I prezzi del carrello continuano a pesare sulle famiglie e il tema torna al centro dell’attenzione istituzionale. Dopo un aumento complessivo del 24,9% in quattro anni per i prezzi alimentari, l’Antitrust accende un faro sulla Gdo e avvia un’indagine che punta a chiarire cosa succede nel punto più delicato della filiera: il rapporto tra distributori finali e fornitori. È lì, sottolinea l’Autorità, che si gioca una partita decisiva sia per la redditività delle imprese a monte sia per l’andamento dei prezzi al consumo. In altre parole: quanto viene riconosciuto ai produttori e quanto paga il consumatore finale dipende anche da come si esercita il potere contrattuale nella fase di scambio.
Prezzi alimentari +24,9% in 4 anni: l’Antitrust indaga sulla Gdo
L’Antitrust definisce questo passaggio “uno snodo cruciale” perché influenza la remunerazione dei fornitori e, di conseguenza, la sostenibilità economica di tutta la filiera agro-alimentare. Ma incide anche direttamente sul livello dei prezzi sugli scaffali. L’obiettivo dell’indagine è approfondire le dinamiche concorrenziali e capire se e in che modo l’organizzazione degli acquisti nella grande distribuzione possa determinare effetti sui prezzi finali. In un mercato dove la domanda dei consumatori resta sotto pressione, la trasparenza sulle leve che orientano listini e promozioni diventa una variabile chiave.
Il nodo del potere d’acquisto: cooperative, centrali e supercentrali
Uno dei punti centrali riguarda le modalità con cui le catene della Gdo esercitano il proprio potere di acquisto, anche attraverso “diverse forme di aggregazione non societaria”, come cooperative, centrali e supercentrali. Sono strutture che, aumentando la massa critica negli acquisti, possono rafforzare la posizione negoziale dei distributori nei confronti dei fornitori. È un elemento che può incidere sui margini lungo la catena e, di riflesso, sulle scelte industriali a monte, soprattutto per i produttori più piccoli o meno strutturati.
Trade spending e servizi di vendita: quanto pesano sui fornitori
L’Autorità intende approfondire anche un altro meccanismo rilevante: la richiesta ai fornitori, da parte delle catene distributive, di corrispettivi per l’acquisto dei servizi di vendita. Nel mirino ci sono pratiche legate, ad esempio, all’inserimento in assortimento, alle modalità di collocamento a scaffale, alle promozioni, al lancio di nuovi prodotti, fino al cosiddetto trade spending. È una voce che può diventare determinante nei conti dei fornitori e che, secondo l’impostazione dell’Antitrust, merita un’analisi specifica per valutare effetti su concorrenza e formazione dei prezzi.
Private label: cresce il peso dei marchi del distributore
Altro tema chiave è il crescente rilievo dei prodotti a marchio del distributore, le cosiddette Private Label. L’Antitrust osserva che la gestione degli acquisti e la vendita dei servizi ai fornitori, insieme all’approvvigionamento e al posizionamento delle private label, rappresentano una leva strategica di competizione tra operatori della Gdo. E incidono “direttamente sulle dinamiche di formazione dei prezzi finali”. In pratica, la scelta di spingere o meno un prodotto, di metterlo in promozione o in una posizione più visibile, può orientare i consumi e ridisegnare gli equilibri tra brand industriali e marchi della distribuzione.
L’Autorità ricorda infine che i temi legati all’esercizio del potere d’acquisto delle catene distributive hanno un rilievo concorrenziale proprio perché toccano il cuore della competizione “a valle” e la determinazione del prezzo pagato dai consumatori. I soggetti interessati possono inviare contributi o osservazioni entro il 31 gennaio.