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Economia: Elica taglia solo ''colletti bianchi'', l'ira dei sindacati

 
Crisi, crisi e ancora crisi aziendali: sembra ormai che, sulle pagine economiche di quotidiani e siti, non si parli d'altro, con un grande punto interrogativo sul futuro a causa delle difficoltà provocate dal Covid-19. Certo, non si tratta sempre di crisi che provocano la chiusura di attività produttive, ma certo ce ne sono che inducono a ripensare il futuro alla luce delle difficoltà attuali. Ma, evidentemente, c'è modo e modo di affrontare una crisi.

C'è chi fa ricorso alla borsa dello Stato, i cui cordoni sono stati allargati grazie ai decreti del governo che ha concesso a molti imprenditori di accedere a corposi crediti che sino a pochi mesi fa si potevano solo sognare. C'è invece chi, davanti alla contrazione del volume d'affari, vede la sola strada per uscire dalla tetra contingenza nell'arma del ridimensionamento della forza lavoro, spesso cancellando, in questo modo, e questo è un paradosso, professionalità che si sono formate al suo interno. È un po' quello che i sindacati (Fim, Fiom e Uim) rimproverano ai vertici di Elica, l'azienda leader mondiale nel settore delle cappe da cucina, ma non solo, con stabilimenti sparsi tra Europa, Asia ed America centrale.

Una realtà vitale soprattutto per il tessuto produttivo marchigiano. Importante al punto che la sede centrale, a Fabriano, si trova lungo via Ermanno Casoli, che è poi il nome del lungimirante imprenditore che la fondò nel 1970. Elica, per effetto del Covid-19, attraversa un periodo delicato di cui i dati numerici sono un riscontro puntuale, ma non completo.

Nel primo semestre dell'anno i ricavi hanno subito un netto ridimensionamento (sono passati da 268,67 milioni di euro dello stesso periodo del 2019 a 184,2, con un calo percentuale di 22,8). Numeri in negativo anche per il margine operativo lordo (-41,4 per cento); per il risultato finale (-4,78 milioni di euro; lo scorso anno era di +1,38 milioni di euro); per l'indebitamento netto (dai 58,91 milioni al 31 dicembre del 2019 a 85,49 milioni).

Un quadro che, pur di fronte alla solidità dell'azienda della famiglia Casoli, ha indotto la proprietà a guardare in modo diverso al futuro immediato, mettendo dei paletti al quaderno dei progetti. Solo che, dicono oggi i sindacati, la proprietà ha pensato di porre un freno alle uscite economiche passando per la porta più larga, quella del ridimensionamento della forza lavoro e non invece cercando altre soluzioni, forse più difficili, ma di minore impatto sociale.

Un taglio che però, dicono i sindacati confederali, sta colpendo solo una parte del personale, segnatamente quelli che vengono definiti ''colletti bianchi'', cioè il personale amministrativo e tecnico che, per la sua parte, ha costituito uno dei pilastri di Elica. Dicono i sindacati: ''Occorre evitare ogni azione unilaterale e costruire insieme le strategie per il bene dell’azienda, delle persone e del territorio'', spiegando la portata delle loro asserzioni con un esempio concreto, quello della Corporate di Fabriano, dove i tagli hanno riguardato ''parti importanti di funzioni essenziali come il marketing, la logistica e l'area ricerca e sviluppo''.

Quasi, è questa la sensazione che si coglie in ambienti sindacali, che tagliare posti tra gli amministrativi o dell'area tecnica consenta all'azienda di continuare a marciare, magari gravando di ulteriori carichi di lavoro i ''sopravvissuti'' al lavoro di chi sarà chiamato, tragicamente, a decidere chi salvare e chi no. Nei fatti, dicono i sindacati, i vertici di Elica non stanno operando con un occhio al futuro (e quindi salvaguardando il patrimonio di esperienze accumulato negli anni), ma all'immediato presente, attuando quella che nei fatti non è una riorganizzazione del lavoro, ma semplicemente una ristrutturazione aziendale. Una definizione che spesso nasconde solo licenziamenti e, con essi, nuovi drammi personali.

Certo, ciascuno in casa sua è padronissimo di fare e disfare senza dovere chiedere consiglio a nessuno, ma certo oggi, davanti alle critiche che vengono dalla parte più corposa e rappresentativa del sindacato, suonano strane le parole del vertice di Elica, rappresentato dal presidente Francesco Casoli (un passato di parlamentare: è stato senatore), che, in una dichiarazione, ha sostenuto che i nuovi scenari necessitano di ''maggiore leadership''. Se questa ''maggiore leadership'' si manifesta tagliando posti di lavoro (anzi ''quei'' posti di lavoro) allora c'è qualcosa che sfugge.
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