La nostra biblioteca: "Si accettano colpevoli" di Francesco Arienzo - Un Tanguy in salsa napoletana

- di: Redazione
 
Cosa ci può essere di più sconvolgente, per un uomo-ragazzo, che ha costruito la sua vita sull'ordine, sulla routine, sulla ripetizione di gesti e riti, che ritrovarsi, all'improvviso senza alcuna certezza?
È questo quel che accade a Fortunato Terracotta (più che un nome e un cognome, un manifesto programmatico...), protagonista di ''Si accettano colpevoli'', romanzo d'esordio di Francesco Arienzo. Fortunato non solo deve abbandonare quelle abitudine nelle quali si ritrovava magnificamente e che gli consentivano di stare bene, ma anche lasciare i luoghi delle sue certezze. Che non derivano certo dai suoi genitori che, giunti quasi alla fine del cammino e prima che la malattia li costringa a cancellare i sogni, mandano all'aria il passato, vendendo tutto quel che è loro, compresa l'abitazione dove Fortunato celebrava la sua religione fatta di gesti sempre eguali a loro stessi.

La nostra biblioteca: "Si accettano colpevoli" di Francesco Arienzo - Un Tanguy in salsa napoletana

Compresa anche la cartoleria - creata da un nonno - di cui il protagonista doveva essere l'erede e che gli viene sfilata sotto gli occhi, perché, per andare a vivere tra hippies avanti con gli anni, il padre e la madre vendono anche quella. Quindi addio alle sicurezze, addio al maniacale mettere in ordine gli articoli della cartoleria, con tutto esattamente al suo posto, persino seguendo un percorso mentale in cui due oggetti dello stesso colore non possono che stare vicini. Ma, accidenti, senza più la cupola protettiva dei genitori, senza potersi alzare dal letto seguendo una liturgia che ai più apparirebbe a un passo da profondi problemi psichici, Fortunato Terracotta si chiude alle spalle il passato e si trasferisce in un piccolo centro, dove deve ricostruire la sua vita, a partire da sé stesso.
E non basta essere costretto a ripensare (e abbandonare) i vecchi cliché, perché a complicare una vita che prima scorreva nell'alveo di quella che, per tutti, ma non per lui, sarebbe la noia assoluta, ci si mette anche un cadavere che manda all'aria i birilli ordinati della sua esistenza.

''Si accettano colpevoli'' (Mondadori Electa - pag.264 - euro 18.90), opera prima di Francesco Arienzo, a di là di presentarsi e forse anche essere un noir, è una piccola positiva sorpresa perché regala un personaggio - il protagonista - che sembra avere le potenzialità per imporsi e, quindi, dare il via ad una saga di cui essere un filo conduttore, che unisce l'ambientazione (vi si respira la napoletanità ad ogni pagina), la trama (un omicidio inaspettato, inspiegabile, terribilmente complicato), l'umorismo. Ma il romanzo è soprattutto un viaggio, come direbbe Mogol, a fari spenti nell'esistenza apparentemente tranquilla eppure emozionalmente disturbante di un giovane uomo che, come il suo ''collega'' francese Tanguy, non vede altro di importante che non sia compreso tra i muri di casa e gli scaffali della sua cartoleria.
La trama potrebbe essere anche scontata - il novellino che deve scoprire il colpevole -, ma l'estrazione da umorista di Arienzo la rende gradevolissima, rimandando a quello che, oramai, deve essere considerato il filone partenopeo del genere noir. Che può essere cupo (il commissario Ricciardi), quasi violento (i bastardi di Pizzofalcone), ma anche divertente (l'avvocato Malinconico) quando non addirittura ilare (come il Salvatore Cannavacciulo di ''Mi manda Picone'').

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