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Lo spread Btp-Bund ai minimi dal 2021, Confcommercio: “Crescita del 2025 tutta da costruire”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Lo spread Btp-Bund ai minimi dal 2021, Confcommercio: “Crescita del 2025 tutta da costruire”

Il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi è sceso sotto la soglia dei 105 punti base, attestandosi a 104,8 punti, il livello più basso dal 2021. Un dato che riflette una maggiore stabilità del mercato obbligazionario italiano e un premio di rischio sul debito sovrano in diminuzione, segnale positivo sia per il governo che per gli investitori.

Lo spread Btp-Bund ai minimi dal 2021

Il rendimento del Btp decennale si attesta al 3,56%, mentre quello del Bund tedesco di pari durata segna il 2,51%. La riduzione dello spread è trainata dalle aspettative di un allentamento delle politiche monetarie da parte della Banca Centrale Europea, con gli investitori che scontano una possibile riduzione dei tassi già nella prima metà del 2025.

Tuttavia, se sul fronte dei mercati finanziari si registra una maggiore fiducia, il quadro macroeconomico interno resta fragile. La crescita economica italiana procede con difficoltà, frenata da consumi deboli, investimenti incerti e un’inflazione che, pur rientrata rispetto ai picchi del 2022-2023, continua a pesare sul potere d’acquisto delle famiglie.

Confcommercio: “Manca la spinta dei consumi, crescita del 2025 da costruire da zero”

A sottolineare le criticità della congiuntura italiana è Confcommercio, che nel suo ultimo aggiornamento economico avverte: “L’auspicata crescita del 2025 va tutta costruita da zero”.

Secondo l’associazione, il Pil di febbraio sarebbe rimasto fermo rispetto a gennaio, con un incremento limitato allo 0,2% su base mensile. Una dinamica che conferma la debolezza della ripresa, già evidenziata nei mesi precedenti.

L’elemento più preoccupante è la scarsa propulsione della domanda interna, con i consumi che a gennaio hanno registrato una crescita appena dello 0,3%, insufficiente a sostenere un’accelerazione economica significativa.

Secondo Confcommercio, le cause principali della frenata nei consumi sono l’erosione del potere d’acquisto, ancora condizionata dall’inflazione accumulata negli ultimi anni, e le tensioni sui prezzi dell’energia, che continuano a pesare sulle spese delle famiglie. La stretta monetaria della BCE, pur efficace nel contenere l’inflazione, ha inoltre ridotto la liquidità disponibile, rendendo più costoso l’accesso al credito per imprese e consumatori.

A fronte di questi fattori, il 2025 rappresenta un’incognita: senza misure concrete di sostegno alla crescita, l’economia italiana rischia di rimanere in una fase di stagnazione prolungata.

Mercati e politica economica: le sfide per il governo italiano

Il calo dello spread rappresenta un segnale positivo per il Tesoro, che potrebbe beneficiare di un costo del debito più contenuto nelle prossime emissioni di titoli di Stato. Tuttavia, la sfida per il governo resta quella di coniugare il sostegno alla crescita con la necessità di mantenere i conti pubblici sotto controllo, soprattutto in vista delle nuove regole fiscali europee.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte ribadito la necessità di un equilibrio tra stabilità finanziaria e rilancio degli investimenti, con particolare attenzione al Pnrr, che rappresenta un’opportunità fondamentale per stimolare la crescita e rafforzare le infrastrutture del Paese.

Un altro nodo centrale è quello delle riforme strutturali, essenziali per migliorare la competitività del sistema produttivo e attrarre investimenti esteri. La riduzione dello spread potrebbe aiutare in questa direzione, migliorando la percezione dell’Italia sui mercati internazionali, ma servono misure concrete per consolidare il trend positivo.

Secondo gli analisti, un ulteriore miglioramento dello spread dipenderà da due fattori principali: le prossime decisioni della BCE sui tassi d’interesse e le mosse del governo italiano sul fronte fiscale e delle riforme.

Le prospettive: tassi, inflazione e il ruolo della BCE

Se lo spread Btp-Bund ha toccato i minimi dal 2021, il merito è in parte legato alle aspettative di un cambio di rotta da parte della BCE. Dopo un biennio di rialzi aggressivi, la Banca Centrale Europea potrebbe iniziare a tagliare i tassi già nei primi mesi del 2025, allentando così la pressione sui mercati finanziari e favorendo una ripresa del credito.

L’inflazione, pur rientrata rispetto ai livelli di emergenza, rimane comunque un fattore di rischio. In particolare, gli analisti osservano con attenzione l’andamento dei prezzi dell’energia, che potrebbero tornare a salire in caso di nuovi shock geopolitici.

Un altro elemento da monitorare sarà l’andamento della crescita nell’Eurozona. L’Italia non è l’unico Paese a soffrire una ripresa lenta: anche la Germania, locomotiva economica dell’Europa, sta registrando segnali di debolezza. Un rallentamento generalizzato potrebbe spingere la BCE ad accelerare il taglio dei tassi, con un impatto positivo sui rendimenti obbligazionari e, di conseguenza, sullo spread.

Nel frattempo, il governo italiano dovrà muoversi con prudenza, cercando di rafforzare la fiducia degli investitori senza compromettere la sostenibilità del debito.

Il calo dello spread sotto i 105 punti base rappresenta una buona notizia per i mercati finanziari, ma non basta a garantire una crescita economica solida e duratura. L’Italia si trova ancora in una fase di incertezza, con consumi deboli, investimenti incerti e un Pil che fatica a prendere slancio.

Confcommercio lancia un monito chiaro: il 2025 sarà un anno decisivo, ma la crescita dovrà essere costruita con misure concrete di rilancio della domanda interna e di sostegno alle imprese.

Il governo dovrà quindi affrontare una doppia sfida: approfittare del calo dei rendimenti per gestire al meglio il debito pubblico, senza però trascurare l’urgenza di stimolare la ripresa economica. Il tutto in un contesto internazionale che rimane incerto, tra le mosse della BCE, le tensioni geopolitiche e le nuove dinamiche del commercio globale.

Per ora, il messaggio che arriva dai mercati è positivo. Ma la strada per una crescita solida e duratura resta ancora tutta da costruire.

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