Usa: rallenta l'economia nel primo trimestre, ma le prospettive sono positive

- di: Redazione
 
L'economia statunitense ha registrato una contrazione nei primi tre mesi dell'anno e deve far fronte alle minacce dell'inflazione elevata e dell'aumento dei tassi di interesse. Ma questo non attenua l'ottimismo degli economisti negli Usa, che prevedono un ritorno alla crescita per il resto del 2022 sulla base della forza del mercato del lavoro e della spesa dei consumatori.

L'economia Usa rallenta con prospettive ottimistiche

Il primo calo trimestrale del prodotto interno lordo da quando la pandemia ha colpito nel 2020 - pari al 4,1 per cento su base annua - per gli analisti non è probabilmente un preludio alla recessione.
Due, secondo il rapporto del Dipartimento del Commercio reso noto ieri, i fattori chiave del declino dell'economia statunitense nell'ultimo trimestre. Il primo riguarda le importazioni, che sono aumentate di quasi il 20% poiché gli americani hanno speso molto in beni di produzione straniera, mentre le esportazioni sono diminuite di quasi il 6% (in coincidenza con il calo della crescita all'estero), un ampliamento del disavanzo commerciale che ha sottratto 3,2 punti percentuali dal PIL.

In secondo luogo le aziende avevano accumulato forti scorte prima della stagione degli acquisti natalizi dell'anno scorso, quando temevano la carenza di forniture legate alla pandemia. Quindi si sono rifornite più lentamente all'inizio del 2022, intaccando il PIL di 0,8 punti percentuali. Di conseguenza, la produzione totale di beni e servizi della nazione è scesa di gran lunga al di sotto del tasso di crescita annuale del 6,9% nel quarto trimestre del 2021.

Comunque, a sostenere la spesa delle famiglie è stato l'aumento dei salari, mentre quello dei profitti ha spinto gli investimenti delle aziende.
Il mercato del lavoro rimane molto solido, con il tasso di disoccupazione che, al 3,6%, è quasi al minimo degli ultimi 50 anni, mentre i salari sono in costante aumento. Nel trimestre gennaio-marzo, poi, le imprese e i consumatori hanno aumentato la spesa a un tasso annuo del 3,7% dopo l'adeguamento per l'inflazione. Gli economisti considerano queste tendenze un indicatore migliore della forza fondamentale dell'economia rispetto all'ultimo dato sul PIL.

Ma il panorama generale non è immune da preoccupazioni. Le interruzioni della catena di approvvigionamento in Cina, combinandosi con il perdurare della pandemia e la guerra in Ucraina, stanno contribuendo a un aumento dell'inflazione. In marzo i prezzi sono aumentati dell'8,5% rispetto all'anno precedente, l'aumento più veloce degli ultimi quattro decenni.
I deboli risultati del primo trimestre contrastano con il robusto rimbalzo dell'anno scorso dalla pandemia, che è stato in parte alimentato da ingenti aiuti governativi e tassi di interesse estremamente bassi. Con la fine dei controlli di stimolo e di altri supporti governativi, la spesa dei consumatori è rallentata rispetto al ritmo vertiginoso della prima metà dello scorso anno.

Il rapporto sul PIL ha mostrato che i consumatori stanno adeguando i loro modelli di spesa mentre la pandemia attenua le sue conseguenze e i costi più elevati per cibo e gas si ripercuotono sui bilanci delle famiglie.
Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha anticipato i piani per una rapida serie di aumenti dei tassi per combattere l'aumento dei prezzi. La Fed aumenterà il suo tasso chiave a breve termine di mezzo punto percentuale la prossima settimana, il primo aumento così ampio dal 2000. Sono previsti almeno altri due aumenti di mezzo punto, il doppio del più tipico aumento di un quarto di punto. alle successive riunioni della Fed.
Il Magazine
Italia Informa n° 3 - Maggio/Giugno 2022
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