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Paura e obbedienza a Trump, così gli oligarchi Usa manipolano l’opinione pubblica. L’ultimo caso di opportunismo: Bezos

- di: Giuseppe Castellini (Direttore Editoriale di Italia Informa)
 
Paura e obbedienza a Trump, così gli oligarchi Usa manipolano l’opinione pubblica. L’ultimo caso di opportunismo: Bezos

Il miliardario Bezos, padrone di Amazon e di molto altro, impone una linea editoriale a sostegno di libertà individuali e libero mercato, ma si tratta di censura mascherata. Dimissioni, abbonamenti in calo e accuse di manipolazione.

Un uomo solo al comando
Jeff Bezos ha deciso che il Washington Post non sarà più un giornale aperto al confronto delle idee, ma uno strumento per promuovere la sua personale visione del mondo. L’annuncio è arrivato il 26 febbraio scorso: la sezione Opinioni del quotidiano seguirà due soli principi, “le libertà personali e i liberi mercati”. “Naturalmente tratteremo anche altri argomenti, ma la pubblicazione di punti di vista che si oppongono a questi pilastri sarà lasciata ad altri”, ha dichiarato Bezos in un post su X, l’ex Twitter, piattaforma oggi controllata da Elon Musk.
Questa decisione segna un punto di non ritorno per un giornale che, sotto la precedente direzione, aveva avuto un ruolo cruciale nel mantenere il potere sotto controllo. “Bezos sta distruggendo l’indipendenza del Post per servire i suoi interessi personali”, ha detto al Guardian Margaret Sullivan, ex editorialista del giornale. Non vuole un giornale, vuole un megafono”.

Dimissioni, proteste e cancellazioni di massa degli abbonamenti, via almeno in 250mila
Le reazioni interne non si sono fatte attendere. David Shipley, responsabile della sezione Opinioni, si è dimesso con effetto immediato, lasciando un vuoto difficile da colmare. Molti giornalisti del Post temono ora che la stretta di Bezos non si limiterà agli editoriali, ma possa arrivare a influenzare anche la copertura delle notizie.
La notizia ha avuto ripercussioni anche tra i lettori. Secondo il New York Post, più di 250.000 abbonati hanno cancellato la loro sottoscrizione nei giorni successivi all’annuncio, una reazione che dimostra quanto questa svolta sia percepita come un tradimento della missione originaria del quotidiano.

Un piano per manipolare l’opinione pubblica?
Le mosse di Bezos non sono un fulmine a ciel sereno. Già durante la campagna elettorale del 2024, aveva bloccato un editoriale a favore di Kamala Harris, con la motivazione che un endorsement avrebbe reso il giornale “parziale. Ora, con la sua nuova linea, la parzialità è invece diventata una regola, purché sia al servizio di una precisa ideologia.
Non sorprende che Bezos abbia scelto X per il suo annuncio. La piattaforma di Musk è diventata un canale di propaganda per le destre radicali e per il ritorno di Donald Trump. Non è difficile vedere un filo conduttore tra queste mosse: miliardari con enormi interessi economici che cercano di condizionare l’opinione pubblica per garantirsi protezione politica e vantaggi fiscali.

La strategia della paura
Secondo Martin Baron, ex direttore del Post, c’è un motivo preciso dietro questa svolta: il timore di ritorsioni governative. “Non ho il minimo dubbio che lo sta facendo per paura di conseguenze negative per i suoi altri affari”, ha dichiarato al Guardian. Bezos non ha mai digerito il fatto che, sotto Trump, il Pentagono abbia negato ad Amazon un contratto da 10 miliardi di dollari, apparentemente come ritorsione per le inchieste scomode del giornale.
Oggi, con Trump alla Casa Bianca, il miliardario ha deciso di schierarsi apertamente, garantendosi una posizione favorevole in un futuro che appare sempre più incerto per la libertà di stampa.

Un pericoloso precedente

Il controllo dei media da parte di grandi gruppi economici non è una novità, ma la vicenda del Washington Post rappresenta un caso particolarmente preoccupante. La decisione di Bezos arriva mentre altri giganti dell’informazione stanno operando scelte simili: MSNBC ha recentemente licenziato molte delle sue voci più critiche nei confronti di Trump, mentre Disney ha versato 15 milioni di dollari per chiudere una causa intentata dall’ex presidente per diffamazione.
Mark Zuckerberg, dal canto suo, ha annunciato che Facebook non si occuperà più di moderazione dei contenuti, lasciando campo libero a fake news e propaganda. Il tutto con una strategia ben chiara: “Lavoreremo con il presidente per respingere i governi di tutto il mondo. Stanno perseguitando le aziende americane e spingendo per censurare di più”, ha dichiarato Zuckerberg ai suoi investitori.

 


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