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Produzione industriale in calo: segnali di crisi profonda per il sistema produttivo italiano

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Produzione industriale in calo: segnali di crisi profonda per il sistema produttivo italiano
La produzione industriale italiana registra un'altra battuta d’arresto, confermando la criticità della situazione economica. Secondo i dati Istat relativi a ottobre 2024, il comparto produttivo non mostra segni di ripresa: su base mensile la produzione è rimasta invariata, mentre su base annua si è registrato un calo del 3,6%, che porta a ventuno i mesi consecutivi di contrazione.

Produzione industriale in calo: segnali di crisi profonda per il sistema produttivo italiano

La CGIL parla di “una crisi ormai sistemica”, mentre Confcommercio sottolinea “l’urgenza di interventi per scongiurare effetti a lungo termine sul tessuto economico e sociale del Paese”.

I numeri della crisi

I dati evidenziano una stagnazione su base congiunturale, ma il vero allarme arriva dal confronto annuale. Tra i settori, l’energia (+1,7%) e i beni di consumo (+1,5%) offrono una tenue crescita, mentre beni strumentali (-0,2%) e beni intermedi (-1%) continuano a soffrire. Nel trimestre agosto-ottobre 2024, il calo complessivo è stato dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti.

Tra i comparti più penalizzati si segnalano la produzione di mezzi di trasporto (-16,4%), il settore del coke e prodotti petroliferi raffinati (-15,9%) e l’estrazione mineraria (-12,4%). Al contrario, settori come alimentare, bevande e tabacco (+3,7%) e altre industrie manifatturiere (+1,5%) dimostrano una relativa resilienza.

“La fase di difficoltà è chiara e non riguarda solo il comparto industriale, ma l’intero sistema produttivo. È necessario agire subito con misure strutturali per rilanciare la competitività del Paese”, avverte Confcommercio, che sottolinea come il calo della produzione sia ormai un fenomeno diffuso e trasversale.

Per la CGIL, i ventuno mesi consecutivi di calo rappresentano un segnale inequivocabile della crisi sistemica che il Paese sta vivendo. “Non si tratta più di una fase di difficoltà temporanea: siamo davanti a una crisi profonda e strutturale. L’industria italiana ha bisogno di un piano straordinario per il rilancio della manifattura, della ricerca e dello sviluppo, accompagnato da investimenti per la transizione energetica e digitale”, dichiara il sindacato in una nota ufficiale.

Il sindacato critica inoltre l’assenza di una strategia organica di politica industriale, sottolineando come questa crisi metta a rischio non solo la competitività delle imprese ma anche il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. “Senza un intervento deciso, il Paese rischia di perdere ulteriormente terreno nei confronti dei principali competitor europei”, avverte la CGIL.

Il quadro delineato da Istat, Confcommercio e CGIL è chiaro: l’Italia si trova in una fase critica che richiede una risposta coordinata. Mentre alcuni settori mostrano segnali di resistenza, la contrazione diffusa e prolungata mina il tessuto produttivo del Paese.

Confcommercio propone interventi immediati per rafforzare i settori trainanti e stimolare quelli in crisi, richiamando il governo a elaborare misure strutturali e incentivi per le imprese. “Non possiamo permetterci di perdere ulteriori pezzi del nostro sistema produttivo, perché questo avrebbe conseguenze devastanti sul piano economico e sociale”, sottolinea l’associazione.

Di fronte a questa situazione, la sfida è duplice: da un lato, tamponare le emergenze; dall’altro, promuovere una visione di lungo termine che consenta di rilanciare l’industria italiana. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il governo e le istituzioni sapranno raccogliere questa sfida.
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