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Banco BPM e UniCredit con il fiato sospeso in attesa del verdetto BCE: può cambiare le regole del gioco

- di: Jole Rosati
 
Banco BPM e UniCredit con il fiato sospeso in attesa del verdetto BCE: può cambiare le regole del gioco

Il settore bancario italiano vive giorni decisivi. Da un lato, Banco BPM consolida il suo piano di crescita autonoma con il sostegno degli investitori istituzionali. Dall’altro, UniCredit attende il via libera della Banca Centrale Europea sul controverso “Danish Compromise”, una misura che potrebbe ribaltare gli equilibri dell’OPA su Anima Holding. Intanto, il sindacato lancia l’allarme: “La politica rischia di bloccare tutto”.

Il roadshow di Banco BPM e il patto con le fondazioni
Giuseppe Castagna (foto), amministratore delegato di Banco BPM, ha portato avanti con successo il roadshow dedicato alle PMI, facendo tappa a Bergamo dopo le precedenti presentazioni a Milano e Brescia. “Le piccole e medie imprese, le famiglie e le comunità locali sono il cuore del nostro modello di banca”, ha dichiarato Castagna durante un incontro con gli imprenditori bergamaschi.
Il sostegno più importante, però, arriva dalle Casse di Previdenza e dalle fondazioni bancarie, che hanno rinnovato il loro appoggio al “patto di stabilità” su Banco BPM. Questo accordo, che coinvolge investitori con circa il 6,5% del capitale, rappresenta un chiaro segnale di fiducia nella strategia “stand alone” della banca, in netto contrasto con la possibile acquisizione da parte di UniCredit.

L’OPA su Anima e l’incognita del “Danish Compromise”

Mentre Banco BPM lavora alla sua indipendenza, UniCredit è alle prese con un’operazione delicatissima: l’acquisizione di Anima Holding attraverso un’OPA che scadrà il 4 aprile. Finora, le adesioni hanno superato la soglia del 50%, ma il vero nodo da sciogliere è l’approvazione del cosiddetto “Danish Compromise” da parte della BCE.
Questa clausola, già utilizzata in passato da altre banche europee, permetterebbe a UniCredit di contabilizzare in modo più favorevole le sinergie dell’acquisizione, riducendo l’impatto sul capitale. Secondo un’analisi di UBS“l’approvazione è ancora in sospeso e l’incertezza regna sovrana”. Gli esperti della banca svizzera ipotizzano due scenari:
1. Se il compromesso venisse approvato, il valore di Banco BPM potrebbe salire del 5-10%, grazie a un possibile miglioramento delle condizioni dell’OPA.
2. In caso di rifiuto, invece, si potrebbe assistere a un calo del 3-8%, con UniCredit costretta a rivedere al ribasso la sua offerta.
Equita SIM aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: “Se l’OPA dovesse saltare, gli azionisti di Banco BPM rischiano più di quelli di UniCredit”, ha scritto in una nota analitica.

La posizione del sindacato: “La politica può bloccare tutto”
A complicare il quadro ci sono le dichiarazioni di Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il principale sindacato del credito. “Nelle scalate bancarie, la politica gioca sempre un ruolo decisivo”, ha avvertito Sileoni il 25 marzo. “Su cinque operazioni ostili, tre vanno in porto, ma due finiscono nel pantano. E quando entrano in gioco gli interessi locali, i tempi si allungano e gli ostacoli si moltiplicano”.
Un chiaro riferimento al possibile intervento di enti regionali o del governo, che potrebbero opporsi a un’eccessiva concentrazione nel settore bancario italiano.

I numeri di Borsa e le prossime scadenze
Nonostante le incertezze, i titoli bancari hanno chiuso in forte rialzo il 25 marzo:
Banco BPM: +2,14%
UniCredit: +3,29% (miglior performer del FTSE MIB)
Tutti gli occhi sono ora puntati su tre appuntamenti:
1. L’assemblea di UniCredit (27 marzo), che dovrà approvare l’aumento di capitale per l’OPA.
2. La decisione della BCE sul “Danish Compromise”, attesa entro fine mese.
3. La chiusura dell’OPA su Anima (4 aprile).

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