• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

Moda, Felloni (Confcommercio): “Stesse regole per online e retail”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Moda, Felloni (Confcommercio): “Stesse regole per online e retail”
Moda: stesse regole per online e retail – Felloni (Confcommercio)
Un settore in cambiamento

“Il mondo della moda sta vivendo un cambiamento epocale, caratterizzato da un’accelerazione senza precedenti nelle abitudini dei consumatori, amplificata dai social e dalla situazione economica globale”, afferma Giulio Felloni (Foto), presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, fotografando la fase di transizione del comparto. La moda, storicamente legata al negozio fisico e al rapporto diretto con il cliente, oggi deve misurarsi con una trasformazione radicale che mette in discussione regole, margini e strategie.

L’effetto social e nuove abitudini

I social media hanno rivoluzionato il rapporto tra marchi, consumatori e trend. La velocità con cui un prodotto può diventare virale, esaurirsi e lasciare spazio a nuove tendenze ha reso il ciclo della moda più breve e imprevedibile. Al tempo stesso, la situazione economica globale, segnata da incertezze e da un potere d’acquisto più debole, spinge i consumatori a comportamenti meno lineari: acquisti online più frequenti, ricerca di offerte e sconti, attenzione crescente alla sostenibilità.

Il nodo istituzionale

Felloni sottolinea che il settore non può affrontare da solo questa sfida. “È necessario coinvolgere governo, regioni, comuni e camere di commercio per soluzioni efficaci”, afferma. La richiesta principale è al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiamato a istituire “al più presto il Gruppo di Lavoro sul Commercio all’interno del Tavolo della Moda”. Un organismo che, nelle intenzioni di Confcommercio, dovrebbe diventare il luogo di confronto stabile tra istituzioni e operatori, per definire politiche che garantiscano equilibrio competitivo.

Online contro negozi fisici

Il cuore del dibattito è la disparità normativa e fiscale tra chi vende online e chi gestisce punti vendita tradizionali. “Bisogna applicare il principio stesso mercato, stesse regole per superare la disparità tra online e negozi fisici”, conclude Felloni. Oggi i player digitali, spesso internazionali, possono beneficiare di condizioni fiscali più favorevoli e di costi strutturali inferiori rispetto al retail fisico, che deve invece sostenere spese di affitto, utenze e personale.

Impatto sul territorio

La questione non riguarda soltanto la concorrenza diretta, ma tocca la vitalità dei centri urbani. Le boutique e i negozi di abbigliamento rappresentano un presidio sociale ed economico per molte città italiane. La chiusura di attività storiche non è solo una perdita economica, ma impoverisce la vita dei quartieri, riducendo la varietà dell’offerta e l’attrattiva dei centri storici. Per Confcommercio, ignorare questo effetto significherebbe lasciare campo libero a modelli di consumo impersonali, dominati da piattaforme internazionali.

L’urgenza di nuove regole

La richiesta di regole comuni non si traduce necessariamente in una penalizzazione dell’online. Piuttosto, l’obiettivo è armonizzare il quadro normativo, così da favorire una competizione equa. Questo potrebbe significare nuove forme di tassazione per i grandi player digitali, incentivi mirati per chi investe nel retail fisico o meccanismi di sostegno alla digitalizzazione dei piccoli esercenti, così che possano integrare i propri canali di vendita senza perdere competitività.

Il peso dell’Italia

L’Italia, con la sua tradizione manifatturiera e la centralità della moda nel Pil, non può permettersi di restare indietro. Le filiere della moda e del tessile-abbigliamento generano milioni di posti di lavoro e costituiscono un pezzo fondamentale dell’export nazionale. Se la trasformazione digitale non sarà accompagnata da politiche equilibrate, il rischio è di compromettere un asset strategico che ha garantito crescita e visibilità internazionale per decenni.

Un equilibrio da trovare

Il messaggio di Felloni si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge tutta l’Europa. Molti Paesi stanno discutendo di come riequilibrare il rapporto tra colossi del web e commercio tradizionale. In Italia, il settore moda è in prima linea perché unisce la dimensione globale dei marchi alla capillarità dei punti vendita locali. La sfida è trovare un modello che non soffochi l’innovazione ma garantisca condizioni eque a chi lavora ogni giorno sul territorio. 

Notizie dello stesso argomento
Trovati 124 record
11/01/2026
Bce e Crédit Agricole ridisegnano Banco BPM e il terzo polo
Via libera della BCE a Crédit Agricole su Banco BPM: governance, MPS e terzo polo bancario...
10/01/2026
Mediolanum, raccolta record 2025: 11,64 miliardi e rotta sul 2026
Mediolanum chiude il 2025 con raccolta netta record a 11,64 mld (+11%) e gestito a 9,06 ml...
10/01/2026
Armani lancia l’ospitalità globale con nuovi hotel di lusso
Il Gruppo Armani amplia l’alleanza con Mohamed Alabbar e Symphony Global per sviluppare nu...
10/01/2026
Tinexta, scatta il golden power: difesa in trust e Opa sotto lente
Il Governo usa il golden power su Tinexta: asset della Difesa scorporati e messi in trust ...
10/01/2026
Governo-Mps: quota 4,9% e ipotesi fusione con Banco BPM
Il Tesoro non vende subito il 4,9% di MPS. Sul tavolo l’asse con Banco BPM, il ruolo di Cr...
10/01/2026
Commodity agricole e industria, il patto divide Europa e Sud America
Firma imminente per l’accordo UE-Mercosur: miliardi di scambi, agricoltori in rivolta e in...
Trovati 124 record
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia