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Il Coronavirus mette in ginocchio il sistema Italia. Il Governo reagisce e mette sul piatto 25 miliardi.

- di: Diego Minuti
 

Forse nemmeno nel peggiore degli incubi si poteva pensare a quel che realmente sta accadendo in Italia, su cui la tempesta del corona virus si è abbattuta con una potenza inaudita. Tanto che, secondo calcoli che purtroppo, dovrebbero essere aggiornati di ora in ora, il 30 per cento del totale dei decessi in qualche modo ricollegabili al virus (cioè morti per o con il virus) si sono registrati nel nostro Paese. Con un bilancio di contagiati e vittime che è purtroppo fortemente provvisorio, anche alla luce delle previsioni meno pessimistiche. Come purtroppo accade in Lombardia dove i contagiati sono 14.649, i decessi 1420, con oltre seimila persone ricoverate. Un'emergenza che non è solo italiana, perché nel resto d'Europa - che pure aveva guardato con sufficienza a quanto accadeva da noi, quasi addebitandoci di non avere fatto nulla contro l'epidemia venuta dalla Cina - il numero dei contagi aumenta a dismisura. In Francia, addirittura, il numero delle persone colpite dal virus raddoppia ogni tre giorni. Gli interrogativi che si potrebbero porre, davanti a questo evento che va assumendo, giorno dopo giorno, i termini di una tragedia, sono tanti. A cominciare dalla domanda se il sistema sanitario italiano fosse preparato - e la risposta è certamente negativa - e se, una volta che si è manifestata l'epidemia-pandemia, è stato fatto tutto e, soprattutto, per il meglio. Anche se occorre sempre ricordare in Italia il sistema sanitario non è un unicum, essendo molte competenze di pertinenza delle Regioni che, in virtù delle loro prerogative, sono andate in ordine sparso e continuano a farlo. Vorremmo - come diceva nel lontano 1962 Bob Dylan - affidare la risposta al vento, quasi a scacciare i cattivi pensieri. Ma di certo se c'è una cosa che occorre dire è che, davanti ad una tragedia che non è solo nazionale, si è scatenata una bagarre di polemiche, con il fuoco della politica alimentato anche dallo strano spirito che sembra animare qualcuno che, ancora oggi, nel 2020, parla del Nord come se fosse uno Stato a parte, meritevole di una attenzione particolare a fronte di un Sud caciarone, dall'imprudenza e dall'incoscienza che sfiorano la follia. D'altra parte, a misurare il clima isterico che si è creato (mentre il Paese avrebbe bisogno di nervi saldi) basta dare un'occhiata ai canali televisivi che ormai vivono un unico, continuo palinsesto sul virus, cui danno voce, anzi aria, una partita di giro sempre eguale in cui, oltre ad eminenti studiosi e scienziati, trovano posto personaggi (molti dello spettacolo) assolutamente inattendibili, che fanno previsioni basandosi su basi scientifiche che non hanno. Anzi, sparando cifre, numeri e percentuali che definire cialtronerie è molto benevolo. Come sempre, la cartina di tornasole della sofferenza del sistema-Paese davanti ad un emergenza è data dal mercato azionario. I continui crolli della Borsa di Milano testimoniano, al di là di lievi recuperi e rimbalzi di poco conto, che l'Italia sta camminando da settimane su una lama e che potrebbe cadere, da un momento all'altro, in un precipizio senza fine. La politica, come sempre accade davanti ad eventi emergenziali, si sta comportando alla solita maniera, con qualcuno che cade nella seduzione della strumentalizzazione, cambiando idee e proposte al variare dei numeri dell'epidemia. Comunque, il piano proposto dal Governo, con il decreto presentato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, può essere parte di una soluzione, non ''la soluzione''. Perché, stanziando 25 miliardi di euro di interventi (e sottolineando la mobilitazione complessiva di 350 miliardi), cerca di dare una prima risposta al buco che si è determinato nelle piccole economie, quelle cioè che riguardano le famiglie, i lavoratori dipendenti, le imprese e, soprattutto, all'impegno profuso dagli operatori del settore sanitario, mobilitati h 24 contro il corona virus e i suoi effetti e conseguenze, talvolta pagando con la vita la loro abnegazione. Le misure sono molte ed anche complesse per cui muoversi all'interno del decreto non è molto agevole. Per quanto riguarda la materia fiscale, il decreto ha disposto la sospensione del versamento delle ritenute d'acconto in materia di contributi previdenziali ed assistenziali, oltre che dei premi per l'assicurazione obbligatoria. E' stato poi sospeso ogni adempimento fiscale con scadenza tra l'8 marzo ed il 31 marzo del 2020. Per chi esercita una attività è stato riconosciuto un credito d'imposta pari al 60 per cento del canone di locazione (relativamente al mese di marzo dell'anno in corso) di immobili che rientrano nella categoria catastale c/1. Nell'ambito delle iniziative mirate a fronteggiare  il contagio da corona virus verrà riconosciuto un credito di imposta (per il 2020) nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro. Altri provvedimenti riguardano, per la Giustizia, il differimento delle udienze, con la sospensione dei termini; il varo di un nuovo trattamento di cassa integrazione ordinaria, mentre alle Regioni viene riconosciuta la possibilità di autorizzare una cassa integrazione salariale per quelle imprese che non ne fruivano in base alle vigenti disposizioni in materia. Ai professionisti, ai titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ai lavoratori del comparto agricolo e di quello dello spettacolo viene riconosciuta una indennità una tantum di 500 euro. Per i lavoratori dipendenti del settore privato è stato riconosciuto un congedo parentale (non superiore a 15 giorni) con una indennità pari al 50 per cento della retribuzione. In alternativa, un bonus da 600 euro per servizi di baby-sitting. I genitori lavoratori dipendenti del settore pubblico o privato accreditato hanno diritto a fruire di un congedo di lavoro indennizzato. Tra le decisioni adottate anche l'autorizzazione, conferita alla Protezione civile, di requisire (in uso o proprietà) immobili ritenuti necessari per ospitare strutture dedicate al contrasto al corona virus. Una misura che era stata di fatto annunciata riguarda la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa per chi è in difficoltà, di cui fruiranno anche gli autonomi, senza necessità di presentare l’Isee. Di fatto viene ampliata la platea di possibili fruitori del Fondo Gasparrini - attualmente riservato alle famiglie in difficoltà per la perdita del lavoro, morte o non autosufficienza - allargandola anche anche a lavoratori autonomi o liberi professionisti, che dimostrino la condizione di difficoltà legata all'emergenza, con conseguente calo dei rispettivi introiti.

 

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