Nel cuore della finanza italiana si apre una partita decisiva tra fusioni, scalate e nuove alleanze. A guidare le danze è Andrea Orcel, ma il risiko coinvolge anche Siena, Trieste e Modena.
Aprile da dentro o fuori per le grandi manovre bancarie
Aprile sarà il mese clou del risiko bancario italiano. Dopo settimane di attese, rinvii tattici e schermaglie a distanza, il sistema del credito si prepara a vivere una delle stagioni più turbolente e decisive degli ultimi anni. A dare il via alle ostilità è stato UniCredit, che ha varato ufficialmente l’aumento di capitale da circa 10,1 miliardi di euro al servizio dell’offerta pubblica di scambio (OPS) su Banco BPM. L’operazione, già autorizzata dalla Bce, prevede l’emissione di 278 milioni di nuove azioni e rappresenta il primo vero colpo di un mese destinato a ridisegnare la mappa bancaria del Paese.
Il consiglio d’amministrazione guidato da Andrea Orcel si è riunito il 30 marzo per esercitare la delega concessa dall’assemblea degli azionisti e mettere sul tavolo le nuove carte. “È un passaggio fondamentale per consolidare la nostra posizione di leadership nel mercato italiano”, ha dichiarato Orcel in conferenza stampa a Milano.
Banco BPM resiste, ma il fronte si incrina
L’offerta, che UniCredit potrebbe tenere aperta fino a metà giugno, verrà ufficialmente lanciata dopo l’approvazione del prospetto da parte della Consob, attesa entro pochi giorni. Il consiglio di Banco BPM si prepara a respingere per l’ennesima volta l’offerta, ritenuta ostile e sottovalutata. Tuttavia, la situazione è più fluida del previsto: l’OPA su Anima, che si concluderà il 5 aprile, porterà Banco BPM a rafforzare la propria posizione nel risparmio gestito, ma al tempo stesso aumenterà l’esposizione in Mps, con una quota del 9% tra partecipazioni dirette e indirette. Una mossa che potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio.
Mps verso Mediobanca: una scalata sostenuta dal governo
A Siena si gioca un’altra partita cruciale. Il 17 aprile l’assemblea straordinaria di Mps sarà chiamata ad approvare l’aumento di capitale destinato a sostenere l’offerta pubblica su Mediobanca. Il CEO Luigi Lovaglio punta a chiudere l’operazione entro luglio, dopo il via libera delle autorità. “Questa è un’occasione storica per rafforzare il sistema bancario italiano su basi industriali solide”, ha detto Lovaglio.
Dietro le quinte, il governo spinge per la riuscita dell’operazione. Il Ministero dell’Economia (Mef), Delfin (di Del Vecchio) e Francesco Gaetano Caltagirone rappresentano un blocco che potrebbe arrivare a oltre il 40% del capitale di Mediobanca, sufficiente per superare le perplessità di alcuni investitori istituzionali. Il proxy advisor Iss, infatti, ha raccomandato di votare contro.
Generali osserva da Trieste, ma la resa dei conti è vicina
Anche a Trieste si gioca una partita ad alta tensione. Il 24 aprile l’assemblea di Generali dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Tre le liste in campo: quella di Mediobanca (azionista di riferimento), quella di minoranza presentata da Caltagirone e una terza di Assogestioni. Fondamentale sarà l’orientamento di grandi azionisti come la famiglia Benetton (4,5%) e la stessa UniCredit (5,2%).
La contesa ruota attorno al ruolo che Generali potrebbe giocare nel risiko bancario: un eventuale allineamento con Siena, Delfin e Caltagirone costituirebbe un fronte compatto capace di cambiare radicalmente gli assetti del potere finanziario italiano.
Modena, Sondrio e la mossa Unipol
Nel frattempo, Bper — sostenuta da Unipol — guarda alla Popolare di Sondrio. Il 18 aprile l’assemblea di Modena voterà l’aumento di capitale propedeutico all’OPS sull’istituto valtellinese. “Voteremo a favore”, ha confermato il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, lasciando intendere che sulla banca valtellinese “c’è attenzione anche da parte di attori internazionali”, riferendosi in particolare all’olandese ING.
La vigilanza europea prende posizione
La Banca centrale europea osserva con attenzione lo scacchiere. Secondo quanto riportato dal Financial Times, i vertici di Mediobanca hanno segnalato alla vigilanza le manovre coordinate di Caltagirone e Delfin su Mps e Generali. Un eventuale consolidamento occulto, senza previa autorizzazione, rappresenterebbe una violazione delle regole europee sul controllo bancario.
Una primavera di ferro e fuoco
Il mese di aprile si apre come una miccia accesa sotto l’intero sistema bancario italiano. I dossier aperti sono tanti, le incognite pure. Ma una cosa è certa: tra Milano, Siena, Trieste e Modena, le prossime settimane definiranno per anni gli equilibri di potere nella finanza nazionale. E il rischio, più che il risiko, è che i giochi si facciano duri anche per i piccoli azionisti e per i clienti delle banche, spesso lasciati ai margini di operazioni guidate da strategie di potere più che da logiche di servizio.