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Olio toscano in affanno: raccolto al lumicino e frantoi in difficoltà

- di: Marta Giannoni
 
Olio toscano in affanno: raccolto al lumicino e frantoi in difficoltà
Olio toscano in affanno: raccolto quasi scomparso e frantoi in difficoltà
Coldiretti suona l’allarme: quantità al lumicino, ma la qualità resiste… con fatica.

Olio di Pistoia, tra emergenza climatica e conti in rosso

La campagna olearia 2025 in Toscana – e in particolare nella provincia di Pistoia – si annuncia drammatica. Secondo le associazioni di categoria, anche negli scenari migliori il raccolto potrebbe fermarsi attorno a una frazione dell’annata media. Le cause sono ormai note: temperature elevate, siccità, mosca olearia e l’alternanza fisiologica tra annate “piene” e “vuote”.

“Per molte aziende non sarà economicamente sostenibile procedere alla raccolta delle olive e dunque alla produzione di olio”, ha avvertito Coldiretti Pistoia, sottolineando come in numerosi casi i costi di raccolta possano superare i ricavi in un mercato già teso.

È un’annata straordinaria… ma era il 2024

Il ridimensionamento non è però uniforme. “Il calo era fisiologico dopo il boom dello scorso anno: alcune aree stanno tenendo”, ha osservato Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio di tutela dell’olio Toscano IGP. In varie zone – soprattutto dove l’inverno è stato più clemente e la difesa fitosanitaria più tempestiva – la qualità resta elevata, pur in un contesto di scarsità di prodotto.

Dati nazionali tra contrazione e resilienza

Lo scenario italiano conferma la contrazione significativa dei volumi rispetto alle migliori annate recenti. In molte regioni del Centro-Sud la resa per ettaro risulta ridotta, con impatti immediati sui frantoi, che si trovano a gestire minori conferimenti e una maggiore incidenza dei costi fissi. Nonostante ciò, in diversi territori la filiera ha difeso standard organolettici elevati grazie a raccolte mirate e a una molitura più ravvicinata.

Clima ostile e strategie di resistenza

Il cambiamento climatico sta riscrivendo i calendari dell’olivo. Ondate di calore, stress idrico e parassiti mettono sotto pressione gli oliveti e impongono una gestione più tecnica: reti antimosca, monitoraggio con trappole intelligenti, irrigazione di soccorso, potature leggere per mitigare l’alternanza produttiva, scelta di cultivar più resilienti e investimenti in innovazione agronomica. Molti frantoi stanno inoltre riorganizzando i turni per mantenere tempi di molitura più brevi, così da preservare profumi e componenti fenoliche.

Prospettive future

La filiera concorda su un punto: servono politiche di sostegno rapide e mirate – dai crediti d’imposta per l’efficientamento idrico ai contributi per la difesa fitosanitaria avanzata – insieme a campagne di educazione del consumatore sulla stagionalità e sul valore dell’extravergine di qualità. Il 2025 rischia di essere un test severo, ma anche un’occasione per accelerare la transizione verso un’olivicoltura più resiliente e ad alto contenuto tecnico.

Se le precipitazioni autunnali e le temperature di fine stagione aiuteranno, la tenuta qualitativa potrà restare il biglietto da visita dell’olio toscano, mentre i prezzi potrebbero riflettere la scarsità di offerta. Per i produttori pistoiesi, l’equilibrio tra sostenibilità economica e standard elevati sarà la vera partita nei prossimi mesi.

Annata olearia complessa in Toscana

Quantità ridotte, conti sotto pressione, qualità difesa con tenacia: così si presenta l’annata olearia in Toscana. La sfida è già iniziata nei campi e nei frantoi. Perché l’extravergine resti identità e lavoro, servono decisioni rapide, investimenti e competenze diffuse lungo tutta la filiera.

 

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