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Antitrust contro Meta: WhatsApp AI nel mirino

- di: Bruno Legni
 
Antitrust contro Meta: WhatsApp AI nel mirino
L’Autorità amplia l’inchiesta sulle nuove clausole Business e sulla spinta all’IA su WhatsApp.

È corsa contro il tempo nel mercato digitale: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha ufficialmente ampliato il procedimento istruttorio nei confronti di Meta Platforms, puntando i riflettori sulle nuove condizioni d’uso del servizio business di WhatsApp e sull’integrazione delle sue funzioni di intelligenza artificiale. La novità, secondo l’Autorità, potrebbe modificare profondamente le regole del mercato degli AI-chatbot.

Cosa contesta l’Antitrust

Le condizioni contrattuali aggiornate del “WhatsApp Business Solution Terms”, entrate in vigore il 15 ottobre 2025, sarebbero strutturate in modo da escludere dalla piattaforma le imprese concorrenti a Meta AI nel mercato dei servizi di chatbot intelligenti.

Secondo l’AGCM, tali clausole e l’integrazione dell’assistente AI dentro WhatsApp rischiano di limitare la produzione, lo sviluppo tecnico e gli sbocchi di mercato per gli operatori concorrenti, con un impatto negativo sui consumatori. In termini giuridici, ciò potrebbe configurare un abuso di posizione dominante, in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE).

L’Autorità teme che la dominante posizione di WhatsApp — radicata tra decine di milioni di utenti italiani — possa rendere molto difficile il passaggio a servizi alternativi, consolidando così la situazione di monopolio.

Le contromosse di Meta e lo sdegno degli oppositori

Meta, da parte sua, respinge “con forza” le accuse, sostenendo che l’API di WhatsApp “non è stata progettata per essere utilizzata con chatbot di intelligenza artificiale” e che l’aggiornamento non incide sulle aziende che già usano i suoi servizi per assistenza e comunicazione clienti.

Intanto associazioni dei consumatori — tra cui Codacons — avvertono che la questione riguarda milioni di utenti italiani e potrebbe avere «ricadute negative dirette» sulla loro libertà di scelta. Alcuni politici plaudono all’iniziativa, definendola un passo importante contro i colossi che “aggirano le regole”.

Perché la posta in gioco è alta

Questa indagine segna un passaggio critico nella regolamentazione del mercato digitale in Italia — e per estensione in Europa. Se l’AGCM decidesse per misure cautelari, potrebbe condizionare la strategia di Meta e aprire la porta a servizi concorrenti in un settore fino a oggi quasi monopolizzato.

Il caso va visto anche in un contesto più ampio: con l’avvento dell’Digital Markets Act (DMA), l’Unione Europea ha già posto le basi per una maggiore concorrenza e trasparenza nel mercato delle piattaforme digitali. Se l’Italia dovesse imporre restrizioni a Meta, si creerebbe un precedente destinato a pesare su tutto il comparto tech continentale.

Cosa succede ora

L’AGCM ha reso noto che valuta anche l’adozione di misure cautelari (ex art. 14-bis della legge 287/1990), nel caso l’attuale assetto risulti troppo lesivo per la concorrenza.

Nei prossimi giorni sarà decisivo monitorare le mosse dell’Autorità: un eventuale intervento potrebbe mutare radicalmente le regole del gioco per l’IA in Italia, e non solo. Per Meta, sul tavolo c’è la revisione di una strategia globale che punta sull’integrazione tra ecosistema WhatsApp e IA.

In ogni caso, questa inchiesta rappresenta un banco di prova fondamentale per la capacità dei regolatori europei di contenere il dominio delle Big Tech, promuovendo concorrenza, trasparenza e tutela dei consumatori in un mercato digitale che cresce senza sosta.

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