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Nata la più grande area di libero scambio del mondo (senza gli USA)

- di: Brian Green
 
Nata la più grande area di libero scambio del mondo (senza gli USA)
Per Joe Biden è forse, tra le tante che si troverà a dovere affrontare non appena l'attuale inquilino della Casa Bianca si deciderà ad accettare il risultato delle elezioni presidenziali americane, la grana economica che rischia di creargli più problemi, almeno all'inizio del suo mandato.

Si tratta dell'accordo che quindici Stati della regione Asia-Pacifico hanno siglato, sotto il mantello protettivo della Cina, per creare quella che diventerà la più grande area di libero scambio al mondo. Un accordo - la cui sigla è Rcep - che però non vede la presenza degli Stati Uniti che pure sul Pacifico, nell'era di Obama, avevano puntato. Il Recp, secondo gli analisti, è destinato a diventare il più grande accordo commerciale al mondo in termini di prodotto interno lordo. Rappresenterà, infatti, il 30% dell'economia mondiale e la stessa percentuale di popolazione mondiale, raggruppando un potenziale mercato di due miliardi e duecento milioni di consumatori.

L'accordo, che avrà l'effetto di ridurre le tariffe in molti settori commerciali - è stato siglato dai 10 Stati dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) - Indonesia, Thailandia, Singapore, Malesia, Filippine, Vietnam, Birmania, Cambogia, Laos e Brunei - dalla Cina, dal Giappone, dalla Corea del Sud, dall'Australia e dalla nuova Zelanda. Nuova Zelanda.
I commenti al raggiungimento di una intesa tra i 15 firmatari dell'accordo sono tutti improntati a soddisfazione. A partire dalla Cina, che sarà aiutata a ridurre la dipendenza dai mercati esteri e dalla tecnologia.

Il patto entrerà in vigore una volta che un numero sufficiente di Paesi partecipanti lo ratificherà a livello nazionale entro il termine fissato per i prossimi due anni. Tra i firmatari dell'accordo c'è la significativa assenza dell'India, che è uscita dai negoziati nel novembre dello scorso anno. Ma gli altri Paesi dell'Asean sono disponibili ad una ripresa della trattativa: la nostra porta rimane aperta per l'India, hanno detto.
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