Paradosso grillino: Bonisoli al Formez, con uno stipendio superiore a Tridico

- di: Diego Minuti
 
Chissà quanti tra i grillini (siano essi stati beneficiati di una elezione a qual si voglia scranno o seggio o ministero; siano essi semplici simpatizzanti) stanno ripensando alle loro convinzioni assistendo allo spettacolo cui dà vita il loro movimento. E non parlo della guerriglia interna tra bande per decidere chi dovrà essere il capo e i rapporti con la Casaleggio associati, sempre molto ambigui ed a senso unico, con direzione Milano.

La cosa che dovrebbe sconcertare, se solo si guardasse ad essa con la giusta onestà mentale, è che i grillini, nati per spazzare il mondo della politica tradizionale, stanno facendo come, se non peggio, di quella classe che, a parole, hanno tanto vituperato. E lo fanno piazzando loro amici o amichetti in posti ad alta retribuzione, come consigli d'amministrazione e vertici di enti statali. Nulla di nuovo sotto il sole, comunque, perché la politica italiana ci ha abituato a queste cose sistemando, nel momento in cui si agguanta il potere, persone vicine in posti di comando. Ma qui non si tratta di spoil system, come accade ad esempio in America dove chi vince un'elezione sostituisce la nomenklatura precedente con persone di sua fiducia. Lì è un ricambio ciclico, che deve sottostare all'esito di una elezione e che comunque fa parte del sistema. In Italia non è così, almeno ufficialmente, perché la politica non premia la professionalità, ma sazia solo il suo rapace sentimento di accaparramento.

Non sto parlando di raccomandazioni (male atavico del nostro Paese) e nemmeno di nepotismo (che almeno ha una giustificazione nella ''salvaguardia'' degli interessi della famiglia). No, parlo di quelle nomine che sono talmente inspiegabili da rasentare il crimine (politico, ovviamente, trattandosi del tradimento delle promesse fatte agli elettori).
In questa riedizione nel Palazzo del gioco ''chi tardi arriva male alloggia'', i grillini si sono fatti notare per la disinvoltura del loro comportamento. In ogni caso, e questo va a loro merito, hanno fatto scoprire, al Paese e forse al mondo intero, delle eccellenze nella formazione di boiardi di Stato, come l'ormai famoso liceo Imbriani, di Pomigliano d'Arco, che sta sfornando consiglieri d'amministrazione, revisori dei conti, sindaci (di società), sempre ottimamente retribuiti. Che poi siano tutti amici di Luigi Di Maio (che a loro differenza l'università l'ha frequentata pochino e non fino alla fine) crediamo sia solo una coincidenza, singolare, ma pur sempre coincidenza.

La ''scatoletta di tonno'', il Parlamento secondo la vulgata grillina, è ancora ermeticamente chiusa, ma questo non significa che i Cinque Stelle abbiano proseguito nella guerra di religione contro la casta. L'ultimo esempio di come l'originaria ideologia grillina (fatta di insulti,minacce, sfottò) sia un ricordo viene dalla incredibile vicenda di Alberto Bonisoli. Se questo cognome a qualcuno dice qualcosa, è il caso di spiegare che è stato ministro per i Beni Culturali - in quota 5S - nel primo governo Conte.

Un'esperienza certo non straordinaria, posto che nessuno si ricorda di lui o di qualcosa di cui si sia reso protagonista in positivo. Non confermato nel Conte 2, Bonisoli restava per i Cinque stelle un problema che si può tradurre in una sola domanda: che ne facciamo?
In altri Paese questo interrogativo non si sarebbe nemmeno posto, ma non in Italia, non in quella, almeno, dei Cinque stelle, il partito che doveva rivoltare la politica come un calzino e non lo ha fatto. Non in Italia, come ieri ha scritto, su Repubblica, Sergio Rizzo svelando che Bonisoli, il 29 aprile scorso, con una delibera a firma del ministro per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone (non ci crederete, grillina pure lei), è stato nominato presidente del Formez, incarico per il quale gli sarà corrisposto un compenso annuo complessivo di 172 mila euro (lordi). Ovvero di più dei 150 mila euro per il presidente dell'Inps, Tridico, che hanno fatto gridare allo scandalo. Solo che l'Inps ha 30 mila dipendenti e gestisce 300 miliardi all'anno; il Formez ha 300 dipendenti, con una disponibilità annua di 40 milioni.

Si dirà: ma qualcuno il presidente del Formez doveva pure farlo. Di sicuro, ma Bonisoli, carte alla mano, manca dei requisiti espressamente richiesti per la carica. Ma, si potrà obiettare, è il classico pelo nell'uovo che si va a cercare. Può darsi, ma questa disinvoltura dei Cinque stelle nel nominare l'uomo sbagliato al posto giusto sta diventando una costante. E, come dice l'adagio caro a Giulio Andreotti, a pensar male...

Per sgombrare l'ipotesi di una nomina improntata alla superficialità ce n'è stata un'altra, quasi contestuale, quella del direttore generale del Formez, nella persona di Mario Willem Campo, che percepirà 182 mila euro all'anno (sempre al lordo, ma comunque non da buttare via). Ma anche in questo caso ci sono delle ''coincidenze''. Una è che Campo è concittadino (Cuneo) del ministro Dadone, e questo potrebbe essere un caso. La seconda è che il neodirettore generale di Formez Pa è un ex consigliere regionale grillino in Piemonte.
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2022
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