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Taxi, l’Italia non può più aspettare: via il corporativismo

- di: Giuseppe Castellini, Direttore Editoriale di Italia Informa
 
Taxi, l’Italia non può più aspettare: via il corporativismo
Occhiuto scuote il sistema: “protesta anacronistica”, serve mercato libero.
 
(Foto: fila di persone in attesa di un taxi).

Ieri resterà come la giornata in cui il Paese si è guardato allo specchio: città rallentate, stazioni e aeroporti paralizzati, cittadini in coda mentre il servizio taxi si fermava per difendere un modello che non regge più. La mobilità moderna corre con app, prezzi dinamici e concorrenza; l’Italia, invece, continua a inciampare in un corporativismo che protegge pochi e penalizza milioni di utenti.

La linea più netta è arrivata dal presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, che ha inchiodato la protesta alle sue contraddizioni: “La protesta dei tassisti è anacronistica: quando si riforma un settore lo si fa per migliorare i servizi nell’interesse dei cittadini e dei consumatori, non per difendere lo status quo”. È una frase che pesa come un macigno perché dice l’essenziale: o si cambia, o si resta indietro.

Le file interminabili davanti alle stazioni e agli aeroporti sono la fotografia di un sistema chiuso. In un Paese normale l’utente apre un’app, trova un’auto in pochi minuti, paga un prezzo trasparente e riceve una ricevuta digitale. In Italia, troppo spesso, si aspetta al freddo o sotto il sole, sperando che una licenza si liberi. È questa l’efficienza che vogliamo difendere?

I tassisti parlano di concorrenza sleale e di algoritmi opachi. Ma la risposta non può essere bloccare il servizio: deve essere regolare il mercato rendendolo davvero aperto, con controlli seri su sicurezza, tasse e diritti dei lavoratori, e con l’accesso di nuovi operatori che aumentino l’offerta e riducano i tempi di attesa.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato un tavolo di confronto. “È giusto che ognuno rivendichi ciò che ritiene”, ha detto. Ma ora serve un passo in più: non una mediazione al ribasso, bensì una riforma coraggiosa che riconosca il valore delle piattaforme digitali come strumenti di efficienza e trasparenza, non come nemici da demonizzare.

Anche le associazioni dei consumatori hanno parlato chiaro. Codacons e Unione Nazionale Consumatori hanno denunciato uno sciopero che colpisce direttamente chi viaggia e lavora, chiedendo un tavolo che includa taxi, Ncc e utenti per ridisegnare il trasporto non di linea. L’obiettivo è semplice: più concorrenza, più qualità, prezzi più giusti.

La modernizzazione non è un capriccio: è una necessità. Un sistema aperto spinge gli operatori a migliorare, innova i servizi, premia chi lavora bene e punisce chi abusa. Continuare a proteggere barriere artificiali significa solo prolungare le code, aumentare i costi e tenere il Paese in una bolla fuori dal tempo.

Come ha ricordato Roberto Occhiuto, “negare l’evidenza dei fatti non serve”. L’evidenza è sotto gli occhi di tutti: le app funzionano, i cittadini le usano, il mondo va in quella direzione. L’Italia deve scegliere se essere normale o restare prigioniera delle sue corporazioni. 

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