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Confindustria: un piano da 8 miliardi all’anno per rilanciare l’Italia

- di: Bruno Legni
 
Confindustria: un piano da 8 miliardi all’anno per rilanciare l’Italia
Piano da 8 miliardi per rilanciare l’Italia: industria ed energia
Il presidente Orsini (foto) scatta: non basta l’Irpef, servono investimenti veri, energia sciolta dal gas e semplificazioni lampo – l’Italia ha il fiatone.

Industria al centro: l’Irpef da sola non basta

Il messaggio è netto: tagliare l’Irpef non basta. La crescita, sostiene il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, arriva solo se si torna a mettere al centro l’industria e la produttività. “La crescita non si ottiene limitandosi a tagliare l’Irpef una tantum, ma puntando su impresa e produttività”, ha detto Orsini. Per i salari la leva non è un ritocco fiscale “una volta l’anno”, ma contratti di produttività e premi legati ai risultati: “Dobbiamo produrre di più, guadagnare di più e distribuire le ricchezze”, ha insistito.

Emergenza energetica: disaccoppiamento è la chiave

L’energia resta la ferita aperta. “Il costo dell’energia è insostenibile”, ha affermato Orsini, rilanciando la necessità di disaccoppiare i prezzi dell’elettricità dal gas per riportare competitività a famiglie e imprese. La richiesta è di intervenire subito con un provvedimento efficace, perché ogni mese di ritardo si traduce in minore produzione e in investimenti rimandati.

Scadenze che impongono scelte forti

A fine anno si esauriscono molte delle misure che hanno sostenuto l’apparato produttivo: Transizione 4.0 e 5.0, Zes unica per il Mezzogiorno, i principali crediti d’imposta per ricerca e sviluppo (innovazione tecnologica, 4.0 e green, design e innovazione estetica). Anche il Fondo di garanzia per le Pmi è stato rifinanziato solo per il 2025. Senza continuità, il rischio è un brusco raffreddamento degli investimenti proprio mentre la domanda estera rallenta.

L’appello: 8 miliardi l’anno per tre anni

Da qui la proposta: un piano straordinario da 8 miliardi l’anno per almeno tre esercizi, con “incentivi 6.0”, il ritorno dell’Ace e una Ires premiale più semplice e stabile. Non si tratta di sussidi a fondo perduto, ma di un moltiplicatore fiscale e occupazionale: “Parte degli investimenti torna con l’Iva, con il gettito generato dalle imprese e soprattutto con le assunzioni”, ha puntualizzato Orsini.

Modalità del piano: tre leve di spinta immediata

Per dare trazione immediata alla crescita, la traiettoria indicata è pragmatica: usare in modo selettivo fondi di coesione e risorse non ancora impegnate, rimodulare dove necessario le poste del Pnrr, e accelerare i contratti di sviluppo con iter più rapidi e criteri anticiclici. Obiettivo: generare un flusso di investimenti in tempi compatibili con la programmazione di bilancio.

Uno sguardo europeo e geopolitico

L’orizzonte non è solo nazionale. Orsini rilancia l’idea di Eurobond e di un “New Generation EU per l’industria” capace di mobilitare capitali su manifattura, transizione energetica e sicurezza delle catene del valore. Sul versante commerciale, l’apertura di nuovi mercati—come l’area Mercosur—viene letta come un tassello per dare respiro all’export in una fase di domanda interna debole.

Il lavoro col governo è cominciato

Il confronto con l’esecutivo è già sul tavolo. Sul fisco si punta alla stabilizzazione dell’Ires premiale; sul fronte degli incentivi, si valuta una revisione e un accorpamento di Transizione 4.0 e 5.0 per semplificarne l’utilizzo e aumentarne l’efficacia. Le scelte definitive arriveranno con il calendario della legge di bilancio 2026 e alla luce dei dati sulle entrate.

Servono energia a prezzi competitivi, incentivi stabili e veloci, regole semplici

La linea è chiara: la leva fiscale senza politica industriale non genera crescita duratura. Servono energia a prezzi competitivi, incentivi stabili e veloci, regole semplici. In caso contrario, l’Italia rischia di restare al palo mentre gli altri accelerano. Questo è il momento di passare dalla retorica alle decisioni.

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