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Pilgrimage of Russian art. Vaticano e Russia uniti sotto il segno dell'arte

- di: Francesco d'Alfonso
Pilgrimage of Russian Art. From Dionysius to Malevich” non può essere considerata esclusivamente una mostra, piuttosto un evento, di quelli che lasciano il segno non solo nell’ambito della programmazione artistica capitolina, ma anche e soprattutto nella cultura che lega mondi e civiltà apparentemente distanti.
L’esposizione vaticana, curata da Arkadi Ippolitov, Tatyana Udenkova e Tatyana Samoilova, ha infatti un obiettivo ambizioso: presentare il messaggio culturale e spirituale dell’arte russa nel cuore del mondo cristiano occidentale. In questa prospettiva, la scelta del Braccio di Carlo Magno quale spazio espositivo risulta particolarmente rilevante, perché il maestoso ambiente collega il Colonnato del Bernini alla Basilica di San Pietro, sancta sanctorum della spiritualità, dell’arte e della storia europea. V.G.Perov, “Troıka”. apprendisti trasportano l’acqua (galleria statale Tret Jakov)
Aperta al pubblico lo scorso 20 novembre, “Pilgrimage of Russian Art” conclude il ciclo aperto dall’esposizione “Roma Aeterna. I capolavori della Pinacoteca Vaticana. Bellini, Raffaello, Caravaggio” che, tra il 2016 e il 2017, ospitò nella Galleria Nazionale Tretyakov di Mosca ben quarantadue capolavori della collezione permanente della Pinacoteca Vaticana. Se allora fu un prestito senza precedenti, oggi, in linea e a prosecuzione di quel dialogo proficuamente avviato, la pinacoteca moscovita risponde con altrettanta generosità inviando in Vaticano cinquantaquattro capolavori – molti dei quali mai usciti prima dalle loro abituali sedi – provenienti dalla stessa celebre Galleria e da altri musei russi.
«La bellezza crea ponti, avvicina culture diverse e rende tutti fratelli – ha dichiarato la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta –. La felice collaborazione artistica fra il Vaticano e la Russia continua oggi con la realizzazione di uno scambio, un ponte appunto, che permette ai tanti visitatori del Vaticano e non solo di ammirare la grande pittura russa di oltre sei secoli».
I.E.Repın, processione nel governatorato di Kursk (galleria statale Tret Jakov)I capolavori sono inseriti all’interno di un percorso espositivo elegante ma semplice, che ben si adatta alla magnifica architettura berniniana e ne rispecchia la solennità.
«Abbiamo deciso di mettere l’accento sul profondo legame che unisce la pittura di icone e il realismo russo dell’Ottocento – chiarisce Zel’fira Tregulova, direttrice generale della Galleria Treytakov –. Passando in rassegna l’arte russa da Dionisij a Maleviˇc, anziché seguire una noiosa linea cronologica, abbiamo preferito mettere a confronto le opere in base ad analogie inattese ma evidenti».
Solo all’apparenza così lontane e diverse, quindi, le opere esposte raccontano di come la storia dell’arte russa, in tutte le sue epoche, sia stata sempre segnata dai medesimi codici culturali e spirituali. Così “L’apparizione di Cristo al popolo” di Alexander Ivanov si trova accanto alle icone “Battesimo” e “Trasfigurazione”, entrando in relazione con la “Trinità” di Paisius, che vi è esposta di fronte. Il “Dolore inconsolabile” di Ivan Kramsky è opposto all’icona “Non mi singhiozzare, Madre” e il suo “Cristo nel deserto” si trova accanto al “Cristo nella segreta”, una scultura lignea settecentesca di Perm; “La vita è ovunque” di Nikolay Yaroshenko è adiacente alla “Madonna di Kykkos” di Simon Ushakov, richiamando la forma e il colore dell’icona e, in un certo senso, la sua composizione ritmica. L’icona di Solvychegodsk “La visione di Eulogio” è collocata di fronte al dipinto “Oltre l’eterna pace” di Isaac Levitan, mentre il cinquecentesco “Giudizio universale” si trova accanto al “Quadrato nero”, dipinto da Kazimir Malevich i primi anni del secolo scorso.V.V. Kandınskıj, mosca. la piazza rossa (galleria statale Tret’Jakov) «La pittura di icone continua a esistere anche nell’Ottocento e nel Novecento - spiega Zel’fira Tregulova - e fa parte della realtà russa, influisce sulla sua vita In te si rallegra, XVI secolo (galleria statale Tret’Jakov) spirituale. Proprio le immagini delle icone, così familiari ai russi fin dall’infanzia, hanno determinato il loro modo di intendere ogni genere di figurazione. Lo sguardo russo - conclude la direttrice della Galleria moscovita - desidera sempre cogliere il significato metafisico, al di là dei confini del visibile».
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