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Difesa, l’Italia chiede all’UE di accedere ai prestiti del piano ReArm Europe

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Difesa, l’Italia chiede all’UE di accedere ai prestiti del piano ReArm Europe

L’Italia ha chiesto formalmente alla Commissione europea di poter accedere ai prestiti previsti dallo strumento Safe, il fondo comunitario ideato per sostenere gli investimenti nella difesa comune nell’ambito del piano ReArm Europe. La decisione è arrivata ieri sera al termine di un vertice a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Difesa, l’Italia chiede all’UE di accedere ai prestiti del piano ReArm Europe

Secondo quanto trapelato, la richiesta è stata formalizzata con una lettera inviata nella notte a Bruxelles. L’Italia punta a sfruttare la possibilità di contrarre prestiti a lungo termine, con un orizzonte di rimborso che può arrivare fino a 45 anni, così da garantire stabilità finanziaria a un programma di rafforzamento delle capacità militari considerato strategico sia a livello nazionale che europeo.

Lo strumento Safe
Il fondo Safe è stato istituito nell’ambito del piano europeo ReArm Europe, varato per aumentare la capacità di difesa dei Paesi membri in risposta al mutato scenario geopolitico, con particolare riferimento al conflitto in Ucraina e al deterioramento dei rapporti con la Russia.

Lo strumento consente agli Stati membri di accedere a prestiti a condizioni agevolate, sostenuti da garanzie comuni, per finanziare programmi di modernizzazione degli armamenti, rafforzamento delle infrastrutture militari e sviluppo di tecnologie innovative nel settore della difesa.

Le motivazioni italiane

Roma giustifica la propria richiesta con la necessità di accelerare i programmi di ammodernamento delle Forze armate, dall’acquisto di nuove dotazioni tecnologiche al potenziamento delle strutture logistiche e operative. L’Italia è tra i Paesi che negli ultimi anni hanno incrementato in maniera significativa la spesa militare, ma resta sotto la soglia del 2% del Pil indicata dalla Nato come obiettivo di riferimento.

Il ministro Crosetto ha sottolineato più volte l’urgenza di adeguare il sistema difensivo italiano alle nuove sfide di sicurezza, che vanno dalla minaccia cibernetica alla protezione delle rotte marittime nel Mediterraneo, fino al contributo alle missioni Nato e Ue.

Il contesto europeo
La decisione dell’Italia si inserisce in un quadro europeo in rapida evoluzione. Molti Stati membri hanno già espresso interesse a utilizzare lo strumento Safe per sostenere i propri programmi di riarmo. La Commissione europea punta a rafforzare la cooperazione industriale nel settore della difesa, riducendo la frammentazione tra i diversi sistemi nazionali e stimolando investimenti comuni nella ricerca e nello sviluppo.

Per Bruxelles, l’obiettivo è anche quello di ridurre la dipendenza dell’Europa dalle forniture esterne, in particolare dagli Stati Uniti, e costruire una maggiore autonomia strategica.

Le reazioni politiche interne
La decisione del governo Meloni ha immediatamente acceso il dibattito politico. La maggioranza difende la scelta come un passo necessario per garantire la sicurezza nazionale e contribuire a quella collettiva dell’Unione.

Tajani ha parlato di “decisione responsabile e coerente con il ruolo dell’Italia in Europa e nella Nato”. Salvini ha invece sottolineato l’importanza di “investire nella difesa anche come volano economico per l’industria nazionale, che potrà beneficiare di nuovi appalti e commesse”.

Dalle opposizioni arrivano invece critiche severe. Il Partito democratico chiede trasparenza sugli impegni finanziari a lungo termine che ricadranno sulle future generazioni, mentre il Movimento 5 Stelle parla di “riarmo insensato” e di “risorse che andrebbero destinate a sanità, scuola e welfare, non a nuove spese militari”.

Le prospettive
L’Italia punta ora a un negoziato con la Commissione per definire i dettagli della propria partecipazione allo strumento Safe. In particolare, si valuteranno i settori prioritari su cui indirizzare i prestiti: droni, sistemi di difesa aerea, cybersecurity e logistica militare.

Il governo italiano conta di ottenere i primi fondi già entro la fine del 2025, così da avviare programmi operativi concreti nel 2026.

L’adesione al piano ReArm Europe segna un ulteriore passo nell’allineamento dell’Italia alle strategie comuni di difesa europea. Un percorso che, se da un lato rafforza la coesione interna dell’Ue, dall’altro alimenta il dibattito interno sul bilanciamento tra sicurezza e spesa sociale.

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