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Crisi petrolifera in Russia: carenze e prezzi record

- di: Vittorio Massi
 
Crisi petrolifera in Russia: carenze e prezzi record
Crisi petrolifera russa: raffinerie colpite e prezzi record
Gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno inferto duri colpi: carenze, prezzi record e panico sui distributori.

(Fotomontaggio: drone in volo su raffineria petrolifera).

 Gas e greggio in Russia stanno affondando sotto i colpi degli attacchi ucraini.

Raffinerie “in apnea”: i numeri che pesano

Da inizio agosto, una serie di raid con droni ucraini ha fatto saltare le principali raffinerie russe — colpendo circa il 13–15 % della capacità di raffinazione nazionale. Ecco il quadro aggiornato:

  • Novokuibyshevsk (Rosneft), 8,3 milioni t/a – fermo dal 2 agosto.
  • Ryazan, metà della capacità interrotta fin dal 2 agosto.
  • Saratov, 5,8 milioni t/a – bloccata dall’11 agosto.
  • Volgograd (Lukoil), 14,8 milioni t/a – fermata il 13-14 agosto, ripresa incerta.
  • Samara (Rosneft), 8,5 milioni t/a – paralizzata il 15 agosto.

Il conto è semplice: circa 44,3 milioni di tonnellate annue perse, su un totale stimato di ~328 milioni t/a — ecco il 13,5 % di capacità nazionale fuori uso. Altri analisti parlano di 10–15 % complessivo.

Carburante in tilt: trasporti e agricoltura fanno la coda

A causa delle interruzioni, molte regioni russe stanno già affrontando una carenza di benzina, con stazioni chiuse o razionate e file chilometriche, specialmente nell’Estremo oriente. Il divieto di esportare carburante, introdotto il 28 luglio, non basta più.

Prezzi in ascesa: un bollettino da panico

  • Il prezzo del petrolio all’ingrosso per la qualità Euro 95 è salito del 55 % da inizio anno, arrivando a circa 82.300 rubli a tonnellata.
  • Anche i prezzi al dettaglio stanno crescendo: +9 % su base annua, con i territori più marginali — come Crimea e Transbaikalia — i più colpiti.

Ucraina: la nuova “fabbrica” della difesa

Dietro questa efficace offensiva non c’è solo potenza occidentale, ma innovazione locale: la startup ucraina Fire Point sta producendo droni FP-1 (autonomia ~1.600 km), ritenuti responsabili di circa il 60 % dei raid a lunga gittata, e lavora al missile da crociera FP-5 (3.000 km, payload 1.150 kg).

Attacchi non sono casuali:

In questo caso, in Russia i carburanti stanno diventando scarsi come oro. Una beffa perfetta per la Russia che ha puntato tutto sul petrolio.

Gli attacchi non sono casuali: mirano al cuore del sistema, sfruttando droni made in Ukraine, nati dalla necessità. Il risultato è una doppia emorragia: produttiva, con raffinerie spente; economica, con bilancio statale in tilt, inflazione che impazza, e logistica in tilt.

Il quadro della situazione     
  • Raffinerie colpite: capacità nazionale persa stimata tra il 13–15 %, pari a ~44,3 milioni t/a fuori uso.
  • Disagi sul territorio: carenze e code nell’Estremo Est; comparti agricolo e turistico in affanno.
  • Prezzi: +55 % all’ingrosso (Euro 95) e +9 % al dettaglio; maggiore pressione nelle aree remote.
  • Tecnologia d’attacco: droni FP-1 e sviluppo del missile FP-5 guidano la capacità di proiezione.

A nudo le vulnerabilità del Paese

L’avanzata tecnologica ucraina non soltanto attacca infrastrutture, ma mette a nudo le vulnerabilità di un Paese troppo legato al greggio. Il governo russo? Costretto a correre ai ripari con riparazioni onerose, pezzi di ricambio bloccati dalle sanzioni e una crescente frustrazione popolare.

 

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