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Generali, la guerra dei grandi azionisti: retroscena, rumors e dati oggettivi

- di: Matteo Borrelli
 
Generali, la guerra dei grandi azionisti: retroscena, rumors e dati oggettivi

Uno dei retroscena più caldi in vista dell’assemblea di Generali è lo scontro tra i principali azionisti: Francesco Gaetano Caltagirone, imprenditore edile con una quota del 9%, e Mediobanca, guidata da Alberto Nagel, che rappresenta il principale sostenitore dell’attuale amministratore delegato Philippe Donnet (foto). Caltagirone, insieme al gruppo Delfin di Leonardo Del Vecchio (scomparso nel 2022, ma il cui impero finanziario rimane influente), ha da tempo contestato la gestione di Donnet, ritenuta troppo prudente e poco visionaria.

Nei giorni scorsi Caltagirone ha attenuato la sua opposizione frontale a Donnet, rinunciando a un attacco diretto alla sua gestione. Tuttavia, presenterà comunque una sua lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione, segnale che lo scontro con Mediobanca non è affatto chiuso. Con il 12,9% delle quote, la banca d’affari milanese mantiene una posizione di forza e punta a consolidare la leadership dell’attuale management. L’assemblea sarà dunque un test cruciale per misurare i rapporti di forza tra le diverse fazioni.

La strategia di Donnet: innovazione o stagnazione?
Philippe Donnet ha presentato un piano basato su digitalizzazione, sostenibilità e crescita organica. Ma non tutti sono convinti. I critici sostengono che Generali, sotto la sua guida, stia perdendo terreno rispetto ai concorrenti europei come Allianz o Axa, più aggressivi nel consolidamento del mercato.
Donnet ha evitato grandi acquisizioni, preferendo investire in partnership tecnologiche e in iniziative green. Una scelta che piace agli investitori più conservatori, ma che lascia perplessi quelli che vorrebbero vedere Generali giocare un ruolo da protagonista nel consolidamento del settore assicurativo europeo. L’assemblea sarà il banco di prova per comprendere se questa prudenza sia una virtù o un limite.

Il tema dividendi: una concessione strategica
Uno dei punti più attesi è l’aumento del dividendo, fissato a 1,16 euro per azione, un segnale di forza finanziaria. Ma dietro questa decisione c’è anche un calcolo politico. Con l’aumento del dividendo, il management mira a placare gli azionisti più critici, dimostrando che la prudenza non significa rinunciare a remunerare gli investitori.
Tuttavia, alcuni analisti vedono in questa mossa un tentativo di incentivare il consenso, soprattutto alla luce delle pressioni di Caltagirone e dei suoi alleati. Resta da capire quanto spazio ci sia per ulteriori aumenti dei dividendi senza compromettere gli investimenti necessari per la crescita futura.

Sostenibilità: una copertura o una priorità?
Generali ha fatto della sostenibilità uno dei pilastri della sua strategia, con impegni ambiziosi come la neutralità carbonica entro il 2050 e l’adesione ai principi dell’ONU per l’assicurazione sostenibile. Ma c’è chi sospetta che queste iniziative siano, almeno in parte, un modo per distogliere l’attenzione dalle critiche sulla mancanza di una strategia più aggressiva.
Se da un lato la sostenibilità è un tema cruciale per il settore assicurativo, dall’altro alcuni azionisti temono che possa diventare un alibi per non affrontare questioni più spinose, come la crescita internazionale o la competitività sul mercato. 

La governance: un tema scottante
La governance resta un nodo centrale. Caltagirone e i suoi alleati hanno criticato la composizione del consiglio di amministrazione, chiedendo una maggiore diversità e indipendenza. Il management ha risposto con alcune concessioni, ma senza stravolgimenti.
Il vero tema resta il potere di Mediobanca, che, attraverso il suo ruolo di azionista di riferimento e di consulente finanziario, esercita un’influenza significativa su Generali. Questo dualismo è stato a lungo visto come un punto di forza, ma oggi rischia di diventare un limite, soprattutto in un contesto in cui gli investitori chiedono maggiore trasparenza e indipendenza.

La prossima assemblea: cosa aspettarsi?
L’assemblea imminente potrebbe essere ancora più turbolenta. Caltagirone e i suoi alleati non hanno intenzione di arrendersi e potrebbero cercare di aumentare la pressione sul management, magari proponendo candidati alternativi per il consiglio di amministrazione.
Intanto, il mercato osserva con attenzione le mosse di Mediobanca, che potrebbe decidere di ridurre la sua esposizione in Generali per concentrarsi su altre opportunità. Un simile scenario aprirebbe prospettive imprevedibili, con possibili ingressi di nuovi attori nel capitale del gigante assicurativo.

Una partita ancora aperta, anche se Mediobanca è in vantaggio
Le mosse in vista dell’assemblea confermano che Generali è al centro di una partita complessa, dove si intrecciano interessi finanziari, strategie aziendali e ambizioni personali. Philippe Donnet si presenta con un sostegno solido, ma le tensioni con Caltagirone e i suoi alleati restano irrisolte.
La prossima assemblea potrebbe essere il momento della resa dei conti, soprattutto se i critici riusciranno a coagulare un fronte più ampio di azionisti insoddisfatti. Nel frattempo, Generali dovrà dimostrare di saper conciliare prudenza e ambizione, innovazione e tradizione, sostenibilità e crescita. Una sfida non da poco, in un settore in rapida evoluzione e sempre più competitivo.
La posta in gioco è alta e gli azionisti lo sanno bene. Per questo, l’assemblea imminente sarà un evento da seguire con attenzione, perché potrebbe segnare un punto di svolta nella storia di uno dei colossi dell’assicurazione mondiale.


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