Ambrosetti​ Innosystem ​Index​ 2023: Italia nelle retrovie dell’innovazione

- di: Barbara Bizzarri
 
L’Italia ha ancora molta strada da fare in quanto a capacità di produrre innovazione, ovvero un fattore di crescita e competitività di un sistema-Paese, che contribuisce anche al benessere della società e allo sviluppo sostenibile e duraturo e, sul piano globale, si colloca mestamente nelle retrovie, al quartultimo posto fra 22 Paesi per quanto riguarda l’ecosistema dell’innovazione e ancora distante da Paesi come Regno Unito, Austria, Francia e Germania. È quanto emerge dai dati desunti dall’Ambrosetti Innosystem Index 2023, contenuto all’interno dell’Innotech Report realizzato dalla Innotech Community di The European House - Ambrosetti e presentato nel corso della due giorni del Technology Forum 2023 che si è conclusa oggi a Stresa.

Ambrosetti InnosystemIndex2023: Italia nelle retrovie dell’innovazione

L’indice ha confrontato 22 Paesi ad alta performance innovativa prendendo in considerazione i dati degli ultimi tre anni disponibili (2019-2021) mediante l’analisi di 18 indicatori. l'Italia si classifica quartultima tra questi Paesi per capacità di innovazione, con diverse aree di eccellenza, soprattutto nella qualità della ricerca scientifica, dove è quarta in classifica, ma con parecchi ritardi negli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo, nel sistema di Venture Capital, nella capacità di attrarre investimenti e talenti e sviluppare il capitale umano a disposizione. Secondo gli analisti, per colmare il gap con le nazioni più avanzate, è necessario avvicinare gli investimenti in innovazione all'obiettivo definito dalla Commissione Europea (3% del Pil), fermare la fuga dei cervelli (14.000 ricercatori emigrati all'estero fra 2008 e 2019), definire una governance unitaria della ricerca, promuovere le competenze Stem e puntare sul trasferimento tecnologico, cioè il passaggio della conoscenza dalla ricerca alle imprese. L'index ha anche confrontato 242 regioni a livello europeo stilando una classifica degli ecosistemi regionali più virtuosi. E la regione italiana più in alto in classifica è la Lombardia (31sima), seguita da Emilia Romagna (52esima) e Provincia Autonoma di Trento (63esima) mentre le regioni del Sud appaiono molto in ritardo, nella parte bassa della classifica. A livello globale guidare la classifica c’è Israele con un punteggio di 6,1 (su una scala da 1 a 10), che ha guadagnato ben cinque posizioni in classifica, passando dal 6° posto in classifica dell’Aii 2020 al primo nell’Aii 2023, seguito da USA (5,8 punti) e Regno Unito (5,7). L’Italia si trova nelle posizioni di retrovia, precisamente in 19a posizione, con un punteggio pari a 4: in leggera crescita (+0,07) rispetto all’Aii 2020 ma senza variazioni in classifica. Peggio dell’Italia, solo Spagna (3,8), Lettonia (3,7) e Grecia (3,5). 

Per gli analisti, il nostro Paese sconta in particolare "scarsa capacità di sviluppare un ambiente attrattivo per investimenti e nuovi talenti", scendendo per attrattività dell’ecosistema al 20° posto, e per risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, ambito in cui è solo 18ª. Notevole, invece, il quarto posto per efficienza e qualità della ricerca accademica, con oltre 33mila citazioni ogni 1.000 ricercatori, ma c’è ancora margine di miglioramento per tradurre questa eccellenza scientifica in valore economico e industriale.

Per la prima volta, inoltre, l’analisi scende ancora più nel dettaglio con l’Ambrosetti Regional Innosystem Index (Arii), che ha valutato le performance dell’innovazione di 242 regioni europee, incoronando i territori scandinavi come quelli con performance più positive. Per quanto riguarda l’Italia, nel rapporto si sottolinea il divario tra le regioni del Nord, con, ad esempio, la Lombardia al 31° posto in classifica e indicata come migliore in Italia, e quelle del Mezzogiorno, che risultano tra le worst performer a livello europeo, con la Calabria che occupa la 186a posizione all’interno della classifica. In generale, le regioni italiane mostrano delle performance "inferiori rispetto a quanto registrato dalla media del campione europeo, in particolare nettamente inferiori rispetto alle domande di brevetto". 

Valerio De Molli, Managing Partner & Ceo di The European House - Ambrosetti, sottolinea che "dall’Indice emerge un’Italia con grandi potenzialità che tuttavia fatica a costruire un ecosistema dell’innovazione valorizzante. È invece più che mai necessario cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie e governare la trasformazione digitale, così da perseguire uno sviluppo sostenibile".

"Nonostante la quartultima posizione, l’Italia spicca infatti per la capacità dei ricercatori italiani di produrre eccellenza scientifica a livello mondiale, ma rivela criticità nel tradurre questa eccellenza attraverso la registrazione di brevetti, nonché di sviluppare un ambiente attrattivo per investimenti e nuovi talenti e di stimolare sinergie collaborative tra università e imprese" evidenzia Molli. Il rapporto, secondo Molli, "fornisce una serie di proposte programmatiche per guidare le scelte di policy maker e stakeholder per sostenere l’ecosistema dell’innovazione italiano: serve creare una governance unitaria per il sistema ricerca, così da avanzare decisi con il Pnrr, valorizzando le risorse a disposizione per massimizzare il potenziale di innovazione dell’Italia, investendo su Ricerca&Sviluppo per fermare la 'fuga di cervelli' e creando meccanismi virtuosi che aiutino a tradurre i risultati della ricerca in innovazione".

Tra le proposte per sostenere il futuro dell’innovazione in Italia tanto da favorire le scelte dei policy maker e dei principali stakeholder, quella di agire sull’ecosistema imprenditoriale, semplificando le procedure burocratiche e offrendo ad imprenditori e investitori un quadro economico-giuridico chiaro. Poi, serve incentivare lo sviluppo del Venture Capital come volano per la crescita con vocazione internazionale delle imprese. L’Italia presenta ancora un gap importante rispetto agli altri Paesi europei: nel 2022 sono stati effettuati investimenti per circa 1.179 milioni di euro, pari a l’1% degli investimenti effettuati in Europa.

Inoltre, è stato rilevato che più della metà delle aziende italiane ha difficoltà a reperire risorse con adeguate skills e si stima che entro il 2026 debbano essere formati oltre 2 milioni di occupati con competenze digitali di base per stare al passo con le necessità del mercato. È urgente definire nuovi programmi per l’insegnamento delle competenze digitali lungo tutto il percorso di formazione, intervenendo già nei primi anni di scuola, ma anche favorire la crescita del numero degli iscritti agli istituti tecnico superiori (ITS), dove rafforzare i percorsi ad hoc dedicati al digitale

Nelle Università bisogna potenziare le lauree professionalizzanti anche prevedendo nuovi percorsi di studio con elementi legati alla transizione digitale ed ecologica, mentre nel mondo del lavoro serve definire meccanismi di aggiornamento continuo delle competenze dei lavoratori basate sull’apprendimento permanente (Lifelong Learning).

Proprio con l’intento di costruire la competitività europea di domani e di offrire ai giovani un futuro professionale di qualità, aperto all’Europa e al mondo, The European House - Ambrosetti ha scelto di supportare il talento contribuendo al progetto di scambio formativo e professionale “Mobilità italo- francese ITS-BTS”, coordinato dalla Fondazione Istituto Tecnico Superiore Lombardo per le Nuove tecnologie Meccaniche e Meccatroniche (ITS Lombardia Meccatronica).

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