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Confcommercio Campania: "Per rilanciare il Sud, si riparta dal terziario"

- di: Daniele Minuti
 
Confcommercio Campania: 'Per rilanciare il Sud, si riparta dal terziario'
Si è tenuta presso l'Università Federico II di Napoli l'Assemblea pubblica di Confcommercio Campania sulle prospettive del terziario nella regione, durante la quale Mariano Bella, direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, ha presentato il report sull'economia campana.

Si è tenuta l'Assemblea pubblica di Confcommercio Campania sulle prospettive del terziario

Con le sue parole, Bella ha spiegato come la questione demografica sia di vitale importanza per il Mezzogiorno (dal 2007 sono scomparse 800.000 persone), con l'emigrazione da Sud a Nord che è calata mentre è salita quella dal Nord all'estero. Dove investire quindi? Sull'istruzione per i giovani, carburante per il Prodotto Interno Lordo di altri Paesi e, nonostante l'Italia abbia ben reagito alle crisi degli ultimi anni, è importante proseguire su questa strada continuando a muoversi sulle linee tracciate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Tutto questo con un atteggiamento forte in sede europea, in modo da fermare la speculazione legata al caro energia: sarà fondamentale infatti trovare un'intesa e avere a disposizione risorse per sostenere le imprese. E il settore terziario deve essere la base su cui l'Italia, e il Sud in particolare, dovrà prendere forza.

A tracciare le conclusioni dei lavori dell'Assemblea è stato Carlo Sangalli, presidente nazionale di Confcommercio"Dopo due anni di profonda crisi da Covid-19, oggi inflazione e crisi energetica sono “la nuova pandemia” che mette a serio rischio sopravvivenza le imprese del terziario. Da qui alla prima metà del 2023, secondo le nostre stime (avete sentito Mariano Bella poco fa), almeno 120mila piccole imprese potrebbero cessare l’attività con la perdita di oltre 370mila posti di lavoro. Sono emergenze che si sommano alla debolezza strutturale della crescita e dei consumi unita ad una eccessiva pressione fiscale, che caratterizza la nostra economia. Tre sono quindi le grandi emergenze che il nuovo governo si troverà ad affrontare da subito, anche in raccordo con l’Europa: fronteggiare l’emergenza energetica, contenere l’inflazione e contrastare il pericolo recessione. E per fare questo servono interventi strutturali, a cominciare dal cosiddetto “energy recovery fund”, dalla fissazione di un tetto al prezzo del gas e dalla revisione dei meccanismi e delle regole di formazione del prezzo dell’elettricità. Dunque, subito, ripeto subito occorre sostenere le imprese sul versante del costo insopportabile delle bollette, con misure legate a questa emergenza. Ma occorrono anche interventi mirati e più robusti sul cuneo fiscale e contributivo, detassando gli aumenti dei rinnovi contrattuali e rafforzando le misure in tema di credito alle imprese. E, naturalmente, occorre mettere a terra riforme ed investimenti del PNRR. Solo così si potranno rilanciare occupazione, redditi e consumi, rilanciando anche un clima di fiducia che è indispensabile al buon andamento dell’economia. La fiducia, guardate, non è però solo importante per il mercato, ma è fondamentale anche per il circuito della rappresentanza. Nelle ultime elezioni, abbiamo osservato con preoccupazione la crescita dell’astensionismo di quasi 10 punti percentuali. Un trend che era già evidente nelle ultime tornate amministrative e che oggi è quasi sconcertante: 36%, con punte di astensionismo del 50% in Regioni proprio come la Campania e sull’astensionismo è come se in questi anni una parte del Paese si fosse “chiusa” alla partecipazione, come se fosse entrata -lasciatemelo dire così- in un “lockdown civico”, quasi con l’idea che non si possa più fare la differenza davanti ai fenomeni globali. E questo atteggiamento individuale ha una ricaduta forte anche per le aggregazioni sociali come le associazioni di rappresentanza, come noi. Quante volte in questi anni abbiamo visto nascere dall’esasperazione comitati e aggregati – per lo più virtuali, sempre improvvisati– che approfittano della protesta senza la capacità di proposta. C’è un’enorme differenza tra una rappresentanza ancorata a precisi interessi economici e territoriali e una rappresentanza astratta, svincolata da qualsiasi radicamento. E, alla fine, svincolata da qualsiasi responsabilità. Per questo l’impegno di organizzazioni come la nostra deve essere in un certo senso quello di “ancorare” la rappresentanza. Ancorarla agli interessi reali, agli interessi dei nostri settori e a quelli delle città che rappresentiamo economicamente. Ancorarla ad una storia collettiva e ad un grande sistema plurale, capace di traguardare l’interesse particolare in quello generale. Il nostro ruolo deve essere quello di ancorare la rappresentanza a nuove competenze, continuando nel ruolo di filtro e spugna. Filtro per filtrare le istanze dal basso della società trasformandole in istanze aggregate, collettive, perciò politiche. E, dall’altra parte, spugna per assorbire la complessità –che come dice l’amico professore, Giuseppe De Rita- è segno di una società moderna. Infine, e forse soprattutto, la nostra deve essere una rappresentanza ancorata alla responsabilità. La “responsabilità”, la capacità di dare risposte. In questo senso, la nostra articolazione sui territori è fondamentale, come si vede anche dal momento di stamattina dedicato alle “province a confronto”. Perché questa è la dimensione territoriale in cui mettiamo a terra la nostra rappresentanza. Davanti ad una diffusa e profonda condizione di incertezza, nelle identità e nelle appartenenze, l’orizzonte della rappresentanza è ripartire dalle comunità più vicine ai cittadini. Dai quartieri attraverso ai comuni fino alla Regione. Permettetemi un accenno al ruolo della Regione, approfittando della presenza del Presidente De Luca. Per noi la Regione resta un interlocutore fondamentale come istituzione intermedia tra amministrazioni locali, Stato centrale ed Europa. Lo abbiamo visto concretamente nell’emergenza – penso alla drammatica stagione della Pandemia- e lo vedremo sempre di più nell’applicazione del PNRR. E questa “alleanza” tra comunità locali e regionale è, del resto, la chiave di lettura anche di questa stagione della Confcommercio della Campania".
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