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Dazi Usa, in bilico 65 miliardi di scambi con l’Italia

- di: Matteo Borrelli
 
Dazi Usa, in bilico 65 miliardi di scambi con l’Italia
Dazi USA: a rischio 65 mld di scambi con l’Italia – vino senza scudo
Washington conferma tariffe al 15%: il vino resta senza scudo, ma è l’intero interscambio a tremare.

Lo scenario

Un accordo che avrebbe dovuto segnare una tregua, rischia invece di aprire nuove fratture. La firma tra Unione europea e Stati Uniti sul quadro dei rapporti commerciali ha escluso alcuni settori strategici dall’imposizione dei dazi, ma non ha risparmiato l’agroalimentare, e soprattutto il vino italiano, rimasto senza scudo. Un segnale forte, che suona quasi come un monito: l’America di oggi non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi da decenni alimenta i suoi mercati con prodotti simbolo del made in Italy.

La posta in gioco, però, va ben oltre la sorte di un singolo comparto. L’Italia, nel 2024, ha avuto con gli Stati Uniti un interscambio superiore a 65 miliardi di euro, collocando Washington al primo posto tra i partner extra-Ue. Il rischio è che l’intera architettura delle relazioni economiche venga scossa, con conseguenze difficili da contenere.

Il cuore degli scambi Italia-Usa

Non si tratta solo di numeri: dietro ai 65 miliardi di euro esportati dall’Italia verso gli Usa c’è la forza di un modello industriale e culturale che ha fatto dell’internazionalizzazione la propria cifra. I settori trainanti sono quelli che meglio raccontano la nostra identità economica: macchinari ad alta tecnologia, moda, farmaceutica, automotive e agroalimentare.

Il dazio al 15% non colpisce in maniera uniforme, ma rischia di erodere i margini dei comparti più esposti alla concorrenza globale. La moda e l’agroalimentare, ad esempio, vivono della percezione del brand e della qualità: un aumento dei prezzi al consumo, anche lieve, può spingere il consumatore americano verso alternative più convenienti, aprendo spazi enormi a Paesi come Messico, Cile, Australia o Argentina.

L’Italia rischia di trovarsi nella condizione paradossale di aver consolidato la propria reputazione, ma di dover cedere il mercato per effetto di politiche protezionistiche altrui.

Il caso vino, simbolo ma non unico

Nessun settore rappresenta l’immaginario italiano come il vino. Con 1,9 miliardi di euro esportati nel 2024, gli Stati Uniti valgono quasi un quarto del totale del nostro export vinicolo. Un mercato ricco e affezionato, che ha fatto del prosecco e del Chianti etichette di consumo quotidiano.

La mancata esenzione pesa come un macigno: il costo stimato oscilla tra i 317 e i 460 milioni di euro, una cifra in grado di ridurre drasticamente la competitività. Come ha commentato l’Unione Italiana Vini, “si tratta di un colpo che potrebbe ridisegnare le quote di mercato a favore di concorrenti più tutelati”.

Ma fermarsi al vino sarebbe riduttivo. Il messaggio di Washington è chiaro: il comparto agroalimentare europeo è la linea di confine della nuova stagione commerciale americana. Una scelta che parla più di politica che di economia, e che costringe Roma e Bruxelles a una partita a tutto campo.

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