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Bonus governativi, Federcontribuenti: “Più equità e controlli, l’ISEE non basta”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Bonus governativi, Federcontribuenti: “Più equità e controlli, l’ISEE non basta”

Nella foto, il Presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella

Il sistema dei bonus sociali e dei contributi statali, pensato per sostenere famiglie e cittadini in difficoltà, continua a generare discussioni e polemiche. Federcontribuenti, associazione che da anni segue i temi fiscali e di giustizia sociale, ha lanciato un appello diretto al Governo: servono criteri più equi e verifiche più approfondite per garantire che gli aiuti arrivino davvero a chi ne ha bisogno.

Bonus governativi, Federcontribuenti: “Più equità e controlli, l’ISEE non basta”

Il punto critico individuato riguarda l’ISEE, l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, che oggi rappresenta la bussola quasi esclusiva per la distribuzione dei sussidi. Lo strumento, per quanto utile, non riesce a fotografare con precisione il reale tenore di vita delle famiglie italiane. Accade così che nuclei che risultano formalmente “poveri” possano in realtà contare su redditi non dichiarati, frutto di lavori in nero o di entrate non tracciabili. L’effetto è paradossale: chi evade riesce a rientrare nei parametri previsti e ottiene il bonus, mentre famiglie che rispettano le regole e dichiarano tutto vengono escluse per pochi euro di reddito in più rispetto alla soglia.

Il nodo evasione fiscale
Secondo Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, i numeri dell’evasione fiscale mostrano con chiarezza la dimensione del problema. Le stime ufficiali del Ministero dell’Economia parlano di circa 100 miliardi di euro sottratti ogni anno al fisco, un quarto dei quali legati all’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. In questo contesto, continuare a utilizzare l’ISEE come unico strumento di selezione rischia di premiare chi riesce a nascondere parte delle proprie entrate, penalizzando i cittadini onesti.

Verso controlli più trasparenti
L’associazione chiede dunque un sistema di controlli più articolato e trasparente, capace di incrociare i dati provenienti da diverse fonti. Non basta fotografare il reddito dichiarato: occorre valutare il reale stile di vita delle famiglie, il possesso di beni durevoli, le abitudini di consumo e le spese effettive. Incrociare queste informazioni con le banche dati di Inps, Agenzia delle Entrate e Catasto permetterebbe di disegnare un quadro più realistico delle condizioni economiche. Un’operazione che richiede investimenti in tecnologia e personale, ma che, secondo Federcontribuenti, garantirebbe un ritorno in termini di equità e di risparmio di risorse pubbliche.

Una questione politica e sociale
Il tema non è solo tecnico, ma profondamente politico. La gestione dei bonus è spesso percepita dall’opinione pubblica come terreno fertile per abusi e favoritismi, e questo mina la fiducia nelle istituzioni. I cittadini che rispettano le regole e che faticano a superare la quotidianità si sentono doppiamente penalizzati: da un lato devono fare i conti con il peso delle tasse, dall’altro vedono gli aiuti indirizzati verso chi dichiara poco o nulla al fisco. La conseguenza è un diffuso senso di ingiustizia sociale che rischia di tradursi in ulteriore sfiducia nel sistema.

Impatti economici per lo Stato
Le ricadute economiche di questo meccanismo distorto non sono trascurabili. Ogni volta che un bonus finisce a un beneficiario non realmente bisognoso, lo Stato spreca risorse che avrebbero potuto sostenere famiglie vulnerabili. In una fase in cui la politica economica deve conciliare rigore di bilancio e sostegno al reddito, l’inefficienza nell’assegnazione degli aiuti si traduce in minore capacità redistributiva e in maggiori tensioni sociali.

Una sfida per il Governo
Federcontribuenti invita quindi l’esecutivo a rivedere il sistema, puntando a criteri di assegnazione più trasparenti e a controlli fiscali incrociati, per ridare credibilità all’intero meccanismo. Non si tratta, sottolinea l’associazione, di ridurre i bonus o di limitarne la portata, ma di renderli davvero strumenti di equità. In gioco non c’è soltanto la correttezza formale delle procedure, ma la coesione stessa del tessuto sociale e la percezione di giustizia che i cittadini hanno nei confronti dello Stato.

Equità come priorità
La sfida, conclude Paccagnella, è garantire priorità ai cittadini che dichiarano tutto e che vivono in condizioni oggettive di difficoltà. Un obiettivo che richiede volontà politica e capacità di innovare i sistemi di valutazione, ma che rappresenta l’unico modo per restituire credibilità a uno strumento nato con finalità nobili e oggi troppo spesso distorto.

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