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Plusvalenze da trasformazione societaria, il Fisco chiarisce: tassazione al 26%

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Plusvalenze da trasformazione societaria, il Fisco chiarisce: tassazione al 26%

La trasformazione societaria, da sempre terreno complesso nelle dinamiche fiscali, torna al centro del dibattito. Con una recente presa di posizione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le plusvalenze che emergono da operazioni di questo tipo saranno tassate con un’imposta sostitutiva pari al 26%. Una scelta che uniforma il trattamento a quello già previsto per i redditi da capitale e per le plusvalenze finanziarie, portando maggiore certezza in un ambito in cui in passato non sono mancati dubbi e contenziosi.

Plusvalenze da trasformazione societaria, il Fisco chiarisce: tassazione al 26%

Il punto cruciale riguarda i beni che, a seguito della trasformazione, escono dalla sfera dell’attività d’impresa e diventano patrimonio estraneo alla funzione aziendale. È il caso, ad esempio, di immobili o partecipazioni che, passando da una società di capitali a una società di persone o a una società semplice, non sono più destinati a fini produttivi. In questi casi il valore normale del bene viene confrontato con il valore contabile o fiscale e la differenza positiva costituisce plusvalenza da assoggettare al prelievo.

La logica del 26%
Il riferimento all’aliquota del 26% non è casuale. È la stessa che già si applica agli altri redditi finanziari, dalle cessioni di partecipazioni ai guadagni derivanti da titoli. La volontà del legislatore è chiaramente quella di semplificare e uniformare, superando frammentazioni che in passato hanno creato incertezza. Per le imprese questo significa poter programmare meglio le operazioni straordinarie, valutando con precisione l’impatto fiscale delle scelte di riorganizzazione.

Gli effetti sul tessuto economico
L’imposizione al 26% non è priva di conseguenze. Da un lato offre alle società un quadro normativo più chiaro, capace di ridurre i margini di discrezionalità interpretativa. Dall’altro può incidere sul valore complessivo delle operazioni, soprattutto in un momento in cui molte imprese ricorrono a fusioni e trasformazioni per fronteggiare le sfide del mercato. Non è escluso che il nuovo regime finisca per alimentare discussioni sul valore normale dei beni o sulla tempistica delle operazioni, aprendo nuovi spazi di confronto tra contribuenti e amministrazione.

Una direzione precisa
Il messaggio è netto: la trasformazione societaria non può essere usata come strumento per ridurre il carico fiscale in modo disallineato rispetto ad altre forme di plusvalenza. L’allineamento al 26% restituisce coerenza al sistema e si inserisce in una strategia di progressiva semplificazione. Per le imprese italiane, alle prese con scenari competitivi complessi e con costi di produzione in crescita, la chiarezza normativa è un elemento essenziale per pianificare scelte industriali e finanziarie. Ma resta la consapevolezza che il peso fiscale di certe operazioni potrà condizionare tempi e modalità di future ristrutturazioni.

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