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Società quotate, ipotesi tassa sui buy-back al 2-3 per cento

- di: Bruno Legni
 
Società quotate, ipotesi tassa sui buy-back al 2-3 per cento
Tassa sui buy-back: cosa cambia per le società quotate in Italia
Il governo studia un prelievo dal 2% al 3% sulle operazioni di riacquisto azionario — tra dibattiti interni, esempi stranieri e ricadute sui colossi di Piazza Affari.

Il governo valuta di introdurre un’imposta sui buy-back che colpirebbe non solo gli istituti di credito ma l’intero perimetro delle società quotate: banche, energetici, assicurazioni e grandi gruppi industriali. L’aliquota in discussione si muove in un corridoio compreso tra il 2% e il 3%. L’obiettivo dichiarato è reperire risorse per la manovra, razionalizzando al contempo l’uso dei riacquisti di azioni proprie, pratica che negli ultimi anni ha assunto dimensioni rilevanti su Piazza Affari.

Perché proprio i buy-back?

Il riacquisto di azioni proprie riduce il numero di titoli in circolazione e tende a sostenere l’utile per azione e il prezzo del titolo, premiando gli azionisti. I governi guardano a questo strumento con crescente attenzione: in una fase di conti pubblici tesi, la tassazione dei buy-back è vista come un prelievo mirato su operazioni finanziarie che non incidono direttamente sulla capacità produttiva, ma che hanno effetti di mercato significativi.

Modelli esteri e tassazioni a confronto

Il riferimento più citato è il modello statunitense, dove vige un prelievo dell’1% sul valore dei riacquisti. In Europa si osservano formule differenti e talvolta più pesanti. La discussione italiana prende atto di questo mosaico: l’idea prevalente è un impianto generale, non settoriale, che eviti distorsioni e sovrapposizioni con la Tobin tax già in vigore su specifiche transazioni.

Controversie e voci dal fronte opposto

La proposta non compatta la maggioranza. “Tutti devono pagare le tasse, comprese le banche, ma va evitata una persecuzione: sarebbe un errore gravissimo”, ha dichiarato Antonio Tajani. Il vicepremier ha anche rilanciato il tema dei salari: “La priorità è il taglio dell’Irpef per il ceto medio; si può cominciare a riflettere anche sugli stipendi più poveri”.

Dal fronte sindacale del credito, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha osservato che gli istituti “contribuiscono già in misura rilevante al sociale e non sono stati coinvolti in un confronto preventivo”. La critica, in sintesi, è che un prelievo indiscriminato rischia di penalizzare anche chi è impegnato in piani industriali di rafforzamento patrimoniale.

Quali società sarebbero coinvolte

Il raggio d’azione potenziale è ampio. Nel comparto bancario, operazioni di riacquisto di dimensione miliardaria hanno riguardato i principali gruppi negli ultimi esercizi. Tra gli energetici, i programmi di buy-back sono stati impostati per sostenere la politica di remunerazione complessiva insieme ai dividendi; anche le assicurazioni e i grandi industriali hanno utilizzato questi strumenti per gestire l’allocazione del capitale, ottimizzare il funding e ridurre la volatilità del titolo.

Aspetti tecnici e risorse attese

Un punto cruciale riguarda la base imponibile: includere o meno i riacquisti finalizzati all’annullamento delle azioni cambia radicalmente l’efficacia del prelievo. Oggi la Tobin tax non colpisce in modo uniforme tutte le casistiche e, in particolare, lascia margini nei passaggi in cui le azioni vengono poi cancellate. Una nuova tassa dovrebbe quindi essere coerente e non duplicativa.

Quanto al gettito potenziale, tutto dipende dalla platea e dalla struttura. Se il meccanismo fosse davvero generale e non limitato ai soli istituti di credito, l’impatto sul bilancio pubblico potrebbe essere rilevante già nel breve periodo, specie in un anno in cui i buy-back di Piazza Affari hanno raggiunto volumi consistenti. Resta però aperta la questione dell’equilibrio con la crescita: una pressione eccessiva rischierebbe di spingere le imprese a rimodulare i piani di remunerazione, con effetti su valutazioni, costo del capitale e liquidità dei titoli.

Il nodo politico dei salari

Nel dibattito interno alla maggioranza, Forza Italia ha legato il tema delle entrate alla spinta sui salari. È stata avanzata la proposta di decontribuzione per i lavoratori con paghe orarie tra 7,50 e 9 euro, insieme alla detassazione di straordinari, festivi e premi. L’argomento è chiaro: spostare il baricentro dalle imposte sulla finanza a un alleggerimento del cuneo su buste paga e produttività.

Conclusione Una tassa che pone l’Italia davanti a un bivio

La tassa sui buy-back pone l’Italia davanti a un bivio: da un lato il tentativo di recuperare risorse e correggere incentivi che premiano soprattutto gli azionisti; dall’altro il rischio di raffreddare gli investimenti e alimentare incertezza tra i campioni di Borsa. La partita, più che contabile, è strategica: definire regole stabili e intelligenti per coniugare finanza e crescita reale. Senza questo equilibrio, il prelievo potrebbe rivelarsi un boomerang.

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