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Dalle urne ai concerti: l’appello delle pop star al voto

- di: Claudia Loizzi
 
Dalle urne ai concerti: l’appello delle pop star al voto

L’idea di chiamare Chiara Ferragni come testimonial degli Uffizi, in tempi non sospetti, alla fine non era poi un’idea sbagliata. A seguito di quella campagna nei giorni successivi, polemiche a parte, i dati relativi agli ingressi hanno registrato fino al 27% di giovani sotto ai 25 anni, in più al museo.

Una strategia vincente. Perché non adottare il medesimo metodo per invogliare i giovani a partecipare alle votazioni europee di giugno?

Dalle urne ai concerti: l’appello delle pop star al voto

È stato l’appello del vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas in questo caso a Taylor Swift e in questo caso pure gratis et amore Dei: "Nessuno è in grado di mobilitare i giovani quanto i giovani. Taylor Swift a settembre ha lanciato un appello sui social media ai giovani americani perché si registrassero per votare. Il giorno dopo il suo post, 35.000 giovani americani si erano registrati per votare. Il prossimo 9 maggio, Giornata dell'Europa, Taylor Swift sarà in concerto a Parigi. Spero faccia lo stesso appello per i giovani europei e spero che qualcuno del suo team media ci stia seguendo e le trasmetta la nostra richiesta". Queste le parole del vicepresidente in una conferenza stampa a Bruxelles.

Sulla stessa scia la Commissione Ue sta pensando seriamente di mobilitare una serie di star che possa far avvicinare i cittadini, giovani, alle elezioni europee di giugno.

Tra i nomi, in primis i Måneskin, ma ci sono anche la cantante spagnola Rosalía, quella belga Angèle e il cantautore belga Stromae. Tutti nomi molto noti ai giovani europei e che potrebbero convincerli a votare alle prossime elezioni.
L'affluenza alle elezioni del Parlamento europeo è storicamente bassa, con profonde differenze tra i Paesi. Nel 2019 si è attestata al 50,66%, superando per la prima volta la soglia del 50% dal 1994. L'aumento, secondo un sondaggio di Eurobarometro, è dovuto in gran parte alla partecipazione dei giovani. Da questo anno in alcuni paesi come Germania, Malta, Austria e Belgio si potrà votare già dai 16 anni.

Da sempre parte - piccola parte - della musica e dello sport, ha avuto anche una valenza politica. Dal Live Aid dell’85 che ha visto protagonisti nomi del calibro dei Queen, alle iniziative degli U2 a sostegno di battaglie politiche in diversi paesi del mondo. In quegli anni 80/90 tutto partiva dalle stesse pop star che si facevano carico di impegni politici.

Differentemente da quegli anni, è la politica che chiede aiuto alle pop star…vale la proprietà transitiva?

Fa riflettere che la politica si appelli alle star, quando negli anni 70 erano i giovani a pretendere di essere protagonisti della scena politica. Erano loro per primi a organizzare scioperi, manifestazioni e momenti di aggregazione. E ugualmente i giovani partecipavano ai grandi concerti come quello indimenticabile di Woodstock che univa le grandi star alla parte più vivace dei giovani politicamente orientati.

Oggi la sensazione è un generale disimpegno sociale e politico, sostenuto quasi esclusivamente da esigue tasche di giovani preoccupati per i cambiamenti climatici come il movimento guidato da Greta Thunberg.  Ma tutte queste rivendicazioni non hanno ad esempio portato i partiti green al governo, tranne qualche eccezione. Che significato dare a questa mancanza di risultati? Che i giovani che protestano poi non hanno una grande incidenza al momento del voto oppure non vanno proprio a votare perché non si riconoscono nella politica? Questo scollegamento tra giovani e politica cerca di essere colmato dai rappresentanti delle istituzioni chiamando le uniche persone nelle quali i giovani ripongono ancora fiducia, i loro idoli, le pop star.

Magari va bene, è il segno dei tempi che cambiano, ma c’è forse da chiedersi una cosa: se sono le pop star che devono chiamare a raccolta i giovani, qualcuno sa dire quale sia il pensiero politico di Taylor Swift?

Comunque, anche se funge da mero megafono, è il risultato che conta. Se questo può aiutare a coinvolgere i giovani nelle scelte politiche comunitarie, ben venga. Chissà, tra 50 anni, quando si andrà a votare, si riceverà in cambio un biglietto per un concerto.

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