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Beko, rischio chiusure in Italia: il governo chiede 300 milioni di investimenti

- di: Marta Giannoni
 
Beko, rischio chiusure in Italia: il governo chiede 300 milioni di investimenti

Oggi, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), si è tenuto un incontro cruciale riguardante il futuro degli stabilimenti italiani di Beko Europe. Il ministro Adolfo Urso ha sottolineato l’importanza dell’intervento governativo attraverso il Golden Power per preservare le attività produttive nel Paese. Ha evidenziato come, grazie a questa misura, sia stato possibile evitare scenari simili a quelli verificatisi in Polonia e nel Regno Unito, dove la chiusura di stabilimenti ha comportato significativi licenziamenti.

La richiesta del governo: un piano industriale da 300 milioni di euro 
Durante l’incontro, il ministro Urso ha esortato la proprietà a presentare un nuovo piano industriale che preveda investimenti per almeno 300 milioni di euro. L’obiettivo è colmare il divario di competitività attraverso l’innovazione tecnologica dei prodotti e la modernizzazione degli impianti presenti sul territorio nazionale, garantendo al contempo la salvaguardia di tutte le attività produttive. Urso ha dichiarato: “Di fronte a questo impegno, noi metteremo in campo gli strumenti del ministero e di Invitalia, come gli accordi di innovazione, i contratti di sviluppo o il Piano Transizione 5.0 per l’efficientamento energetico” .

La posizione dei sindacati: ritiro dei piani di licenziamento e chiusure
I rappresentanti sindacali presenti all’incontro hanno espresso forte preoccupazione per i piani annunciati dalla multinazionale, che prevedono la chiusura di due stabilimenti in Italia e oltre 1.900 esuberi. Barbara Tibaldi, segretaria nazionale della Fiom Cgil, ha affermato: “Oggi l’azienda deve rinunciare all’apertura delle procedure di licenziamento e di chiusura e deve mettere degli investimenti” . Massimiliano Nobis, segretario nazionale della Fim Cisl, ha aggiunto: “Ci aspettiamo che si entri nel merito dell’aspetto industriale, della salvaguardia di tutti gli stabilimenti e del rilancio del marchio” .

La protesta dei lavoratori: determinazione e unità
In concomitanza con l’incontro al Mimit, circa 500 lavoratori di Beko provenienti da vari siti italiani si sono riuniti in presidio davanti alla sede del ministero. Con cartelli e cori, hanno manifestato la loro determinazione a difendere i posti di lavoro e a chiedere un futuro certo per gli stabilimenti italiani. Tra i presenti, anche delegati sindacali e rappresentanti delle istituzioni locali, a testimonianza di una mobilitazione corale a sostegno dei lavoratori.

Il contesto europeo: chiusure e licenziamenti
La situazione italiana si inserisce in un contesto europeo più ampio, dove Beko Europe ha già proceduto alla chiusura di stabilimenti e a significativi tagli occupazionali. In Polonia, ad esempio, due impianti sono stati chiusi, con la conseguente perdita di 1.800 posti di lavoro. Nel Regno Unito l’azienda ha cessato le attività, lasciando molti lavoratori senza impiego. Questi precedenti hanno alimentato le preoccupazioni dei sindacati e dei lavoratori italiani riguardo al futuro degli stabilimenti nel Paese.

Le prospettive future: dialogo e possibili sanzioni
Il ministro Urso ha ribadito la disponibilità del governo a supportare l’azienda, a condizione che questa presenti un piano industriale adeguato che garantisca la continuità produttiva e occupazionale in Italia. Ha inoltre ricordato che, in assenza di un impegno concreto da parte di Beko, il governo potrebbe ricorrere a misure sanzionatorie previste dal Golden Power. Il prossimo incontro tra le parti è previsto nelle prossime settimane, con l’auspicio di giungere a una soluzione condivisa che tuteli i lavoratori e valorizzi il patrimonio industriale italiano.
La vicenda Beko rappresenta un banco di prova significativo per la politica industriale italiana e per la capacità del governo di utilizzare strumenti come il Golden Power per tutelare gli interessi nazionali. La richiesta di un piano industriale con investimenti sostanziali e la mobilitazione dei lavoratori evidenziano la necessità di un dialogo costruttivo tra tutte le parti coinvolte, al fine di garantire un futuro sostenibile per l’industria degli elettrodomestici in Italia.

(Nella foto, tavolo di confronto al MIMIT su Beko)


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