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Pagliaro passa la mano: vendite, dimissioni e Borsa in fibrillazione

- di: Matteo Borrelli
 
Pagliaro passa la mano: vendite, dimissioni e Borsa in fibrillazione
Pagliaro passa la mano: vendite, dimissioni e Borsa in fibrillazione
Tra ricapitalizzazione Ue, Opas Mps e manager che incassano: un addio che scuote Mediobanca e avvia un nuovo capitolo.

Renato Pagliaro (foto), presidente del Consiglio di amministrazione di Mediobanca, ha imboccato senza tentennamenti la via d’uscita da Piazzetta Cuccia. Dopo 18 anni da presidente, il banchiere ha iniziato a monetizzare parte della propria partecipazione e si prepara a lasciare insieme all’intero consiglio di amministrazione e all’amministratore delegato Alberto Nagel. Il contesto è quello di un mercato che premia Mediobanca e Mps all’indomani della chiusura dell’Opas, mentre in Europa resta alta la soglia d’attenzione sugli impegni assunti nel quadro della ricapitalizzazione precauzionale.

Chi sta vendendo e quanto

La sequenza è chiara: Pagliaro ha ceduto 200 mila azioni incassando poco meno di 4,1 milioni di euro. È solo una frazione del suo pacchetto, ma il segnale è inequivocabile: un ciclo si chiude. A seguire, si è visto il disimpegno di altri nomi di peso del gruppo: Gian Luca Sichel (Mediobanca Premier e Compass), Massimo Bertolini (segreteria CdA), Stefano Vincenzi (affari legali) e Alexandra Young (risorse umane). La scelta comune è stata quella di vendere anziché aderire al percorso che conduce verso Siena.

Perché vendono: dimissioni e Opas

Il timing non è casuale. Con le dimissioni ormai all’orizzonte e la nuova governance da comporre, i manager colgono un momento di prezzi favorevoli. Dalla conclusione dell’operazione, Mediobanca ha aggiornato i massimi storici attorno a 22 euro, mentre Mps si è spinta in area 8,37 euro, livelli che riportano la memoria ai passi successivi all’aumento di capitale del 2022. La Borsa, insomma, approva la traiettoria e scommette su sinergie e benefici fiscali accelerati.

Bruxelles tra verifica e obblighi

La partita regolamentare resta sullo sfondo, ma pesa. Dal lato comunitario, la linea è ferma: “Monitoriamo attentamente il rispetto degli obblighi connessi alla ricapitalizzazione precauzionale e valutiamo le informazioni che arrivano dal mercato” — ha ribadito un portavoce della Commissione europea. Il messaggio è duplice: niente sconti sugli impegni assunti e massima attenzione alla trasparenza dei processi che hanno scandito i passaggi più sensibili dell’operazione.

Implicazioni e scenari

Leadership. L’uscita di scena di Pagliaro segna la conclusione di una stagione costruita sull’idea di identità forte di Mediobanca. Il nuovo consiglio, atteso entro i primi giorni di ottobre, avrà il compito di governare la fase di assestamento, traducendo in pratica le promesse di sinergia e mantenendo saldo il controllo dei rischi.

Strategia. Con il cambio di assetto azionario si apre il dossier sulle priorità industriali: allocazione del capitale, uso della leva M&A, focalizzazione su attività a maggior ritorno, gestione delle partecipazioni. L’eredità di un presidio storico si confronta con l’esigenza di rendimenti più prevedibili e di una narrativa di crescita convincente per il mercato.

Mercato. I rialzi attestano fiducia nel percorso post-Opas, ma l’ottimismo richiede conferme: integrazione fluida, cattura delle sinergie e tempistiche realistiche sul pieno dispiegamento dei benefici fiscali. Qualsiasi scivolone, in questa fase, verrebbe immediatamente prezzato.

Regolazione. Se l’Europa dovesse ravvisare criticità nel rispetto degli obblighi, potrebbero arrivare richieste correttive, limitazioni o calendari più stringenti. Per questo l’esecuzione — più della promessa — è il vero metro di giudizio.

Una vendita che non è un dettaglio contabile

La vendita di azioni da parte di Pagliaro non è un dettaglio contabile: è la fotografia di una transizione che tocca governance, strategia e rapporti con il regolatore. Oggi la Borsa festeggia, domani chiederà prove: numeri, sinergie realizzate, regole rispettate. Mediobanca volta pagina; il sistema bancario italiano osserva, perché una parte del suo futuro si decide qui. 

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