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Dazi Usa al 15%: l’export italiano sotto assedio, conto da 23 miliardi

- di: Jole Rosati
 
Dazi Usa al 15%: l’export italiano sotto assedio, conto da 23 miliardi

Il Made in Italy rischia un taglio del 30 % negli Usa con un impatto fino a 23 mld: settori in ginocchio e arma europea al via.

(Foto: il presidente di Confindustria Emanuele Orsini).

Scenario d’impatto: 15 % di dazio = quasi 23 miliardi di euro di export in meno

Secondo una simulazione del Centro Studi Confindustria, l’Italia potrebbe perdere fino a 22,6 miliardi di euro di export verso gli USA, pari a circa un terzo delle vendite, qualora venisse applicato un dazio del 15 % sugli scambi Ue–Usa e del 10 % sul resto del mondo. Il timore è che l'effetto combinato con un dollaro svalutato del 13‑13,5 % renda ancor più pesante il conto. Ogni punto percentuale di dazio o svalutazione equivarrebbe a circa 874 milioni di euro di export in meno.

Settori più colpiti: dagli ingredienti alle macchine

I settori maggiormente a rischio includono:

  • Macchinari e farmaceutica: in valore assoluto, i più colpiti.
  • Alimentare e bevande: alti margini ma forte esposizione (vino, prosciutto, pasta).
  • Automotive, meccanica, pelletteria: sensibili ai prezzi e fondamentali per il Made in Italy.

Uno studio indica che un dazio del 30 % potrebbe comportare 18‑22 miliardi di euro di perdite nel biennio 2025‑2026 e mettere a rischio fino a 140.000 posti di lavoro, in particolare nelle regioni del Nord e in Toscana.

Impatto sul Pil e sull’occupazione

Confindustria prevede una contrazione del Pil italiano fino allo 0,8 % entro il 2027 con dazi al 30 %. Nel 2025 gli effetti sarebbero già visibili: –0,25 %, fino a –0,59 % l’anno successivo, in assenza di contromisure. Altre stime più pessimistiche ipotizzano un calo fino all’1,4 %. Per l’occupazione, si prevedono tra 118.000 e 140.000 impieghi a rischio.

Risposta Ue: fra pressione e tregua tattica

  • L’ipotesi di ritorsioni immediate è stata congelata: la Ue ha sospeso i dazi su 21 miliardi di euro di export americano dopo la minaccia Usa al 30 %, mantenendo però pronto il “bazooka” per un pacchetto fino a 72 miliardi.
  • Bruxelles lavora a misure selettive su servizi Usa e Big Tech, mentre alcuni governi premono sull’applicazione dell’Anti-Coercion Instrument.
  • Al G7 di Durban, l’Italia – tramite il ministro Giorgetti – ha evidenziato il rischio combinato da tensioni commerciali e indebolimento del dollaro.

Trattative in corso: si vira verso un 15 % consensuale?

Nei negoziati tra Usa e Ue si profila un’intesa con dazi fissi al 15 %, in linea con l’accordo G7-Giappone, estesa anche all’automotive (in calo dal 25 %).

Lo scenario più probabile punta a esenzioni per merci strategiche (aerei, spiriti, dispositivi medici) e a ridurre l’incertezza sui mercati.

Dichiarazioni chiave: parole della politica e dell’industria

“Il più grande dazio che già abbiamo è quello della svalutazione… la percentuale accettabile è zero”, dichiarava pochi giorni fa Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha scritto nero su bianco: “La debolezza del dollaro aggrava il danno: le tensioni commerciali deepen gli effetti…”

Un’ora decisiva per il made in Italy

Il negoziato fra Ue e Usa si gioca sul filo dell’incertezza: un accordo con dazi fissi al 15 % eviterebbe misure peggiori, ma rimarrebbero aperture e clausole da monitorare (esenzioni, tassi di cambio). Confindustria stima che ogni punto percentuale in più – o in meno – vale circa 1 miliardo di euro di export per l’Italia.

Le imprese italiane, PMI in primis, sono pronte a digerire la pillola amara: l’Europa sta lavorando sul “bazooka”, ma Roma gioca un doppio ruolo tra negoziazione e solidarietà continentale.

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