nella sua specificità. Introdurre una pena automatica e inderogabile potrebbe sollevare dubbi di legittimità, soprattutto se il giudice non avesse margini di valutazione. Alcuni costituzionalisti hanno già espresso riserve su questo punto, chiedendo un equilibrio tra rigore repressivo e rispetto delle garanzie processuali.

La posizione delle forze politiche

La proposta vede il sostegno di ampi settori della maggioranza parlamentare, ma anche da parte di alcuni esponenti dell’opposizione. Tuttavia, non manca chi propone un rafforzamento alternativo delle norme già esistenti, puntando su prevenzione, protezione delle vittime e rapidità delle indagini. Una parte della sinistra, ad esempio, insiste sulla necessità di potenziare il sistema dei centri antiviolenza e di rendere più efficaci le misure cautelari, prima ancora che si arrivi al delitto. Il centrodestra, dal canto suo, punta su una risposta dura e immediata, anche per ragioni di consenso sociale.

Cosa cambia rispetto alle norme attuali


Attualmente, l’omicidio aggravato da motivazioni legate al genere è già punibile con l’ergastolo, ma la qualifica di femminicidio è ancora una categoria sociologica più che giuridica. La nuova legge darebbe invece a questo tipo di omicidio un’identità autonoma. Non si tratterebbe solo di una modifica tecnica, ma di un cambiamento culturale, che colloca il femminicidio sullo stesso piano di altri reati gravissimi, come l’omicidio mafioso o il terrorismo. Una scelta che vuole imprimere una svolta nella percezione pubblica e giuridica del fenomeno.

Verso l'approvazione definitiva

Il disegno di legge è stato assegnato alla Commissione Giustizia del Senato, che ha iniziato l’esame preliminare. Il calendario dei lavori prevede audizioni e discussione degli emendamenti nelle prossime settimane. Se il testo sarà approvato in Senato, dovrà poi passare alla Camera per la seconda lettura. I promotori auspicano un iter rapido e condiviso, anche per rispondere alla crescente richiesta sociale di protezione e giustizia. L’obiettivo è arrivare all’approvazione definitiva entro l’estate, compatibilmente con i tempi parlamentari.

Un segnale politico, non solo penale

L’introduzione dell’ergastolo per il femminicidio rappresenta, prima ancora che una riforma giuridica, un segnale politico. Serve a indicare una linea di confine invalicabile: uccidere una donna per ragioni legate al possesso, alla gelosia, alla negazione dell’autodeterminazione è un crimine contro la società. Resta il dibattito su quanto una simile norma possa incidere concretamente sulla prevenzione e sulla riduzione dei reati. Ma intanto, il Parlamento è chiamato a compiere una scelta netta, che potrebbe ridefinire il rapporto tra diritto penale e violenza di genere.
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