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Il mondo e l'Italia provano a cambiare verso

- di: Giuseppe Castellini

Un “chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In tal modo, ed è questo il carattere fortemente innovativo dell’Agenda, viene definitivamente superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo”.
Lo evidenzia l’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), nata il 3 febbraio del 2016 su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (approvata dalle Nazioni Unite il 25 settembre 2015) e per mobilitarli allo scopo di realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’Alleanza riunisce attualmente oltre 220 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile. 
Una definizione ottima di sviluppo sostenibile, quella dell’ASviS, che esprime bene il fil rouge di questo numero di “Italia Informa”. Sostenibilità, appunto, non è solo una questione ambientale - che ha tuttavia un forte peso all’interno della Sostenibilità - ma anche economica e sociale. E poi, a ben guardare, i tre elementi - Sostenibilità ambientale, economica e sociale, si tengono l’uno con l’altro, perché dove non c’è l’uno in genere non ci sono neppure gli altri.
È in-Sostenibile, ad esempio, non solo un’azienda che non si cura del proprio impatto ambientale - e che non fa quanto necessario per ridurlo - ma anche un’azienda che guarda solo al profitto immediato e, nel farlo, non realizza gli investimenti necessari che rendono il business appunto ‘sostenibile’ nel medio-lungo periodo (compresa la formazione dei collaboratori), o che attua disuguaglianze di genere, o che di fatto dà vita a forme di discriminazione e così via. Una realtà Sostenibile, insomma, o lo è a tutto tondo, o non lo è. Essere Sostenibili, in altre parole, è non solo rispettare l’ambiente, ma anche essere un valore aggiunto per il territorio - piccolo o vasto, o addirittura vastissimo che sia - contribuendo a far crescere il ‘capitale sociale’, non a sottrarlo.
Non a caso nell’Agenda 2030 varata dalle Nazioni Unite e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 Target e oltre 240 indicatori da raggiungere entro il 2030, tutti i Paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito. Ciò vuol dire che ogni Paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’Onu. L’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura.
Un evento storico, l’Agenda 2030, sotto diversi punti di vista. Con ciascun Paese che viene valutato periodicamente in sede Onu e dalle opinioni pubbliche nazionali e internazionali.
L’Agenda non ha solo raccolto, ma rilanciato e potenziato le crescenti domande dei cittadini del mondo in tema di Sostenibilità, che sta entrando sempre più nei programmi delle Istituzioni a ogni livello (internazionale, nazionale e locale) con iniziative concrete. Un diverso modello di sviluppo che sta penetrando, con i cittadini sempre più sensibili che trasferiscono questa sensibilità nelle proprie scelte di consumo e di giudizio in termini reputazionali delle Istituzioni e delle imprese. A cominciare dal mondo della finanza, in cui un modello totalmente sganciato dalla Sostenibilità, quello del profitto a breve e a ogni costo, ha prodotto la crisi finanziaria più grave del dopoguerra – scoppiata negli Usa e propagatosi in tutto il mondo – che ha determinato sul terreno dell’economia reale la Grande recessione.
La pressione sempre più forte dell’opinione pubblica e dei regolatori ha fatto sì che, ad esempio, oggi siano a rischio licenziamento da parte degli azionisti (e in non pochi casi è già avvenuto) i manager che guardano solo al breve periodo (magari per incassare i ricchi bonus), senza costruire modelli sostenibili di business. Su questi aspetti il giudizio non solo dei regolatori, ma soprattutto dei cittadini, diventa sempre più penetrante. La ‘reputation’ sul fronte Sostenibilità (a tutto tondo) è diventata infatti un fattore di competitività aziendale fondamentale. Oggi - e lo sarà sempre di più nel prossimo futuro - chi non contribuisce a creare ‘capitale sociale e ambientale’ perde anche quello economico.
Questo numero di “Italia Informa” vuole presentare una rassegna di aziende fortemente impegnate sul tema della Sostenibilità in modo concreto. Dalla lettura degli articoli e dalle interviste, dai riferimenti alle azioni svolte e a quelle in programma, la nostra Rivista offre ai lettori l’opportunità di toccare con mano come le cose stiano cambiando - e per non pochi sono già cambiate - e l’accelerazione fortissima sul tema, anzi sui temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Il quadro generale in Italia, come testimonia il Rapporto IsvaS 2019 alla luce del costante monitoraggio previsto da Agenda 2030, mostra delle luci ma anche molte ombre rispetto ai 17 Obiettivi tracciati dall’Agenda stessa. Si rilevano miglioramenti in nove aree: salute, uguaglianza di genere, condizione economica e occupazionale, innovazione, disuguaglianze, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e consumo, qualità della governance e pace, giustizia e istituzioni solide e, infine, cooperazione internazionale. In due aree, educazione e lotta al cambiamento climatico, la situazione rimane sostanzialmente invariata. Al contempo però si registra un peggioramento per le rimanenti sei aree: povertà, alimentazione e agricoltura sostenibili, acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari ed ecosistemi terrestri.
C’è, insomma, molto da lavorare. E al 2030 mancano solo 11 anni.

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