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Cresce il PIL, aumentano i prezzi, le famiglie tagliano le spese: dov'é l'errore?

- di: Redazione
 
Cresce il PIL, aumentano i prezzi, le famiglie tagliano le spese: dov'é l'errore?
Al netto degli squilli di tromba che s'odono arrivare dal governo ogni qual volta si parla di economia nazionale, in forte crescita, anzi in una crescita maggiore del previsto, dopo il tracollo dovuto alla pandemia, c'è da chiedersi se viviamo in un mondo tutto luce, fiori e profumi, oppure ci stiamo regalando una visione della realtà artefatta e, quindi, pericolosa.
È una considerazione che può apparire frutto del solito pessimismo cosmico che ci condiziona da un paio d'anni a questa parte, con il manifestarsi dell'emergenza sanitaria. E invece a sostenerla sono i dati dell'Istat, che riferiscono come a novembre le vendite al dettaglio abbiano registrato dei cali (dello 0,4% in valore e dello 0,6% in volume), soprattutto quelle che riguardano un indicatore molto importante, quale i beni alimentari che hanno registrato forti contrazioni (-0,9% in valore e -1,2% in volume). La crescita delle vendite in comparti non legati all'ordinarietà della vita quotidiana non altera il timore che deriva dall'interpretazione dei dati, che mostrano una realtà in cui i dati macroeconomici possono pure essere incoraggianti, ma non tali da sgombrare il cielo del nostro futuro economico da nubi nere e pesanti, gravide di imminenti temporali.

Cresce il PIL, aumentano i prezzi, le famiglie tagliano le spese: dov'é l'errore?

A fare da sponda alle paure della gente comune è il quadro dei prezzi che cresce con evidenza, a conferma di una inflazione che appare oggi fuori controllo. È, certamente, un fenomeno che riguarda anche altri Paesi (a cominciare dagli Stati Uniti, che avevano perso, come d'altra parte anche noi, la consuetudine a confrontarsi con esso), ma che in Italia sembra essere considerato qualcosa con cui dovere convivere, avendo dimenticato i tempi quando la spirale crescente dei prezzi divorava in modo crescente e costante un potere d'acquista che si depauperava a velocità non sostenibile. Certo siamo ben distanti dal buco nero di altri Paesi (Sud America e Medio Oriente in prima fila), ma non per questo possiamo esultare o sentirci al sicuro.

Da questo governo, ammettiamolo, ci siamo sempre attesi molto. O, per essere sinceri fino in fondo, ci siamo attesi troppo, sopravvalutando la capacità taumaturgica di cui abbiamo accreditato Mario Draghi. Ma la macroeconomia è una bestia difficile da domare, se non si hanno gli strumenti giusti, ma soprattutto capaci di fermare la belva dell'aumento incontrollato della spirale dei prezzi. Molte associazioni stanno commentando i dati dell'Istat come ci si aspettava, sapendo che i numeri non sarebbero stati tranquillizzanti. Una reazione normale, forse anche composta, davanti ad una situazione che, purtroppo, è ancora in una fase di incertezza, con il tempo che però sembra volgere al brutto. Perché quei pochi centesimi che si vedono crescere sul prezzo di un bene cui non si può rinunciare possono non indurre a paura. Ma sommandoli e poi, sommandoli ancora, sono la misura di una pressione che le famiglie rischiano di non potere sopportare, a fronte di una dinamica salariale che, mai come in questi anni, non è immobile, ma anzi ha visto diminuire la propria capacità di spesa. Il governo non può bearsi dei grandi numeri della nostra economia a fronte di un costante aumento dei prezzi non di beni voluttuari, ma di quelli che garantiscono una vita normale.

O, come nel caso delle spese energetiche, che diano la possibilità di andare in pareggio dei conti a fine mese, almeno questo, anche se il rischio di dovere attingere alle ''riserve'' - quindi al risparmio - è sempre in agguato, con la possibilità concreta che divenga certezza. Non si può chiedere agli italiani - dopo il salasso psicologico affrontato in queste mesi di pandemia - di affrontare un'altra stagione di privazioni. Perché se crescono i prezzi la risposta della famiglia - la sola arma che rimane - è la rinuncia. Ridurre la spesa per i beni irrinunciabili, come sono quelli alimentari, non è una sconfitta per gli ottimisti che avevano stappato lo champagne leggendo che il Pil sarebbe aumentato del 6 per cento, ma per chi, davanti a questi dati, ha celebrato una vittoria che è solo per i grandi protagonisti della nostra economia.
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